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La libertà è anche libertà di spostamento. Ecco cosa accadde durante il G8 de L’Aquila. Se ne occupò Alberto di Caporiacco a Punto di Svista.

 

Nella puntata n. 8 di Punto di Svista, trasmissione di Telefriuli ideata, curata e condotta da Alberto di Caporiacco, l’11 luglio 2009 ci si occupava del bene più prezioso, la libertà.

G 8, quanto ci costi anche in termini di libertà?

Buonasera. In questi giorni l’attenzione del mondo è accentrata su L’Aquila dove, appena ieri (10 luglio 2009), si è concluso il G 8, ovvero il vertice dei cosiddetti grandi della Terra.
Poniamoci però un problema: quanto ci è costato questo vertice in termini di… costi. E per costi non intendo soltanto i costi meramente economici, anche perché questo G 8 comprende tutta una serie di attività collaterali, quasi vorrei dire di turismo da parte dei grandi della Terra e delle loro famiglie. Un esempio: le figlie di 10 e 7 anni di Barack Obama, Presidente degli Stati Uniti, tra le varie cose sono state ospiti di una gelateria romana per imparare come si fa il gelato. Ecco, verrebbe da chiedersi se magari ai lavoratori cassaintegrati della Caffaro e della Safilo sarà mai data questa possibilità, a spese di terzi, di imparare a fare il gelato in una rinomata gelateria di Roma.
Ma, al di là di questi costi, c’è un altro costo del quale noi ci dobbiamo porre il problema ed è il costo della libertà. Voi sapete tutti che fino al 19 luglio (2009), quindi ben oltre la durata del G 8 de L’Aquila, sono stati ripristinati tutti i controlli ai confini dello Stato italiano. Noi che siamo una regione di confine abbiamo un lunghissimo confine che ci separa dall’Austria e un altrettanto lungo confine che ci separa dalla Slovenia. Ebbene, siamo tornati indietro nella storia. Per un attimo la libertà di spostamento, di circolazione dei cittadini italiani e anche di quelli della regione Friuli-Venezia Giulia è venuta meno. Noi dobbiamo ripresentare i documenti all’atto di uscire dalle frontiere. Perché tutto ciò? Perché si doveva evitare di far entrare dei disturbatori che avrebbero potuto minare la sicurezza e la tranquillità dei grandi della Terra allocati a L’Aquila.
Per consentire questo c’è una compressione della libertà dei cittadini italiani ed europei in senso lato.
Ma questi grandi della Terra, ad esempio, non avrebbero potuto trovarsi tranquillamente nella sede delle Nazioni Unite, che è una sede di una organizzazione stabile che racchiude non solo i grandi della Terra, ma tutte le nazioni del mondo e che ha un palazzo, il palazzo di vetro, che ha notevoli margini di sicurezza per ospitare qualsiasi riunione di questo tipo?
C’era quindi bisogno di fare una sorta di turismo culturale-sociale sulla pelle dei cittadini italiani ed europei? Poniamoci anche questa volta una domanda che rischia di essere una domanda retorica. La libertà non ha prezzo. Buonasera.

 

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