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Il commiato dell’arcivescovo Brollo: ‘Sì al cimitero islamico, è un loro diritto. La vicenda Eluana è una ferita’

ARTICOLO TRATTO PARZIALMENTE DA MESSAGGERO VENETO – RASSEGNA STAMPA

SABATO, 10 OTTOBRE 2009

 

Pagina 1 – Udine

 

Intervista all’arcivescovo alla vigilia del saluto in duomo dopo otto anni di ministero: parla di crisi economica e spirituale, dei giovani e dei laici nella Chiesa

 

«Il caso Eluana ha ferito la nostra sensibilità»

 

«Il messale latino tradotto in friulano non è approvato»

 

«Sì alle sepolture islamiche, è un diritto»

 

Monsignor Brollo invita i fedeli all’accoglienza e al rispetto per tutti, dagli stranieri agli omosessuali

 

LA DIFFICOLTÀ

 

IL RIMPIANTO

di CRISTIAN RIGO

«Riscoprire i valori autentici che hanno reso grande il Friuli nel tempo e nel mondo». Valori di cultura e di fede che portano dritti all’accoglienza. Perché «solo quando c’è una forte coscienza di sé è possibile aprirsi con serenità al confronto con gli altri». Ecco l’invito e l’appello che monsignor Pietro Brollo rivolge ai friulani dopo otto anni trascorsi alla guida della chiesa erede del patriarcato di Aquileia: riscoprire il Friuli per vincere la sfida della globalizzazione. Aprendo le porte non solo agli stranieri, ma anche al confronto con le altre religioni. Riconoscendo i diritti di tutti, omosessuali compresi. Per questo motivo Brollo ritiene giusto concedere il diritto di sepoltura agli islamici, così come riconosce la necessità di consentire a tutte le religioni di avere a disposizione un luogo di culto. (…)

Possiamo dire che il momento più difficile per la chiesa friulana è stato quello legato al caso Eluana?

«E’ stato un momento duro e difficile. Ci siamo trovati di fronte un problema molto complesso e anche in quella circostanza si è cercata una scorciatoia che penso abbia ferito la sensibilità della maggior parte dei friulani».

Che consigli ha dato a Mazzocato nei due giorni che avete trascorso insieme a Roma in occasione della mostra dei Santi patroni d’Europa?

«Nessun consiglio. Gli ho detto che sarò a disposizione sua e della chiesa perché per gli uomini di chiesa non esiste la pensione e un arcivescovo resta un arcivescovo anche quando non svolge più un incarico. L’unico suggerimento che gli avevo dato nel giorno della nomina è stato quello di cogliere e valorizzare l’identità friulana e direi che su questo fronte ha dimostrato grande senbilità e disponibilità salutandoci con un mandi».

Nessun rimpianto?

«Uno sì. Mi sarebbe piaciuto vedere approvato dalla conferenza episcopale il messale latino tradotto in friulano».

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