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La terra trema ancora in Cile, oltre 700 vittime accertate. «Indeterminato il numero di dispersi»

Rassegna stampa del Corriere della Sera, 1 marzo 2010

Un centinaio di persone sepolte sotto un edificio crollato a Concepcion. Ma le cifre sono provvisorie: «Indeterminato numero di dispersi». Saccheggiatori assaltano i negozi

MILANO - Sale a oltre 700 vittime il bilancio del disastroso sisma che ha colpito il Cile secondo l’ultimo bilancio diffuso direttamente dalla presidente cilena Michelle Bachelet. Parlando dal palazzo della Moneda, la presidente ha poi riferito che il numero delle persone disperse è al momento «indeterminato», anche se si pensa siano numerose. E questo, purtroppo, è un aallarme che va preso in seria considerazione. Le vittime accertate sono una tragedia definita da riconoscimenti ufficiali e ritrovamenti. Però si comincia anche a considerare l’incubo di quanti cercherannno i propri cari senza riuscire ad avere mai alcuna certezza sulla loro sorte. La terra, nel frattempo, ha continuato a tremare. Sono state 140 le scosse di assestamento dopo la prima, devastante, delle 3,34 del mattino di sabato (7,34 ora italiana): tra le più forti, quella di magnitudo 6,2 Richter registrata domenica mattina alle 8,25 (12,25 ora italiana) a 63 km da Talca e 181 dalla capitale Santiago, dove gli edifici hanno nuovamente tremato.

NEGOZI SACCHEGGIATI – Intanto, come era accaduto anche ad Haiti, la fame e la disperazione spingono molte persone a fare incetta di beni nei supermercati e nei negozi abbandonati. Poliziotti e soldati presidiano le strade, ma i problemi del dopo terremoto rendono difficile il controllo dell’ordine pubblico. Il governo cileno ha imposto il coprifuoco nella città di Concepcion e nella regione di Maule a causa dei saccheggi, ma già nella mattinata e nel pomeriggio erano stati segnalati diversi episodi. Non sono stati rubati solo generi alimentari: diversi testimoni citati dalle agenzie parlano di furti di televisori ed elettrodomestici compiuti ai danni di alcuni grandi magazzini.

GLI ITALIANI – Non si ha per ora notizia di vittime italiane; i connazionali presenti in Cile sono circa 50mila, 500 nella sola città di Concepcion. E proprio a Concepcion un centinaio di persone sarebbero rimaste sepolte sotto le macerie di un edificio crollato: il palazzo, praticamente nuovo e alto 15 piani, si è sgretolato, seppellendo sotto le macerie gli occupanti. Sabato le squadre di soccorso hanno recuperato 22 superstiti e vari cadaveri, ma non è chiaro quante persone abitassero il palazzo. Secondo un caposquadra dei vigili del fuoco impegnati nelle ricerche, che hanno utilizzato anche cani da catastrofe e rilevatori termici per scandagliare la massa di detriti, ci sarebbero una cinquantina di persone ancora vive sotto le macerie.

LO TSUNAMI – Nella mattinata di domenica il Pacific Tsunami Warning Center (Noaa) ha cancellato l’allarme tsunami diramato ieri a tutti i Paesi che si affacciano sul Pacifico. Lo tsunami ha raggiunto le coste del Giappone con un’onda anomala massima di 1,2 metri alle ore 15.49 (le 7.49 in Italia), nel porto di Kuji della prefettura di Iwate, in base alle rilevazioni della Japan metereological agency (Jma). Mentre dal vicino comune di Otsuchi hanno riferito di un’onda di circa 1,45 metri. Per il resto, sono state segnalate onde di valore medio di poche decine di centimetri, ad eccezione di un altro picco, pari a un metro, nel porto di Sendai, nella prefettura di Miyagi. Nessun danno di rilievo e nessun ferito (secondo la polizia nazionale) alla fine di una lunga giornata di attesa, iniziata in mattinata con la massima allerta decisa dalla Jma. Sabato le autorità nipponiche avevano disposto l’evacuazione di oltre 320.000 persone nel nord del Paese, nelle tre prefetture a nord dell’isola di Honshu, la stessa di Tokyo.

LA PRIMA NOTTE ALL’ADDIACCIO - Le immagini della televisione nazionale cilena mostrano come molte persone abbiano passato la prima notte all’addiaccio: secondo i dati ufficiali forniti da Bachelet almeno un milione e mezzo di persone sono state colpite dal sisma, e cinquecentomila abitazioni appaiono «gravemente danneggiate». Il presidente Michelle Bachelet – che ha dichiarato lo stato di calamità in cinque regioni del Paese – ha invitato i cileni a «farsi forza» di fronte alla «tragedia», ringraziando numerosi Paesi per le offerte di aiuto, che Santiago per ora non ha accettato; l’Ue si è detta disposta a stanziare 3 milioni di euro, mentre l’Amministrazione Obama ha messo a a disposizione delle squadre di soccorso. Il presidente eletto Sebastian Pinera da parte sua ha reso noto di essere in contatto con il governo e di essere pronto ad assumersi il compito della ricostruzione.

LE POLEMICHE – Non mancano le polemiche riguardo alla qualità degli edifici di nuova costruzione, specialmente nella zona della capitale Santiago, dove crolli e danni strutturali hanno riguardato complessi abitativi costruiti in epoca recente e sottoposti in teoria a severe norme antisismiche. Oltre alle regione metropolitana di Santiago, le zone più colpite sono l’Ottava e la Nona regione, Maule e Bio Bio, le più vicine all’epicentro del sisma; nella città di Concepcion sono almeno 60 le persone ancora sotto le macerie di un edificio di 15 piani crollato quasi completamente. Il sisma ha provocato l’interruzione dell’energia elettrica e dei collegamenti telefonici in gran parte del Paese, servizi che dovrebbero riprendere con normalità solo nelle prossime ore così come quelli di trasporto metropolitano e il normale funzionamento dei supermercati; il governo ha però rinviato l’apertura dell’anno scolastico.

LE PRECAUZIONI - Il governo ha raccomandato di evitare tutti gli spostamenti non necessari: l’aeroporto internazionale di Santiago del Cile è stato chiuso, dato che le scosse hanno danneggiato i viadotti che portano alla zona degli imbarchi nazionali e internazionali, situati al terzo livello del terminal; le piste dello scalo sono agibili ma non è prevista alcuna riapertura prima di almeno altre 48 ore. Secondo i dati diffusi dall’istituto di geofisica statunitense l’epicentro del sisma – di magnitudo 8,8 – si trova circa 300 chilometri a sud della capitale cilena, a 59 chilometri sotto il livello del mare; la prima scossa è durata un minuto ed è stata seguita da oltre un centinaio di scosse di assestamento, pari o superiori ai 5 gradi della scala Richter: i sismologi scartano tuttavia l’ipotesi di una replica altrettanto potente.

IL PAPA E NAPOLITANO - Una preghiera per le vittime e un appello a non far mancare «la solidarietà di tanti, in particolare delle organizzazioni ecclesiali» ai terremotati del Cile, sono giunti da Papa Benedetto XVI. «Il mio pensiero – ha detto dopo l’Angelus – va al Cile e alle popolazioni colpite dal terremoto, che ha causato numerose perdite in vite umane e ingenti danni». L’appello è stato poi ripreso dal papa nei saluti in lingua spagnola: «Mi sento particolarmente vicino alla cara popolazione cilena – ha detto – colpita da una grande terremoto nel suo Paese. In un momento come questo sorge spontaneamente una preghiera al Signore per le vittime e un messaggio di conforto per tutti, affinché superino questa grande prova». Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio al Presidente del Cile, Michelle Bachelet: «In un momento così grave, l’Italia, unita al suo Paese da storici vincoli di amicizia, si sente più che mai vicina al popolo cileno. Desidero perciò trasmetterle a nome mio personale e a nome di tutti gli italiani il più commosso cordoglio per la tristissima perdita di vite umane provocata dal sisma insieme con ingenti danni materiali e sofferenze umane, e assicurarle ogni possibile sostegno nell’emergenza e nella ricostruzione»

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