SFUEI DAL FRIÛL LIBAR

IL GIORNALE DEL FRIULI LIBERO
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La negazione dell’esistenza del popolo friulano avviene per legge. (editoriale di Alberto di Caporiacco)

Ancora una volta i nemici dell’esistenza, storica e documentata, di un popolo – quello friulano – abitatore di un territorio perfettamente delimitato, storicamente e geograficamente, e avente (per qualche secolo) una sua autonomia politica, hanno segnato un gol a loro vantaggio, nell’indifferenza di tutti.

Ma purtroppo è anche colpa nostra, di chi si dice autonomista e che da tempo si è irrigidito, anziché sulla rivendicazione di un’autonomia storica-politica partendo dall’affermazione “il Friuli è un territorio inglobato nello Stato Italiano e i suoi residenti, sia quelli di etnia autoctona e di ceppo linguistico neolatino diverso da quello italiano, sia quelli di recente ingresso sul territorio, hanno diritto a forme di particolare autonomia politica se non alla autodeterminazione politica”, sulla ricerca di una tutela e difesa linguistica, spesso mendicando favori dai potenti temporanei, fossero di centrodestra o centrosinistra, quasi concludendo “garantiteci la nostra brava riserva indiana linguistica e di come amministrerete le nostre genti e quelle che si sono recentemente qui insediate e il nostro territorio non ce ne stropiccia granché”.

Se passa il ragionamento secondo cui il Friuli è un contenitore la cui storia non ci interessa e, comunque (Tondopensiero) il Friuli non esiste più perché esiste la regione Friuliveneziagiulia da pronunciare tutta d’unfiato e senza pause o trattini, allora passa il ragionamento secondo cui i friulani sono quelli che parlano il friulano. Pochi, sempre più pochi, perché, come tutti sanno, si parla in italiano e, i più ’studiati’ navigano in internet usando l’inglese.

Ed ecco la fregatura: è ben vero che in Friuliveneziagiulia si parla il friulano, ma non dappertutto. I consiglieri regionali che hanno approvato la legge di tutela dei dialetti veneti parlati sul territoro FVG, infatti, ci fanno sapere (come se non lo sapessimo già da secoli) che nella regione amministrativa Friuliveneziagiulia si parla anche triestino, bisiaco, gradese, maranese, muggesano, liventino, istroveneto e dalmatico, veneto goriziano, pordenonese e udinese.

La pensata ha un unico obiettivo: scardinare l’idea di un Friuli, storico e geografico unitario. Scardinare l’idea di un Friuli storico e geografico unitario che va al di là dell’unità linguistica.

Perché l’equazione che fanno i nemici del Friuli è questa: cari signori (rivolto ai friulanisti) ci avete sempre detto che esisterebbe un Friuli dove si parla (solo) friulano, avete tanto rotto le scatole per avere la tutela della lingua friulana. Bene, l’avete avuta per legge nazionale. E ora noi vi dimostriamo che il Friuli linguistico (e quindi per loro anche politico, perché scioccamente qualche friulanista ha sposato la tesi Friuli uguale luogo ove si parla la lingua friulana e non la nostra Friuli uguale territorio storicamente e geograficamente determinato) non esiste, perché ci sono ‘macchie’ di triestino, bisiaco, gradese, maranese, muggesano, liventino, istroveneto e dalmatico, veneto goriziano, pordenonese e udinese.

Insomma, concludono, tu caro Friuli non esisti e se mai sei esistito, la regione Friuliveneziagiulia ti ingloba e cloroformizza, perché ti dimostra che questa regione è un grandioso ibrido di gente diversa che parla lingue diverse.

Ora a questi signori dobbiamo spiegare che nel Friuli, storicamente e geograficamente inteso e politicamente un tempo autonomo, convivevano pacificamente queste isole storiche di venetofoni e che il Friuli storico tranquillamente le comprendeva.

Ecco a quali guasti portano i linguisti che invece di imbracciare la scimitarra della politica girano con il dizionario sotto braccio od occupano il loro tempo a scriverne di nuovi.

Già comunque nel mese di ottobre 2009 questo giornale si era occupato di questa imminente approvazione della legge di tutela dei dialetti veneti con un contributo del dott. Luca Campanotto che, qui di seguito, ripubblichiamo.

E’ sufficiente cliccare sul link

http://www.ilgiornaledelfriuli.net/2009/10/04/disegno-di-legge-regionale-sui-dialetti-veneti-della-regione-autonoma-friuli-venezia-giulia-qualche-osservazione-su-una-delicata-questione-per-evitare-il-rischio-di-strumentalizzazioni-politiche-co-2/

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11 Commenti

  1. Con riferimento alla nota di IVAN CRICO

    Nella legge regionale 15 ottobre 1997 n. 26 – Sardegna – “FUORI LISTA” spuntano il tabarchino (un dialetto ligure) e i dialetti gallarese e sassarese. Ma al di fuori di un breve riferimento al n. 4 dell’art.2, come scrive Daniele Bonamore in “Lingue minoritarie, lingue nazionali, lingue ufficiali nella legge 482″ edizioni FrancoAngeli – anno 2004 – a pagina 74: ” Al di fuori di questa breve, discutibile, presentazione, i “fuori lista” NON VENGONO PIU’ MENZIONATI, NE’ SI COMPRENDE, SCORRENDO LA LEGGE, COME POTRA’ ESSERE ATTUATA LA LORO TUTELA”.

    Ossia in tutto il testo di legge si usa sempre il SINGOLARE, con esclusivo riferimento alla lingua sarda. Es. “Uso della lingua sarda nella publica amministrazione”.

    Scrive ancora il Bonamore sempre a pagina 74 e 75:
    “Il laconico e isolato inciso dell’ultimo capoverso, il n. 4, dell’art. 2 della Legge regionale 26/1997, “attribuisce la mdesima valenza 1) alla lingua sarda; 2) alla lingua catalana; 3) al tabarchino; 4) al dialetto sassarese; 5) a quello gallurese”. Nulla quaestio per le prime due: sono assunte come tali nella Legge 482/99. Il “tabarchino”, che è privo di appellativo, potrebbe venir assimilato, per forza di attrazione, alle prime due, se non fosse seguito nell’elenco, dal sassarese, e dal gallarese, che sono invece espressamente qualificati DIALETTI. (…). Negli Statuti dei Comuni sia di Carloforte sia di Calasetta è scritto, all’art. 23. che “durante le sedute consiliari (…) è consentito l’uso del DIALETTO TABARCHINO.

    Dunque un dialetto il tabarchino, così come il sassarese e il gallurese, finiti (forse per sbaglio? Si sa che i politici sono talvolta dei grandi pasticcioni!) nell’elenco al n. 4 dell’art.2 ma mai più nominati nella legge in alcun articolo. La legge riguarda esclusivamente la lingua sarda.

  2. Quando in Friuli si parla della valorizzazione degli altri idiomi presenti in regione solo come manovra atta a sminuire l’importanza della lingua friulana, bisognerebbe andare a rileggersi questo passo, segnalatomi da un’amica della Sardegna: ” Né il tabarchino né i dialetti liguri in genere sono riconosciuti dallo stato italiano come lingue, né quindi i relativi parlanti come minoranza linguistica; tuttavia l’art. 2 comma 4 della L.R. dell’11 settembre 1997 della Regione Autonoma della Sardegna sulla Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna riconosce al tabarchino (ed altri dialetti della Sardegna) la stessa valenza culturale delle lingue minoritarie diffuse sull’isola, con queste parole:
    « La medesima valenza attribuita alla cultura ed alla lingua sarda è riconosciuta con riferimento al territorio interessato, alla cultura ed alla lingua catalana di Alghero, al tabarchino delle isole del Sulcis, al dialetto sassarese e a quello gallurese ». Una lezione di stile non da poco.

  3. Dov’è che si parla l’istroveneto e il dalmatico in friuli venezia giulia??.
    Con liventino si intende la parlata del Portogruarese oppure della provincia di pordenone ??

  4. D’accordo con Luca Campanotto. Del resto è ciò che da sempre vanno dicendo coloro che si occupano della tutela della minoranza linguistica friulana, tedesca e slovena.
    Sulla Legge sui dialetti appena approvata a Trieste, è del tutto evidente che è una manovra anti-friulana. Basta verificare i nomi di coloro che l’hanno caldeggiata e era esultano….

  5. Interessante, questa pubblicazione.

    Ma siamo proprio sicuri che i friulanisti, per la tutela della lingua friulana, si siano davvero mossi in una ristretta ottica monolingue ?

    Basta andare sul sito del Comitato 482 (www.com482.org) per rendersi conto che è proprio a contatto con loro che si respira un clima plurilingue (ad es. lo stesso sito del comitato è plurilingue, e si interessa anche delle comunità linguistiche slovena e tedesca del Friuli).

    Viceversa, sono proprio molti antifriulani a sostenere la limitativa equazione, del tutto infondata, secondo la quale “è Friuli solo dove si parla friulano”.

    Es. è sulla base di questo infondato assunto monolingue, il quale finisce per ridurre il Friuli (la Svizzera delle Alpi Orientali) a solamente una delle sue quattro lingue storiche, che molti contestano che la metà della Provincia di Gorizia situata alla sinistra dell’Isonzo appartenga al Friuli Orientale; è sulla base di questo infondato assunto monolingue che il Sindaco di Pordenone ha chiesto che il Comune Capoluogo della Provincia del Friuli Occidentale venisse estromesso dalla delimitazione territoriale per la tutela della lingua friulana (rischiando così, oltretutto, di espropriare di molti dei loro diritti linguistici, nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni sovracomunali che hanno naturalmente sede nel Comune Capoluogo Provinciale, non solamente i cittadini residenti nel Comune di Pordenone, ma anche tutti quelli residenti nell’ambito dell’intera sua Provincia).

    Penso che il monolinguismo ufficiale dello Stato italiano, quantomeno a livello di forma mentis, abbia negativamente condizionato, ancora una volta, tanti elementi dell’impostazione stessa di tutte queste questioni …

    In Italia non si riesce a concepire che l’una lingua non esclude l’altra; vengono ancora urlati slogans del tipo “in Italia in pubblico si parla sono in italiano”, come ha fatto un certo Napolitano, andando in escandescenze fuori da un convegno pubblico che dibatteva sulla nuova legge regionale per il friulano, legge che poi è stata colpita come sappiamo …

    Si tratta di tare mentali che hanno profonde radici, ad esempio nel nazionalismo giacobino e ottocentesco, nel centralismo sabaudo e nel fascismo …

    Sono limitazioni mentali monolingui di cui, ancor oggi, la stessa Repubblica fatica ancora a liberarsi …

    Inoltre, mi sembra che il pericolo, per tornare alla legge regionale che ora ci interessa, sia quello di fare una gran confusione tra lingue minoritarie allofone e dialetti italiani … E le strumentalizzazioni politiche nascono proprio dalla confusione … Ma di questo ho già parlato e parlerò, grazie alla proverbiale ospitalità del Direttore, che ringrazio per l’apprezzamento e il sostegno che mi riserva sempre …

  6. Il direttore ha colto una delle tante e gravi questioni sollevate da questa legge.

    Il Friuli è una realtà prima di tutto geografica, storica, politica, culturale, qualcosa di molto più complesso e articolato di una lingua, visto che è per natura quadrilingue.

    L’identità friulana non è certo monolingue, perché il Friuli è plurilingue da sempre (anche se la citata lingua friulana è comunque un elemento importante, importantissimo, irrinunciabile, sul quale si fonda la stessa autonomia speciale della Regione, da far crescere e sviluppare).

    Bisogna riscoprire l’idea di plurilinguismo.

    Così come bisogna riscoprire un’idea di un Friuli unito, pur nelle sue diversità, dal Livenza al Timavo.

    Le varie peculiarità non dovrebbero venir mai strumentalizzate per creare divisioni.

    Vi sono tuttavia molti che, per vari motivi, sulle divisioni interne al Friuli ci marciano.

    Come ad esempio l’innaturale capoluogo regionale triestino (geograficamente periferico e demograficamente minoritario), che ha tutto l’interesse a fomentare campanilismi tra i friulani (che, come giustamente sottolinea il direttore, non sono solamente coloro che parlano ladino), sia nel Friuli Orientale (dove sono già molti a considerare la Bisiacaria, a sinistra dell’Isonzo, come parte della Venezia Giulia) sia in quello Occidentale (si vedano gli attriti che, su certe questioni, sorgono sempre dalle parti di Pordenone), facendo leva proprio su artificiose contrapposizioni di natura linguistica o dialettale, per continuare a mantenere il controllo della Regione …

    Non parliamo poi del Mandamento di Portogruaro, che è stato addirittura, non so bene per quale motivo, staccato amministrativamente dal Friuli, a partire dai tempi in cui Napoleone inciciava con gli Austriaci, assieme a Sappada … Ai piani alti non vogliono ritornino dove stavano prima, anche se il territorio di Concordia è attualmente diviso da un artificioso confine a forma di S, privo di qualsiasi giustificazione storico-geografica o utilità pratica …

    Insomma, bisogna riscoprire la vera idea non di Friuli Storico (come lo chiamano i politici), ma di Friuli e basta, che è un Friuli plurilingue, che è semplicemente il Friuli, quello vero …

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