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Vaticano S.p.a. di Gianluigi Nuzzi. Da un archivio segreto emerge una realtà fatta di soldi, trame, documenti cifrati, tangenti, denaro sporco…

di CARLO MUSCATELLO
Fate in modo che i seguaci del Poverello di Assisi non leggano mai questo libro. Potrebbero restarne turbati, feriti, scossi nella loro genuina fede. “Vaticano S.p.A.” di Gianluigi Nuzzi (ChiareLettere, pagg. 280, euro 15) , sottotitolo “Da un archivio segreto la verità sugli scandali finanziari e politici della chiesa”, da questo punto di vista è una vera bomba. Parla di soldi (tanti soldi: miliardi di lire, milioni di euro), trame, documenti cifrati, tangenti, denaro sporco, conti intestati al solito Andreotti… Autentici schiaffi alle tante donne e ai tanti uomini di chiesa che vivono con poco e portano carità e conforto a chi ne ha bisogno. Nuzzi, com’è nato questo libro? «Nell’inverno 2007/08 sono stato contattato da alcune persone vicine a monsignor Renato Dardozzi, che mi hanno mostrato l’archivio del prelato. Dardozzi, oltre a cancelliere dell’Accademia Pontificia delle Scienze, consigliere dei diversi Segretari di Stato degli anni ’90, era uno dei pochissimi italiani ammesso, tra diversi stretti collaboratori polacchi di Wojtyla, al pranzo del giovedì». Che ruolo aveva? «Seguiva e cercava di “aggiustare” le vicende finanziarie e giudiziarie che coinvolgevano la Chiesa, a partire dall’Ambrosiano, raccordandosi con avvocati, il presidente dello Ior, la banca del Papa, la superiore gerarchia». Il suo archivio? «Mi sono trovato di fronte a un’enorme quantità, oltre 4 mila documenti tutti inediti che arrivavano dalle segrete stanze dei Palazzi Apostolici e dello Ior, l’Istituto per le opere di religione, la banca del Papa. Dieci anni di storia delle finanze porpora che non potevano essere racchiuse in un’inchiesta per Panorama, il settimanale per il quale lavoro. Così è nata l’idea del libro». Come è entrato in possesso dei documenti? «Non è stato semplice. La fiducia non si conquista in pochi incontri. Ma ha prevalso la volontà di rendere pubblico l’archivio espressa da Dardozzi prima di morire nel 2003. Così i documenti sono stati scannerizzati e trasferiti in diverse casseforti in Italia. Per il trasferimento e per la mia sicurezza ho preferito farmi seguire da una guardia del corpo. Nel libro, evitando inutili toni anticlericali, si affrontano infatti questioni oscure come la tangente Enimont, che segnò Mani pulite, e i soldi che sarebbero finiti a Bernardo Provenzano e Totò Riina secondo il j’accuse di Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito». Perchè Dardozzi ha voluto che l’archivio diventasse pubblico? «Dalle lettere e dai documenti emerge la sua profonda amarezza quando nel ’99 non gli viene riconosciuta l’intermediazione sulla vendita di Villa Schifonia a Firenze. Dardozzi contava di costituire un vitalizio a una ragazza che aveva adottata e che, portatrice di handicap, viveva attaccata alle macchine in ospedale. È questo rifiuto che lo libera da qualsiasi remora e lo porta a rendere pubblico ogni segreto: dal movimento Lumen Christi che nel ’95 ottenne 8,2 milioni di dollari dallo Ior per organizzare una fantomatica lotteria nazionale in Sudamerica, fino allo Ior parallelo, una ragnatela di conti correnti occulti gestiti dall’ex segretario di monsignor Marcinkus, Donato de Bonis». Si parla di tanti soldi. «Tra il 1989 e il ’93 sui 17 conti dello Ior parallelo transitano oltre 310 miliardi di lire, ovvero circa 275 milioni di euro di oggi. Un terzo delle somme vengono movimentati in contanti. Abbiamo quindi accrediti e depositi per oltre 110 miliardi. A questi conteggi bisogna aggiungere le movimentazioni in titoli di Stato per altri 135-200 miliardi. Insomma una quantità di denaro impressionante che veniva smistato in Italia e all’estero con un’attività frenetica bancaria. Angelo Caloia, il presidente dello Ior, quando inizia a emergere la portata dello Ior parallelo istituisce una commissione segreta per scoprire le dimensioni del fenomeno. E scrive persino a don Stanislao Dziwisz per informare il Santo Padre…». Tangenti, denaro sporco: come si conciliano con l’immagine del Vaticano? «Non si conciliano con la stragrande maggioranza di chi, impegnato nella Chiesa in ogni angolo del mondo, fa opere di bene e di carità. E infatti il libro racconta della guerra fatta di congiure e trappole, di scontro aperto tra le anime diverse della Santa Sede tra chi voleva chiarezza e trasparenza e chi manovrava nell’ombra». Andreotti, ancora una volta, non ci fa una bella figura. «Il conto sul quale aveva potere di firma era intestato a “Fondazione Cardinale Francis Spellman”, quello dei Ferruzzi si chiamava “San Serafino”, poi c’era quello delle Ancelle della Divina Provvidenza di Bisceglie, che curavano i malati di mente e in banca avevano 55 miliardi. Insomma, lo Ior parallelo proteggeva conti di ogni tipo: o riferiti a leader politici o a congregazioni insolitamente benestanti. Sul conto Spellman con firma Andreotti, De Bonis accredita in pochi anni 26,4 milioni di euro di oggi. In contanti». Da dove arrivavano tutti quei soldi? «È un mistero. Di certo dal conto escono i soldi per pagare il difensore del senatore, le spese per suoi convegni, persino contributi a prelati dei Paesi dell’est Europa e diplomatici. Il libro ricostruisce tutta la movimentazione del conto sino a quando esplode lo scandalo Enimont e dalla Santa Sede vengono date risposte fuorvianti ai magistrati di Milano per evitare che il Pool scoprisse che parte di quei soldi, di quelle tangenti erano passate proprio sul conto dell’allora candidato al Quirinale». Il ruolo di Marcinkus? «Nel libro affronto il dopo Marcinkus, racconto i misfatti dei suoi eredi legittimi e naturali che hanno raccolto il testimone dall’arcivescovo americano per creare una “banca nella banca” per ogni esigenza». La vita politica italiana com’è stata condizionata da questa situazione? «Nel libro si racconta anche dell’inchiesta Sofia sul progetto portato avanti da settori del Vaticano di costituire il “Grande Centro”, ovvero un partito politico che doveva raccogliere l’eredità della Balena Bianca e mettere nell’angolo le nuove forze politiche della Seconda Repubblica». L’Italia si libererà mai dall’influenza del Vaticano? «Conoscere permette a ciascuno di noi di meglio analizzare e comprendere ciò che accade». Ha avuto delle reazioni? «Il silenzio del Vaticano, i “non ricordo” di Andreotti, l’indifferenza di qualche collega ma, soprattutto, la voglia di sapere della gente. Dopo pochi giorni in libreria siamo già in ristampa». Come mai il libro non esce per Mondadori? Eppure “Panorama” ha fatto un’ampia anticipazione… «C’era l’accordo per dare l’esclusiva a “Panorama”. Il mio agente ha contattato le case editrici e individuato in Chiarelettere quella “tagliata su misura” per un saggio di questo tipo». Pensa che l’editore di “Panorama” sarà imbarazzato? «La ringrazio di questa malizia. Ma “Panorama” ha dedicato sei pagine a una notizia, altri fanno finta che questo archivio non esista».

(rassegna stampa Il Piccolo)

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