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Adriano Ioan morto prematuramente. Alberto di Caporiacco lo ricorda così.

A casa mia la politica è sempre stata di… casa. Rammento con precisione di aver persino seguito (bimbetto di non ancora 9 anni) mio padre in alcuni appuntamenti della campagna elettorale delle regionali 1968. Purtuttavia esitai ad impegnarmi in presa diretta partecipando a elezioni sino al 1990 quando – al mio esordio elettivo – fui eletto unico consigliere comunale di Udine del Movimento Friuli.

Ricordo la cortesia usatami da Adriano Ioan di invitarmi a bere qualcosa in uno dei più gettonati bar cittadini, a pochi passi dal municipio, per conoscermi. Lui allora era, se non vado errato, segretario comunale della balena bianca DC che aveva eletto un numero sterminato di consiglieri a Palazzo D’Aronco e aveva puntato la campagna elettorale su Santuz. In realtà già c’era l’accordo con i socialisti per far eleggere sindaco Piero Zanfagnini. E infatti andò così. Ci trovammo così di fronte, Ioan e io, non so se definibili al tempo due giovani leoni, entrambi molto determinati. Più agguerrito io, più pragmatico e cinico lui. Ma un sorriso non te lo negava mai. Vi furono frizioni nel 1994, per via di un accordo non rispettato, quando Ioan fu uno dei ‘costruttori’ di quella sorta di ‘compromesso storico’ che portò per la prima volta l’allora Pds con propri assessori (seppur esterni, Dri e Montich) in giunta comunale.

Ioan poi ebbe evidentemente a rinnegare quella scelta. L’esito naturale sarebbe stato che lui, a gioco lungo, entrasse a far parte del PD come tanti ex democristiani. Ma lui fece autocritica e lo ritrovai (dopo aver appoggiato Barazza nel 1995) ancora momentaneamente nel Ppi (1998) a siglare un patto con Forza Italia (in cui sarebbe successivamente entrato) per sostenere la candidatura a sindaco di Commessatti. Quest’ultimo andò al ballottaggio contro Sergio Cecotti ma commise l’errore strategico di apparentarsi con An (i cui voti avrebbe avuto comunque), causando ‘mali di pancia’ tra il suo elettorato popolare che non lo sostenne al secondo turno.

Ioan fin da giovane leone ebbe voce in capitolo, da democristiano, nell’amministrazione del Comune di Udine, fu regista dell’elezione di Barazza (1995) – poi sostanzialmente da lui disarcionato – e stratega dell’elezione fallita di Commessatti. Dal 1998 (caduta di Barazza da lui stesso provocata) non gli riuscirà più di rientrare o far rientrare qualcuno a lui affine nella stanza dei bottoni del Comune di Udine.

Ebbi con lui rapporti e frequentazioni nel 2008, sostenendo entrambi Enzo Cainero alla corsa infruttuosa a sindaco di Udine.

Nel 2013 lo avvicinai per uno scambio di opinioni quando coraggiosamente si candidò lui stesso sindaco di Udine, ma poi accadde qualcosa (su cui ho già steso e stenderò fiumi di inchiostro) che mi impedì fisicamente di stringere con lui un’intesa o trovare le ragioni per una divergenza. Me lo ricordo in piena forma. Erano i primi mesi dell’anno. In campagna elettorale fece quello che era possibile (gli dissi, senza scalfirlo minimamente, che a mio avviso sarebbe stato impossibile battere Honsell), poi ebbi notizie preoccupanti sulle sue condizioni di salute e mi capitarono sotto gli occhi alcune fotografie che mi ostinavo a non ritenere reali. Pregai non accadesse quello che invece è purtroppo accaduto e preferisco ricordarlo com’era, sempre sorridente, modi cortesi ma mai untuosi, perennemente in lotta con la cravatta che odiava come l’ha sempre odiata il sottoscritto.

Ioan Mandi, anche da me, Adriano Ioan.

ALBERTO di CAPORIACCO

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