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Il successo della cancelliera. LA PIU’ AFFIDABILE (di Renzo Guolo)

RASSEGNA STAMPA

FONTE MESSAGGERO VENETO

LUNEDÌ, 28 SETTEMBRE 2009

 

Pagina 1 – Prima Pagina

 

IL SUCCESSO DELLA CANCELLIERA

 

LA PIU’ AFFIDABILE

 

di RENZO GUOLO

Le elezioni politiche tedesche rendono possibile ad Angela Merkel una maggioranza con i liberali di Westerwelle, che guadagnano consensi. Maggioranza numericamente risicata, ma pur sempre tale. Soprattutto in assenza di alternative politiche praticabili.

Dunque, non ci sarà al governo alcuna coalizione Ampel , semaforo, dai colori rosso, giallo, verde. Ovvero un’alleanza tra Spd, i Verdi e i liberali. Non solo, perché questi ultimi avevano già escluso qualsiasi alleanza che non fosse con Csu-Cdu. Il drammatico crollo della Spd, che ottiene il peggiore risultato dal 1949, logorata da un governo di coalizione i cui meriti sono stati attribuiti dagli elettori soprattutto alla Cdu, manda la sinistra socialdemocratica all’opposizione. Esito che, del resto, in molti, in quel partito, si auguravano. La riedizione della Grosse Koalition in posizione subalterna alla Cdu avrebbe ulteriormente aggravato la crisi del partito di Steinmeier, ora più libero di verificare, in vista delle elezioni del 2013, la possibile alleanza con la Linke.

La sinistra radicale di Lafontaine e Gysi avanza, diventando il terzo partito: nonostante crescano anche i Verdi, che però le cedono voti. Per le sue tesi e per il suo passato, dato che una sua costola è l’erede politica del comunismo tedesco-orientale, la Linke è stata, almeno sin qui, a livello nazionale, ritenuta dagli altri partiti, compresi i socialdemocratici, non spendibile in prospettiva di governo. Ma la compenetrazione tra Ossis e Wessis, tedeschi occidentali e orientali, è sempre più rapida e profonda.

La Germania è divenuta lentamente, ma progressivamente un vero Stato unitario. La riunificazione si compie in questi anni. E si unificano pure le culture politiche. Così anche a Ovest, come dimostra il crollo socialdemocratico in alcuni suoi storici feudi, molti elettori delusi della Spd hanno cominciato a votare Linke.

All’opposizione i socialdemocratici, ormai privi di un programma politico all’altezza della situazione, potranno decidere se fare cadere la conventio ad excludendum in salsa tedesca nei confronti della sinistra radicale.

Dunque, il voto di autunno ha premiato il carisma non carismatico della Merkel, una leader che viene premiata non certo per un profilo di rottura. Contrariamente ad altri elettorati europei, i tedeschi hanno scelto l’affidabilità e la competenza piuttosto che forme, del resto fortunatamente assenti sul mercato dell’offerta politica, di populismo demagogico.

La Merkel appare il leader normale di un paese normale. In cui i rapporti e gli equilibri tra poteri sono certi e il sistema politico ha un assetto consolidato. Pur passando, nel corso del tempo, dal ferreo bipartitismo che ruotava attorno ai due grandi partiti democristiano e socialdemocratico a un bipolarismo di coalizione dovuto prima alla presenza di un terzo partito, come quello liberale, disposto a coalizzarsi a seconda delle opportunità; poi all’irrompere dei Verdi, sempre alleati con l’Spd. Sino alla recente inclusione dell’irrequieta Linke.

Il tutto senza incorrere nella frammentazione politica della realtà italiana. A dimostrazione che laddove le culture politiche sono autentiche si riduce automaticamente anche la proliferazione di micropartiti. Un sistema politico in cui le elezioni decidono a quale partito assegnare la cancelleria e non certo, come nella democrazia plebiscitaria di moda, il leader che governerà nei prossimi quattro anni. Anche per questo una figura post ideologica come Angela Merkel può vincere senza dover apparire altro che un leader politico.

Certo, la Germania ha approvato il modo in cui la cancelliera ha gestito la crisi economica; anche se, in campagna elettorale, ha evitato di entrare troppo nel merito di questioni come l’immigrazione, la scuola, la sicurezza. Ma i tedeschi hanno dimostrato di capire che le anomalie, alla lunga, si pagano. Anche, ma non solo, in termini di efficienza.

Così il voto manda in soffitta la grande coalizione, una formula cui, in una democrazia matura come quella tedesca, si dovrebbe ricorrere solo in circostanze eccezionali. In caso contrario, il gioco democratico ne viene , alla lunga, alterato. La Germania lo ha capito e si è regolata di conseguenza.

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