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Vedere la vita da un’altra prospettiva

cropped-direttore-e1449095800200.jpg18 maggio 2016

Come molti sapranno, il 26 marzo sono uscito dall’ospedale di Udine dopo un pesante intervento chirurgico. Il 6 aprile mi era scaduta la patente di guida e oggi sono andato a fare la visita medica per un nemmeno tanto scontato rinnovo quinquennale.
Risultato: patente ok. Sono molto felice perché dopo quanto ho subito mi trovo parlante, deambulante, automunito, tranquillamente in grado di fare giri in bicicletta per la Collinare (non c’è un metro di piano),
Insomma, ringrazio i “Piani Alti” perché mi è stato tolto, ma anche ridato sotto forma di miglioramenti dopo la dimissione ospedaliera.
Certo, ancora molto si può fare: ho la… bocca storta, ovvero le labbra non sono perfettamente allineate, ma… pendono dalla parte (lato sinistro) che è stata operata e ho una vistosa ‘toppa’ sulla guancia sinistra.
Ma cosa dovrei fare? Intanto la testa funziona. L’umore non è né potrebbe essere al massimo. Si vive la vita secondo prospettive e potenzialità diverse.
Mi sento di ringraziare Dio al contrario (e mi spiego): mi ha dato un fisico letteralmente bestiale che mi ha sorretto non solo nei primi 56 anni e mezzo di vita, ma che mi ha consentito di superare un intervento chirurgico (così ne facciamo ogni 4 anni – parole del primario…) estremamente impegnativo condito da una polmonite ospedaliera. Ho stretto i denti. Francamente non ho mai pensato di morire. Né quando ho avuto una emorragia con perdita di 1,2 lt. di sangue. Né quando ho avuto due attacchi di tachicardia con pulsazioni arrivate a 155 battiti/minuto. Se non mi fossi ovviamente allarmato, sarebbe stato da buttarla in ridere perché ho sentito il cuore partire da una situazione di assoluta tranquillità e iniziare una specie di scalata dello Zoncolan, aumentando i battiti in progressione.
Qualche giorno dopo mi hanno diagnosticato una polmonite, presa chissà come. Avevo il 90 per cento di un polmone opaco e il 20 per cento dell’altro pure. Antibiotici a manetta, ma ce l’ho fatta.
Sono uscito dall’ospedale che con la mano sinistra non riuscivo né ad allacciarmi una scarpa e neppure a strappare un pezzo di carta igienica dal rotolo. Adesso faccio pesi, scrivo al pc con dieci dita e mouse usato con la sinistra, tengo perfettamente il manubrio della bici, guido l’auto. Si noti che dal braccio sx mi manca una delle due arterie, utilizzata per ‘ricostruirmi’ la bocca.
Mi manca un pezzo di perone nella gamba. E allora? Cammino alla velocità di 5 km l’ora. Ho un tendine ancora un pochino esposto, fa un po’ di male, ma vado avanti.
Certo, adesso guardo la vita sotto una prospettiva diversa. Sono sempre un leone, mi verrebbe voglia di spaccare tutto, ma devo per forza di cose recitare la parte del leone saggio e capire che certe cose non le posso più fare. O, meglio, mi riuscirebbero molto difficili.
Devo per forza di cose accontentarmi di quello che ho fatto e darmi altri traguardi e altre prospettive.

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