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La libertà di espressione? In Friuli è di moda conculcarla. Pensate che si riuscì a far finire in galera chi presentò un ricorso elettorale. Alberto di Caporiacco ne parlò a Punto di Svista.

Quando Alberto di Caporiacco realizzava per Telefriuli Punto di Svista, trasmissione da lui ideata, curata e condotta, mai avrebbe potuto immaginare che 3 anni e mezzo dopo si sarebbe trovato (peraltro brevemente – 22 giorni) nell’Hotel di Via Spalato a Udine, reo di aver contestato – con un ricorso elettorale al TAR – il risultato delle elezioni regionali 2003. Un caso emblematico che dimostra come libertà di espressione e di iniziativa siano conculcate.

Nel 2009, puntata 15 di Punto di Svista del 29 agosto, si occupava di tre casi eclatanti.

Libertà di espressione.

Buonasera. Questa sera ci occupiamo di un problema molto importante perché, negli ultimi giorni sono successi almeno tre fatti in Friuli che ci fanno dubitare che in questa regione esista veramente la possibilità di esprimere le proprie idee. Vediamo questi tre fatti brevemente, speriamo di avere il tempo necessario e di essere estremamente sintetici.
Il primo fatto. Il presidente della Provincia di Udine Pietro Fontanini, che è anche segretario regionale della Lega Nord, esprime un proprio convincimento: si devono abolire le province di Gorizia e di Trieste. Non l’avesse mai fatto. Immediatamente Fontanini non è solo subissato da critiche (e le critiche sono naturalmente legittime), ma si viene addirittura a sancire che lui non avrebbe neanche dovuto dire quelle cose: non le avrebbe potute dire.
Il secondo caso. Siamo nel comune di Tarvisio, si organizza l’Alpenfest che è una manifestazione storico-folcloristica piuttosto sentita nel Tarvisiano. Il capogruppo del Pdl in consiglio comunale Paolo Albano esprime delle critiche, dicendo sostanzialmente che questa manifestazione è fuori luogo, è una sorta di carnevalata, diciamo così. Anche in questo caso si scatena il putiferio: Albano non poteva dire queste cose, viene sommerso da una serie di critiche che riguardano non tanto il fatto – ripeto – delle cose che lui ha detto circa questa festa, ma lui non poteva dirle. Non poteva dirle perché è il capogruppo del Pdl in comune di Tarvisio. Anche in questo caso, quindi, un bavaglio, una censura alla libertà di espressione.
Il terzo caso, che forse è il più eclatante, è anche questo recentissimo. Lo storico David Irving dovrebbe – perché adesso sembra che questa visita sia slittata – venire a Udine il 13 settembre per illustrare le sue opere storiografiche. Opere storiografiche che, com’è noto, in buona parte negano o quanto meno attenuano l’olocausto ebraico. Sostanzialmente Irving ci viene a dire che queste cose non sono mai successe o addirittura, se sono successe, sono successe in maniera minore di quanto poi i libri di storia ce lo abbiano raccontato.
Bene, Irving è uno storico, scrive dei libri, li vende, questi libri sono comperati, utilizza delle fonti. Certamente si può contestare quanto lui storiograficamente afferma, ma non gli si può impedire di affermarlo. Anche in questo caso c’è chi si è mosso per evitare l’arrivo di questo personaggio in Friuli-Venezia Giulia. A noi pare che, indipendentemente dal fatto che uno possa essere o meno d’accordo con le tesi esposte da Irving, a chiunque in questa regione deve essere consentito di esprimere il proprio pensiero. Buonasera.

 

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