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Quando al disabile è negata la possibilità di entrare in chiesa. Troppe barriere architettoniche

RASSEGNA STAMPA

FONTE MESSAGGERO VENETO

MARTEDÌ, 08 SETTEMBRE 2009

Pagina 3 – Udine

 

La protesta delle associazioni dei disabili. Chiandetti (Uildm): disattenzione verso le nostre richieste

 

«Troppe barriere nelle chiese: una su due non ha le rampe»

di LUANA DE FRANCISCO

Sagrati sprovvisti di rampe d’accesso per i disabili, montascale malfunzionanti e neppure un bagno attrezzato per i disabili: recarsi in chiesa, per i portatori di handicap di Udine, è tutt’altro che facile. Secondo un censimento della sezione provinciale Unione italiana lotta distrofia muscolare, più della metà delle chiese cittadine risulta inaccessibile. I progetti di adeguamento, in diversi casi, ci sono già, ma per realizzarli la Curia ha bisogno di soldi e autorizzazioni. Tanti, trattandosi di edifici vecchi secoli di storia. E così, domenica dopo domenica, partecipare alla messa e agli altri riti religiosi, per i fedeli in carrozzella, era e resta un’impresa.

Lo sa bene Giuseppe Pella, uno dei tanti disabili arcistufi di ritrovarsi la strada sbarrata da scalini e porte troppo strette anche quando la meta è la casa del Signore. «Sono anni – scrive in una lettera indirizzata al nostro giornale – che io, come tutti i parrocchiani che si trovano nelle mie condizioni, non posso partecipare alle funzioni religiose. In questi giorni – aggiunge – ho notato i lavori sulla scalinata principale di accesso al Tempio ossario. Chiesa che, sul retro, ha un montascale che non ha mai funzionato, anche perchè ubicato in luogo non idoneo. Vorrei sapere – conclude – se il sindaco ha deciso di precludere l’accesso ai disabili».

Il caso del Tempio ossario è emblematico. «Uno dei tanti esempi di quello che non si dovrebbe fare – afferma Innocentino Chiandetti, vicepresidente dell’Uildm –. Posizionare servoscale, cioè pedane elevatrici applicate alla parete, finisce spesso per risultare inutile o perchè non funzionano, oppure perchè c’è comunque bisogno dell’aiuto di qualcuno addetto al loro utilizzo». Molto più semplice e pratico, secondo l’Uildm, prevedere rampe fisse a lato delle scalinate. Ma la strada sembra ancora lunga e tutta in salita. «Dai dati in nostro possesso – continua Chiandetti –, su 44 chiese monitorate, soltanto 19 sono quelle fruibili da persone in carrozzella. E appena quattro quelle dotate di bagno per disabili. Decisamente poche – continua – anche rispetto ai dati sull’accessibilità dei luoghi pubblici, dagli uffici ai bar, dove la percentuale si ferma al 45 per cento. Sappiamo bene che la fede non si ferma neppure davanti alle barriere architettoniche, ma siamo altrettanto convinti che chiunque, se lo desidera, debba sentirsi libero di entrare in un luogo di culto. E non essere costretto a restarne fuori. Purtroppo – conclude – nei confronti di queste problematiche, i responsabili delle chiese hanno spesso dimostrato disattenzione».

Qualcosa, comunque, ha cominciato a muoversi. E il restyling del duomo ne è la prova. «A furia di insistere – afferma Chiandetti –, la cattedrale è stata dotata di una rampa. Il bagno, però, non c’è ancora e il campanile resta inaccessibile». La meglio riuscita, invece, è una chiesa di recente costruzione: si trova a San Domenico, vicino al Villaggio del Sole, ed è una delle uniche quattro con bagno. «Nel progetto – osserva il vicepresidente dell’Uildm –, l’ingegner Alberto Caroncini ha badato a porre tutto su un unico piano, superando così anche il problema dell’altare, finalmente accessibile anche ai preti disabili e a tutti coloro che desiderano salire per le letture».

Sensibile alle difficoltà quotidianamente patite da chi, anche in città, è costretto a muoversi in carrozzella, pure l’Associazione nazionale mutilati e invalidi civili ha più volte sollecitato interventi di miglioramento. «Non ultimi – afferma il presidente Roberto Trovò – quelli per la sistemazione dei marciapiedi che portano alle chiese: spesso sconnessi, pieni di buche e con i pali della luce piazzati nel bel mezzo della strada».

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