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Bielorussia, la Camera approva la mozione anti-Lukashenko (di Massimiliano Ferraro)

Ad oltre un mese dagli scontri di piazza avvenuti in Bielorussia, la Camera dei Deputati ha approvato la mozione unitaria proposta dal Terzo Polo, che condanna la repressione dei dissidenti al regime di Aleksander Lukashenko. Nel documento presentato dagli onorevoli Bocchino (Fli), Galletti (Udc) e Vernetti (Api), si sottolineano anche le palesi irregolarità che hanno condizionato l’esito delle elezioni presidenziali vinte da Lukashenko.

Il 19 dicembre scorso, le proteste dei candidati democratici contro i brogli avevano dato vita ad una numerosa manifestazione popolare fuori dal Palazzo del Governo di Minsk. Oltre seicento persone, tra cui sei candidati alla presidenza, erano state arrestate e malmenate dalle forze di sicurezza schierate a difesa dell’edificio. Molti dei fermati sono ancora rinchiusi nei centri di detenzione del Kgb bielorusso e rischiano pene fino a quindici anni di carcere.

“Gli episodi avvenuti nelle scorse settimane”, si legge nel testo della mozione, “sono l’ennesimo episodio di violazione delle libertà individuali e dei diritti politici da parte del Governo guidato da Lukashenko: dal 1994 ad oggi si ripetono con frequenza arresti e detenzioni arbitrarie di esponenti dell’opposizione e della società civile”.

Il voto favorevole della Camera impegna quindi il governo italiano a “chiedere all’omologo bielorusso l’immediata scarcerazione di quanti siano stati arrestati a seguito delle manifestazioni politiche del 19 dicembre 2010 e dei giorni successivi, ad agire in sede Ue affinché, fino a quando il Governo bielorusso non abbia intrapreso atti concreti nella direzione della democratizzazione del Paese, siano ripristinate le sanzioni nei confronti della Bielorussia al momento sospese, in particolare il divieto d’ingresso nel territorio dei Paesi dell’Unione europea per 36 alte cariche bielorusse, incluso il Presidente Lukashenko, oltre ad adottare tutte le iniziative necessarie per sostenere le attività delle organizzazioni bielorusse ed internazionali impegnate per l’affermazione delle libertà e dei diritti umani in Bielorussia”.

La netta presa di posizione dell’Italia arriva comunque decisamente in ritardo rispetto alle più tempestive proteste giunte da altri paesi europei. Anche il premio Nobel per la Pace, Lech Walesa, ha recentemente espresso solidarietà al popolo bielorusso, vessato dal regime dell’ultima dittatura d’Europa. «Viviamo nell’epoca di internet, dei telefoni cellulari e delle antenne satellitari – ha detto Walesa -. In Tunisia la gente ha comunicato attraverso internet e il presidente ha dovuto fuggire dal Paese. Presto o tardi, vedremo la stessa cosa in Bielorussia. Lukashenko può rinchiudere la gente nelle prigioni ma non potrà fermare la lotta per la libertà e per la democrazia».

Massimiliano Ferraro

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