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A Udine e dintorni ci sono molte persone che avrebbero bisogno di un buon insegnante di diritto e che non sanno nemmeno dove stia di casa la deontologia professionale

La coltellata di Alberto di Caporiacco

La coltellata di Alberto di Caporiacco

In questi giorni sta imperversando una stucchevole polemica su un sms inviato dal vicesindaco di Udine CARLO GIACOMELLO (PD) al presidente dell’Udinese FRANCO SOLDATI. Il messaggino ricevuto da SOLDATI sarebbe stato poi girato da questi (evidentemente assai più abile nell’accumulo di cariche, pubbliche e private che nel pigiare le dita nel modo giusto sullo smartphone) per sbaglio a un bel po’ di gente, così venuta a conoscenza del messaggino inviato a SOLDATI dal GIACOMELLO.

Insomma, un bel casino. Il problema però è un altro. Ormai in Italia (e Udine non fa eccezioni) tutti sono abituati a muoversi in totale spregio delle leggi e in totale disprezzo dell’altrui persona. Le comunicazioni interpersonali di qualsiasi tipo, infatti, restano per legge dominio riservato di mittente e destinatario e nessuno può renderle pubbliche, pena la lesione addirittura di una norma costituzionale sulla libertà e segretezza della corrispondenza.

Ovviamente quando i padri costituenti scrissero la Carta, c’erano solo le comunicazioni epistolari (ma già esisteva il telefono). Tuttavia la giurisprudenza costante stabilisce che ci si debba riferire a qualsiasi tipo di comunicazione qualificabile come ‘corrispondenza’, ossia qualcosa che abbia un mittente e un destinatario.

Passando dal caso GIACOMELLO-SOLDATI, arriviamo ad un altro dove c’è sempre di mezzo, manco a dirlo, MARCO BELVISO.

Quest’ultimo ha recentemente alluso alla mia persona, senza aver avuto il coraggio fisico e intellettuale di scrivere i miei nomi e cognomi. BELVISO è uno di quelli che ha bisogno di un almeno discreto insegnante di diritto. Non si rende conto, il nostro, di avere inguaiato due o tre ragazze che subiranno le conseguenze del suo agire.

E’ il caso, molto brevemente, di ripercorrere quanto accaduto, sempre con una premessa informatico-giuridica.

Esiste, come è noto, il social network FACEBOOK. Esistono impostazioni ‘privacy’ che ognuno può tarare a suo modo. Un esempio: se io voglio che soltanto i miei ‘amici’ mi inviino messaggi, riceverò gli stessi solo da loro. Resteranno bloccati alla fonte quelli dei ‘non amici’.

Orbene, lo scrivente – impegnato nell’organizzazione di un talk show giornalistico ma con parti di spettacolo e con una certa esperienza professionale alle spalle in entrambi i campi, non foss’altro per essere stato assessore alla cultura a Udine e aver qui portato una band di sfigati come i PINK FLOYD – ha contattato personalmente alcune ragazze inviando un messaggio su Facebook. Messaggio che deve essere tecnicamente considerato alla stregua di una e-mail. Riesci a leggerlo in tempo reale soltanto se sei: a) connesso a internet; b) oltre ad essere connesso a internet, devi essere proprio in quel momento su Facebook. Delle tre ragazze contattate, tutte tre hanno tempestivamente risposto. Erano quindi connesse in quel preciso momento a Facebook. Tutte e tre sono poi risultate essere piuttosto intime del summenzionato BELVISO. Due di queste tre hanno entusiasticamente accettato il casting, mentre una ha motivatamente declinato.

Fin qui nessun problema. Ma l’accaduto (la mia ‘corrispondenza’ con le suddette) è stata portata da queste all’orecchio di BELVISO che, indossando panni di censore ‘perbenista’ quantomeno inopportuni se pensiamo a quelli che sono i suoi normali comportamenti come uomo, mi ha tacciato – senza peraltro nominarmi – come MOLESTATORE. Ovviamente mi sono identificato come il bersaglio del Belviso-pensiero, uscendo coraggiosamente allo scoperto.

Esiste addirittura un messaggino inviatomi da BELVISO in cui questi si dichiara in possesso di quanto io ho scritto alle ragazze. Chissà, magari un magistrato potrebbe persino considerarlo come un velato tentativo di estorsione. Il contenuto del dialogo con le ragazze è stato da me immediatamente reso pubblico, nulla avendo da nascondere, ma il problema è un altro. Le ragazze, fornendo a BELVISO copia del dialogo, hanno violato una norma costituzionale ponendo in atto una condotta penalmente perseguibile.

Ma fin qui ancora nulla, perché quel simpatico bietolone di BELVISO ci ha dedicato un post su IL CORSARO DELLA SERA, rendendo dunque di dominio pubblico la condotta ‘contra legem’ delle ragazze. Insomma le amiche di BELVISO sono state da lui stesso inguaiate. Non solo: ma o le ragazze hanno falsamente detto di essere state molestate (e il contenuto innocentissimo dei dialoghi le inchioda), oppure BELVISO ha ingigantito il tutto, inventandosi la molestia.

Ho dato a BELVISO tempo fino alle 9 di lunedì 29 dicembre 2014 per ricomporre la vicenda in manera bonaria stringendo un accordo opportuno soprattutto per lui, ma BELVISO pare indulgere in un comportamento borioso, ritenendo di essere evidentemente superiore al sottoscritto. Mi dispiace, ma dovrò varcare la soglia di via Lovaria 8 e provvedere a presentare un esposto in cui mi rincrescerà accusare le maldestre tre amiche di BELVISO di aver violato una norma costituzionale, rendendo noto a terzi il perfettamente lecito e innocente contenuto di una conversazione.

BELVISO, insomma, oltre ad aver dimostrato di non avere coraggio, è persino riuscito a inguaiare tre simpatiche ragazze. E ha sempre più bisogno di un discreto insegnante di diritto. Da queste colonne lo sfido pubblicamente a querelarmi avendogli io dato del coniglio. Per parte mia ho 90 giorni di tempo per querelarlo a mia volta avendomi lui dato del molestatore. La differenza? Che lui sia coniglio è manifesto avendo alluso a me in un post senza aver avuto il coraggio di evidenziare le mie generalità (e poi è lui a dire a SOLDATI che getta il sasso e nasconde la mano…), che io sia un molestatore è totalmente smentito dal contenuto dei dialoghi tra sottoscritto e tre amiche di BELVISO.

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