Udine. Guerra al rumore, ma i giovani sono pronti a difendere le loro notti
RASSEGNA STAMPA
FONTE MESSAGGERO VENETO
VENERDÌ, 14 AGOSTO 2009
Pagina 1 – Udine
Dopo la parata organizzata in aprile con centinaia di manifestanti scesi nelle vie del centro di Udine, si lavora a una replica in settembre
Giovani pronti alla sfilata-bis per difendere le loro notti
Dopo la chiusura del Borgat, il movimento protesta anche sul web: decine e decine i commenti
Sono scesi in piazza già una volta per dire «no alle chiusure indiscriminate dei locali che stanno trasformando il centro in un museo» e difendere il loro «diritto alla socialità e al divertimento». E adesso sono pronti a rifarlo. Tanto che a settembre il gruppo “Giovani da Udine” potrebbe organizzare una nuova sfilata per le vie del centro. Dopo la chiusura del Borgat, sul web il dibattito sui locali del centro si è di nuovo infiammato con decine e decine di commenti di studenti universitari e clienti che parlano di proibizionismo e chiedono più libertà nel rispetto di quelle altrui. Il messaggio insomma è uno solo: bar e residenti possono (e devono) convivere.
«Lo dicevamo già nei mesi passati – dice il consigliere comunale del Pd, Alessandro Oria che ha fatto parte del comitato organizzatore della parata del 18 aprile di quest’anno –, il regolamento comunale non c’entra nulla con le chiusure, quello nuovo è stato appena approvato e non ha certo modificato il quadro. Si deve pensare ad altro, a un cambiamento culturale che rompa questo dilagante neoproibizionismo, facilitato magari da un vero patto di cittadinanza, promosso dall’amministrazione comunale, che consenta di contemperare gli interessi in conflitto».
Tra i gruppi di Facebook più attivi, oltre a “Udine viva per il diritto alla socialità” che ha 519 membri e in passato ha promosso la parata raccogliendo più di duemila adesioni virtuali e circa 500 reali, c’è anche il gruppo “Ora basta Udine vuole e deve vivere” promosso da Marco Belviso della Rosa bianca che può contare su 938 membri. Il tema dei dibattiti è uno solo: evitare che i locali vengano chiusi senza nemmeno ricevere prima un avviso o una multa «come è accaduto al Barcollo e al Borgat». Ma l’elenco, secondo i giovani, è molto più lungo.
«Ricordate il No Fun, il Savio, lo Zoo – dicono i Giovani da Udine-? Si potrebbe continuare a lungo. Con essi scompare un pezzo di città, una parte importante in una città che si vorrebbe universitaria e dinamica, restringendo le occasioni di socialità, di divertimento, di svago, d’incontro. Peggiorando insomma le nostre vite, senza contare i riflessi delle chiusure sull’occupazione di tanti giovani (e non) lavoratori e sulla ricchezza complessiva della città». (c.r.)
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