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Si avvicina Friuli Doc con la speranza che non sia una “Spelevilan”. Ne parlava Alberto di Caporiacco a Punto di Svista

Il Comune di Udine è ormai ventre a terra impegnato nella organizzazione di Friuli Doc, sempre più anticipata nel calendario. Risale sempre più verso i primi di settembre. L’atteggiamento degli amministratori è sempre stato di grande ambivalenza: da una parte si cerca di privilegiare gli incassi, incentivando attraverso una maxi offerta a mangiare e a bere. Dall’altro si fa la faccia feroce con controlli. Che ci sia la volontà di guadagnare sia con la vendita di prodotti che con multe e sanzioni? Mah. Quella che segue è l’opinione espressa dal nostro direttore Alberto di Caporiacco a Punto di Svista, trasmissione da lui ideata, curata e condotta a Telefriuli. Questa è la puntata numero 18 del 19 settembre 2009.

Nie di gnuf sot dal soreli

Buonasera. Questa sera abbiamo voluto cominciare la trasmissione in friulano perché in questi giorni si sta celebrando Friuli Doc. E’ una manifestazione che ormai è entrata, diciamo così, nella breve storia del Friuli, breve perché dura da 15 anni e quindi non ha ancora una storia granché consistente, però è una manifestazione che incontra il gusto della gente e si propone come una sorta di “sagra delle sagre”, una specie di summa, nel senso che in questa maxi-sagra si possono trovare tutte le specialità alimentari, tutte le eccellenze culinarie del Friuli, ivi compreso – naturalmente – il vino.
E qui merita di fare un discorso: dicevamo che Friuli Doc è la sagra delle sagre. Altre manifestazioni in Friuli si caratterizzano perché c’è un evento trascinante, voglio pensare per esempio alla “Sagre dai mus” di Fagagna, tanto per dirne una, oppure alla Messa dello Spadone di Cividale o a quella del Tallero di Gemona. Lì c’è questo evento che viene ricordato, che si tramanda ormai da un tempo immemorabile e trascina poi tutta la festa, naturalmente a suon di libagioni gastronomiche ed enoiche.
Per quanto riguarda Friuli Doc ripetiamo che è una sorta di maxi-sagra, nel senso che ognuno può trovare tutte le prelibatezze che il Friuli offre. Ma qui scatta una prima contraddizione: proponendo una grande abbondanza di cibo è evidente che questo cibo va accompagnato anche dal vino. Ma il Comune di Udine ci ha fatto sapere che tenderà dei veri e propri agguati agli automobilisti con tanto di etilometro che spunterà fuori al momento più opportuno.
Quindi, da un certo punto di vista si invoglia la gente a venire a consumare, a venire a mangiare, a venire ad assaggiare un po’ di tutto, però poi – quando è il momento della fine di queste libagioni – la si attende nelle vie della periferia di Udine, dove c’è naturalmente il limite dei 50 orari, magari con una scusa la si ferma, si controlla il tasso alcolometrico con l’etilometro e arriva magari la sospensione della patente o altre sanzioni.
Quindi oltre, diciamo così, il danno, anche la beffa. Ma, dicevo, niente di nuovo sotto il sole, nie di gnuf sot dal soreli. Perché? Perché a Udine, ad esempio, c’è una strada – che è via Paolo Canciani – che anticamente si chiamava “Spelevilan”. Cosa vuol dire ‘spelevilan’? Dove il villano, ovvero il contadino, quello che veniva dal contado, veniva spellato o spennato. Arrivava dopo aver venduto i propri prodotti agricoli al mercato, veniva a Udine dove nelle taverne o in altri luoghi praticamente perdeva tutti i suoi guadagni: spelevilan. Speriamo che Friuli Doc quest’anno non si tramuti in una spelevilan per la gente che numerosa ci sta andando e ci andrà anche domani. Buonasera.

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