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I limiti dell’antidemocrazia e dell’idiozia e la nostra battaglia per consentire a costoro di esserlo

L'immagine ritrae il nostro direttore Alberto di Caporiacco, definito "non socialmente reinseribile" dal Tribunale di Sorveglianza di Trieste con ordinanza 20.5.2014, esibire l'accredito stampa ottenuto come direttore del nostro quotidiano on line per partecipare al concerto di Redipuglia diretto dal maestro Riccardo Muti. Con buona pace, appunto, del Tribunale di Sorveglianza di Trieste.

La coltellata del direttore Alberto di Caporiacco, uomo socialmente non reinseribile…

LA COLTELLATA di ALBERTO di CAPORIACCO

Un certo François-Marie Arouet (1694-1778), il cui pseudonimo fa VOLTAIRE, molto tempo fa – come stanno a testimoniare le sue date di nascita e di morte – ebbe a dire: «Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire». 

Spiace dover constatare che altri organi di stampa, nei fatti, disapplichino questo precetto di vita e morale. E citiamo almeno due episodi, recentissimi.

Il primo è rappresentato da ciò che il sindaco di PORDENONE CLAUDIO PEDROTTI e la sua asssessore ELISA COASSIN hanno inteso ‘dire’, presentandosi scalzi e con velo a rendere omaggio a musulmani subito dopo la strage di Parigi nota come CHARLIE HEBDO.

Il secondo è rappresentato da ciò che il sindaco di STREGNA LUCA POSTREGNA ha inteso ‘dire’ sul suo profilo Facebook, affermando che lui – al pare di GIORGIO GABER che scrisse una splendida siffatta canzone – “non si sente italiano”.

Ora noi possiamo essere d’accordo o non d’accordo con i due atteggiamenti soprariportati, possiamo censurarli aspramente, possiamo ritenerli non in sintonia con il nostro pensiero, ma non possiamo evitare al prossimo – se siamo veramente democratici – di ‘dire’ o assumere comportamenti anche incomprensibili e francamente ridicoli.

Francamente ridicolo è l’atteggiamento del primo cittadino di PORDENONE e della sua assessore, ma è evidente che è consentito loro farlo. Non abbiamo capito cosa volessero dimostrare, ma l’hanno fatto ed è pienamente legittimo che l’abbiano potuto fare. Non mi pare abbiano violato alcuna legge. Probabilmente soltanto quella del buon gusto e del buon senso, ma sono affaracci loro.

A nostro avviso pienamente condivisibile (ma in questo caso il primo cittadino di STREGNA ha quasi rischiato la pubblica lapidazione) il “io non mi sento italiano” postato sul profilo Facebook del sindaco di un piccolo comune delle Valli del Natisone. Che di questo stato italiano non si debba essere orgogliosi equivale a scoprire l’acqua calda. Se lo diciamo nei bar o dappertutto, privi della fascia tricolore, naturalmente è legittimo e consentito. Se lo dice un grande artista come GIORGIO GABER, scomparso ormai da 12 anni e del quale sentiamo drammaticamente la mancanza per l’assenza della sua viva ed eccezionale intelligenza critica, naturalmente è consentito. Se lo dice un sindaco, apriti cielo. Ma noi invece riteniamo che proprio i sindaci siano costretti a vergognarsi, intimamente, ogni giorno della loro vita per il fatto di rappresentare, in parte, uno Stato italiano ormai alla frutta. Se però lo dicono, apriti cielo e via all’antidemocratico tentativo di tappar loro la bocca.

Tentare di impedire gesti come quello degli ossequienti ai ‘fratelli’ mussulmani e degli ‘allineati al Gaber pensiero’ è quella, proprio quella, una manifestazione di intollerante idiozia. Ma noi ci spingiamo oltre e agli improvvisati antidemocratici censori diciamo: “Non mi sento di essere idiota e antidemocratico come te, ma darei la vita perché tu possa dimostrare di esserlo”.

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