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Ripercorriamo uno per uno gli innumerevoli Punto di Svista di Alberto di Caporiacco per capire che si deve essere Tutti per il Friuli

Buonasera.
Sono Alberto di Caporiacco, benvenuti a Punto di Svista, rubrica di approfondimento giornalistico su fatti regionali ed extraregionali.
Trieste, Udine: due realtà che spesso sono in contrapposizione tra loro. Si parla spesso di campanilismo, ma chiediamoci: questo campanilismo, al giorno d’oggi, ha ragione di esistere?
E secondo me purtroppo sì, ma sono i fatti che ce lo dicono. Che cosa sta succedendo, per esempio, in questi giorni? Avrete sentito parlare del caso dell’Orchestra Sinfonica del Friuli-Venezia Giulia. E’ una realtà che parte da lontano. Un tempo si chiamava Orchestra Filarmonica Udinese e quindi era, diciamo così, focalizzata su una realtà estremamente friulana. Poi ha cambiato nome in corso d’opera. Perché ha cambiato nome? Perché questa udinesità dell’orchestra dava evidentemente fastidio a qualcuno. C’era stata anche una sorta di ricatto politico, cioè praticamente non vi diamo contributi per far vivere questa orchestra se questa orchestra non diventa regionale e quindi cambia dall’essere identitaria friulana a essere qualche cosa di più, diciamo così, indistinto quale appunto la Regione Friuli-Venezia Giulia che somma due identità, quella friulana e quella triestina. Bene: la giunta regionale, per bocca dell’assessore Roberto Molinaro (che, peraltro, io personalmente stimo, ma in questa vicenda francamente non ho capito il suo modo di agire), ha sospeso i fondi all’Orchestra Sinfonica del Friuli-Venezia Giulia. Per non meglio precisati approfondimenti. Ecco, io in realtà ritengo che questa amministrazione regionale di centrodestra stia pagando un grosso tributo alla città di Trieste. Ricordiamoci che ci fu un fenomeno estremamente strano, cioè Renzo Tondo – candidato alla presidenza della Regione – ha preso più voti nella città di Trieste rispetto a quelli presi nella città di Udine. Evidentemente fu stipulato un patto tra poteri politici e poteri forti della città di Trieste per cui, praticamente, sostanzialmente deve rimanere solo l’Ente lirico Giuseppe Verdi, che è ben allocato nella città di Trieste e quindi qualsiasi iniziativa in campo culturale-musicale che possa disturbare questa egemonia è vista di malocchio. Quindi, da un certo punto di vista, parrebbe quasi che il triestino Illy fosse stato più friulano di quella che sia l’amministrazione regionale attuale che sta pagando, evidentemente – vorrei essere smentito – un grosso debito nei confronti della città di Trieste.
Buonasera.

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Sopra abbiamo riportato l’editoriale del nostro direttore Alberto di Caporiacco, andato in onda il 23 maggio 2009 (più trasmissioni di replica) a Telefriuli.
Parole profetiche, quelle di Alberto, nella sua prima trasmissione nell’emittente leader del Friuli-Venezia Giulia.
A distanza di sei anni, forse qualcosa è cambiato? Che governi il centrodestra (allora con Renzo Tondo) o il centrosinistra (oggi con Debora Serracchiani), la sudditanza dei politici nei confronti della città di Trieste è totale. Abbiamo assistito a faraonici ripianamenti di debiti di istituzioni culturali triestine e di prediche al risparmio, con tagli feroci di contributi nei confronti di realtà friulane.
Non a caso, sabato 30 maggio 2015, a Rivignano è stata fondata la ‘comunità’ Tutti per il Friuli, che si propone una sacrosanta raccolta di firme per arrivare a una nuova articolazione della bastarda regione Friuli-Venezia Giulia, attraverso la costituzione delle province autonome del Friuli e di Trieste.

Vale la pena visitare anche la pagina Facebook.
Sarà un percorso difficile e irto di difficoltà. Da oggi inizia un percorso attraverso le… profezie del nostro direttore Alberto di Caporiacco ed esamineremo, parola per parola, video dopo video, tutte le innumerevoli puntate di Punto di Svista e valuteremo quante volte Alberto ‘ci aveva proprio preso’ e le cose denunciate e dette non siano in alcun modo cambiate. Anzi, quasi una vox clamans in deserto la sua. Perché per il Friuli tutto è volto decisamente in peggio.

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