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Lettera aperta al Nuovo Presidente della Repubblica (di Stefano Cecotti)

AL NUOVO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Caro neo-Presidente,

non conosco ancora il suo nome, se è stato eletto con il concorso di voti del mio partito (Forza Italia) e neppure quale sia il suo passato. Non so dunque se dovermi rallegrare o meno della sua elezione. Di certo le dimissioni di Napolitano hanno rappresentato la fine di una presidenza segnata da pesanti responsabilità e ombre. Confido, quindi, di rivolgermi a Presidente migliore di quello che ci ha lasciato.

Con questa fiducia vengo a scriverle, da giovane italiano impegnato in politica, per parteciparle convinzioni, attese e speranze.

Non ci si può nascondere la profonda crisi economica che colpisce il nostro Paese, crisi testimoniata dai diversi rilevatori economici e denunziata dai più autorevoli istituti di ricerca. In questi ultimi anni segnati dalla crisi, l’Italia ha visto riesplodere il dramma della disoccupazione, specie giovanile, e del fallimento di molte, troppe aziende.

Il suo predecessore, Giorgio Napolitano, innanzi alla sofferenza di disoccupati, sotto-occupati, cassaintegrati, imprenditori falliti, artigiani strozzati dalle banche e dal fisco ha saputo solo comporre esercizi di arte retorica. Bei discorsi sulla dignità del lavoro e sulla speranza. Lo stesso Napolitano che dava prova di simile abilità retorica nulla faceva per impedire scelte economiche catastrofiche, anzi ha sempre agito per sostenere e incentivare le politiche dell’austerità imposte dall’UE e care alla Germania.

I governi Monti e Letta, i governi dell’austerità ovvero della fallimentare ricetta euro-tedesca, sono universalmente noti come governi voluti, costruiti, sostenuti ed elogiati da Napolitano.

Mentre l’Italia sprofondava nella recessione, il presidente Napolitano garantiva la supina sudditanza del Paese ai diktat euro-tedeschi. Neppure il dramma degli esodati, causato dalla improvvida azione del ministro Fornero, ha indotto il comunista Napolitano a intervenire per riparare a tanta evidente ingiustizia.

Confido che Ella saprà essere migliore. Essere un presidente veramente interessato al bene del popolo italiano, al bene vero, concreto delle famiglie, delle imprese, dei lavoratori.

Confido, dunque, saprà essere libero da certi diktat e da certe inqualificabili sudditanze, libero di tutelare il bene d’Italia, l’interesse nazionale anche contrapponendosi, se necessario, alle logiche recessive dell’UE.

La scelta di Napolitano di subordinare l’interesse nazionale al sistema euro-tedesco ha trovato il proprio acme nella defenestrazione del presidente Berlusconi, l’ultimo presidente del consiglio voluto dagli italiani, e nella sua sostituzione con il tecnocrate Mario Monti. Da allora l’Italia non ha più avuto un governo liberamente indicato dal popolo con le elezioni: Monti, Letta e Renzi non si sono presentati alle urne, sono finiti a Palazzo Chigi senza passare per il voto, nominati.

La cacciata di Berlusconi ha come certificato, aggravandola, la crisi della politica. Presidente, confidiamo vorrà rimettere al centro il popolo elettore facendo quanto a lei possibile perché si ritorni al più presto ad una democrazia dell’alternanza con governi scelti dai cittadini.

Quando salirà al Colle saranno passate poche settimane dalla strage terroristica di Parigi e l’Europa sarà ancora sconvolta e spaventata. Come Capo dello Stato e guida morale degli italiani vorrei che avesse il coraggio di uscire dalle frasi fatte e dai buonismi di maniera. Vorrei parole chiare frutto di lucide analisi, chiamare il male con il suo nome, avere il coraggio di indicare il pericolo e di suggerire la cura anche se dolorosa.

La debolezza culturale, demografica e politica dell’Europa sfidata dall’islam radicale richiederebbe parole capaci di svegliare le coscienze, di indurre a salutari ripensamenti circa le politiche sulla scuola, l’immigrazione, la famiglia degli ultimi decenni. Vorrei un Presidente orgoglioso delle radici classiche e cristiane dell’Italia e dell’Europa, un presidente coraggioso che non abbia paura di rivendicare identità e ragioni della nostra civiltà. Vorrei un presidente quanto più lontano possibile dal politicamente corretto!

Tornando all’UE e alla politica estera, ritengo non più sopportabile il piegare l’interesse nazionale a logiche incomprensibili frutto di ricette economiche suicide e di ideologia. È innegabile che nei Paesi dell’Europa si stiano manifestando sempre più forti segni di insofferenza, di disagio e opposizione a quella costruzione artificiale che è diventata l’UE. Sino ad ora, con Napolitano, l’atteggiamento era di sprezzante condanna di questi focolai euro-critici. Sarebbe, invece, il caso di aprire gli occhi e riconoscere la realtà di movimenti politici e d’opinione in forte crescita, di iniziare a prendere sul serio quanto dicono, non per approvare acriticamente ma, piuttosto, per un confronto costruttivo e intelligente.

All’Italia serve un Presidente che guardi con rispetto alle idee della Lega Nord e di Fratelli d’Italia, che domani sappia relazionarsi positivamente con una Le Pen all’Eliseo o, già oggi, con l’ungherese Orban.

Serve, insomma, un Presidente intelligente, non ideologico, libero e capace di incarnare l’interesse nazionale dell’Italia.

Non conoscendo ancora chi Ella sia, non posso sapere se quanto auspicato trovi in lei riscontro, lo spero e lo sperano con me molti italiani.

Augurando buon lavoro, porgo deferente saluto;

 

Stefano CECOTTI

Referente dei giovani di Forza Italia Udine

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