PortaleFVG

ULTIMISSIMA - RESTA AGGIORNATO

↑ Grab this Headline Animator

ilGiornaledelFriuli.net L'informazione aggiornata in tempo reale e gratuita con più di 159mila pagine on line e più di 546mila lettori abituali. Il più diffuso e interattivo quotidiano on line del Nord Est con testa e mani libere. PER LA VOSTRA PUBBLICITA', PER RICHIEDERCI SERVIZI SPECIALI E OGNI ALTRA ESIGENZA TELEFONARE AL NUMERO UNICO 348 0057659. Indirizzo unico di posta elettronica direttore@ilgiornaledelfriuli.net. Indirizzo di Posta Elettronica Certificata postmaster@pec.ilgiornaledelfriuli.net

Sabrina Fara, l’inchiesta è un flop. La giornalista di Sardegnareporter.it annaspa in un mare di guai e continua a prenderle dialetticamente di santa ragione dal direttore Alberto di Caporiacco

Continua il botta e risposta tra il nostro direttore Alberto di Caporiacco e Sabrina Fara, giornalista di Sardegnareporter.it.

Oggi il quotidiano on line sardo ha pubblicato un articolo, inviato in conoscenza in anteprima al nostro giornale (la versione pubblicata on line è leggermente difforme). Lo riprendiamo in grassetto nero, intervallato da considerazioni e chiose in grassetto rosso del nostro direttore.

Più querele per tutti! Alberto di Caporiacco denuncia l’Ordine dei giornalisti e minaccia Sardegna Reporter
Già il titolo è impreciso e calunnioso.
Non ho denunciato l’Ordine dei Giornalisti, bensì il suo Presidente Nazionale che è un ‘primus inter pares’, risultando un iscritto all’Ordine. Dal punto di vista penalistico il sig. Vincenzo Iacopino è un privato cittadino, uguale davanti alla legge.
Non ho minacciato Sardegna Reporter. Al momento ho proceduto a denunciare una collaboratrice del quotidiano, come descritto in un articolo. Esercitare un diritto non configura alcuna minaccia. La minaccia, poi, presuppone un ‘danno ingiusto’. Se la collaboratrice del quotidiano sarà prosciolta, in istruttoria o a seguito di processo, leggeremo a suo tempo le motivazioni.
Il direttore del Giornale del Friuli, Alberto di Caporiacco, non demorde. Dopo la nostra inchiesta e la conseguente denuncia dell’Ordine nazionale dei giornalisti passa al contrattacco e rilancia. Attaccando tutto e tutti.
Non attacco tutto e tutti. Semplicemente mi difendo e, comunque, non vedo perché condurre la questione sul piano personale. Io sono un giornalista, dirigo un giornale. La testata ha una sua autonomia, l’editore è ancora qualcosa di diverso e a sua volta autonomo. Il corso di cui si parla non è stato organizzato da Alberto di Caporiacco, ma dalla impresa editoriale che pubblica una testata (che ha una sua autonoma proprietà) e per la quale io evidentemente lavoro. Io mi difendo se attaccato personalmente. La ‘inchiesta giornalistica’ è un attacco alla mia persona e non alla testata, né all’editore. E così pure l’iniziativa di Iacopino, posto che la responsabilità penale è individuale e Iacopino ha scritto pure al Consiglio Regionale dell’Ordine, è un attacco personale. Iacopino curiosamente lascia fuori dalla sua iniziativa sia la testata che l’editore. Contro le quali non avrebbe alcun potere. Al massimo una testata e un editore a Iacopino possono fare una sonora pernacchia.
Arrampicandosi su lisci specchi e irti colli, gridando alla macchinazione e alla tesi complottista, anziché ammettere le sue responsabilità, denuncia per calunnia il presidente nazionale Odg, Enzo Iacopino, e minaccia querele a destra e a manca.
Vedansi le considerazioni svolte in precedenza in riferimento alle ‘minacce’.
Al giornalista poco o nulla sembra importare della legge istituiva della professione, che dal 1963 non prevede in nessun caso la vendita di corsi di formazione finalizzati all’iscrizione all’albo pubblicisti. Né l’impegno a scrivere gratis per due anni di fila, come preteso dal Giornale del Friuli.
Il termine ‘vendita’ è del tutto improprio. Allora le Università ‘venderebbero’ corsi universitari? A un corso, sino a prova contraria, ci si iscrive pagando un corrispettivo. Il fatto di scrivere gratis è una colossale bugia. I collaboratori saranno regolarmente retribuiti. Sabrina Fara non ha capito nulla del mio tentativo di spiegarle (nel documento FAQ) il significato di ‘partita di giro’. Per partita di giro si intende il risultato contabile di una operazione, al termine della quale il risultato è zero.
La partita di giro è un incasso o pagamento che trova contropartita in un correlativo obbligo di versamento o diritto di riscossione. Nelle aziende sono esempi di partite di giro: l’imposta sul valore aggiunto, le trattenute previdenziali e sociali a carico dei dipendenti, le ritenute fiscali effettuate dai sostituti di imposta, le spese rimborsabili anticipate per conto di terzi. In ogni caso tali partite non esplicano alcuna influenza sul risultato economico della gestione. Per altro esse possono tradursi in un vantaggio o in un gravame finanziario, in relazione alle disponibilità finanziarie temporaneamente generate o assorbite.
Sabrina Fara espone la teoria che la legge istitutiva della professione non prevede la ‘vendita’ di corsi di formazione finalizzati all’iscrizione all’albo pubblicisti. Le rammento che ci sono due dottrine di pensiero. Secondo la prima (alla quale evidentemente aderisce Sabrina Fara) tutto ciò che non è espressamente previsto dalla legge deve intendersi vietato. Per la seconda (alla quale aderisco io) è permessa ogni cosa che non è espressamente vietata dalla legge (con correlata sanzione penale o amministrativa: ‘nullum crimen sine lege’).
Sono due pareri diversi. Rispetto ovviamente la teoria di Sabrina Fara, pur permettendomi di giudicarla strampalata. Non si comprende bene quale sarebbe l’autorità che avrebbe il potere di ‘far chiudere’ a Il Giornale del Friuli il suo corso. Noi andiamo avanti e attendiamo serenamente che l’autorità giudiziaria ci notifichi un provvedimento di sospensione o di interdizione del corso, comminando le relative sanzioni.

Come nel migliore teatro dell’assurdo, Alberto di Caporiacco nel suo esposto, presentato alla procura di Udine, arriva persino a definirsi quale “coraggioso innovatore di un sistema incrostato e incancrenito e di una legge vecchia di 52 anni”. Il presidente Iacopino, invece, reo di aver chiesto alle Procure di Udine e Trieste di attivarsi per gli accertamenti di competenza, è colui che con la sua “odiosa iniziativa, imparzialità e arroganza” gli ha rotto le uova nel paniere “sapendolo innocente” e facendosi nostro complice.
Premesso che Iacopino dimostra di avere scarse conoscenze della procedura penale, posto che l’impresa editoriale ha sede nella circoscrizione giudiziaria sottoposta al Tribunale di Udine, sicché il tentativo di mobilitare la Procura di Trieste rimarrà privo di qualsiasi effetto ed è una dimostrazione di ‘ignoranza giuridica’, continuo a non comprendere in cosa consisterebbe l’ipotesi di reato. Se ci si rivolge a una Procura non lo si può fare a casaccio. Bisogna avere nella propria mente l’idea di un reato che sarebbe stato commesso, diversamente si calunnia un individuo. Per quanto riguarda la ‘complicità’ tra Sardegnareporter.it e Iacopino questa mi pare evidente. Il 28.6.2015 è comparso un timido articolo su Sardegnareporter.it, privo di qualsiasi riferimento alla mia persona e alla testata giornalistica. Successivamente, dopo aver ottenuto la ‘copertura’ del Presidente Nazionale dell’Ordine in data 15.7.2015 (Iacopino dovrà anche spiegare come ha ceduto documentazione evidentemente riservata a una testata giornalistica per la sua pubblicazione, contemporaneamente evitando qualsiasi rapporto con “Il Giornale del Friuli” e la mia persona, ovvero agendo a nostra e mia completa insaputa), Sardegnareporter.it è uscito allo scoperto pubblicando due diverse versioni (4.8.2015 e 6.8.2015) di un articolo, facendo nomi e cognomi. La prova di una collusione e di un previo accordo, nonché di un esercizio arbitrario, parziale e fazioso del ruolo di Presidente Nazionale dell’Ordine da parte di Iacopino è manifesta.
Genio incompreso, Alberto di Caporiacco se la prende anche con me, colpevole di avergli chiesto delucidazioni sul suo innovativo metodo e di aver sollevato il caso e con il collega Gian Piero Pinna, complice nell’aver pubblicato i miei articoli. Neppure il direttore di Sardegna Reporter, Gian Franco Fadda, responsabile di aver dato spazio alla vicenda, è esente da colpe. Le minacce di querela piovono per tutti.
Mai nominato da me il direttore Gian Franco Fadda.
Il direttore del Giornale del Friuli oltre alla diffamazione, ci accusa persino di aver violato il diritto all’oblio, per aver osato ricordare il suo arresto risalente al 2013, sopraggiunto a seguito di una condanna definitiva causata dai reati di falso e calunnia.
Qui sarebbe bene lei prendesse visione di pronunce della Corte di Cassazione sulla necessità di ‘continenza’ tra il riportare una notizia e il riportare fatti riguardanti la vita di una determinata persona che con quel fatto specifico non ha nessuna attinenza. Attualmente io risulto essere stato definitivamente condannato (condanna irrevocabile il 31.10.2008) per fatti totalmente estranei all’esercizio di attività giornalistici, ma attinenti bensì alla mia attività politica, per i quali pendono miei ricorsi sia in Cassazione che, prossimamente, alla Corte Europea dei Diritti Umani, con ipotesi addirittura che la condanna in realtà non sia definitiva e che io abbia – nel frattempo – pagato ingiustamente. Non è qui il caso di tornare sulla vicenda che non c’entra nulla con il corso di giornalismo che tanto la irrita, ma mi consenta solo di sottolineare un fatto: non è evidentemente normale che una persona sia stata condannata irrevocabilmente il 31.10.2008 e la giustizia italiana bussi alla sua porta per fargli espiare la pena soltanto il 27.2.2013. Questo dovrebbe indurre a una qualche riflessione.
L’errore clamoroso in cui è incorso Sardegnareporter.it (che ha frettolosamente cercato di far sparire le prove di un tanto) è stato quello di scrivere (il 4.8.2015, prima versione dell’articolo) che io mi sono ‘portato a casa nel 2013’ una condanna penale. L’asserzione è falsa e diffamatoria poiché la condanna risale al 2008, come da certificato penale che tengo a completa disposizione di Sabrina Fara e di chiunque. Siccome tutta la costruzione della sua tesi è che io sarei un delinquente abituale, poiché l’organizzazione del corso sarebbe un delitto (Iacopino lo ritiene fatto penalmente rilevante), appare chiara l’intenzione di Sabrina Fara di dimostrare che questo di Caporiacco è un delinquente abituale che, appena due anni fa (2013: fatto falso), si era ‘portato a casa’ una condanna. E adesso organizza un corso ‘illegittimo’. Dunque un recidivo. Naturalmente Fara e Iacopino si sostituiscono ai giudici, ‘anticipando’ un verdetto. Se mai ci sarà. Auguri!
In un articolo pubblicato sul suo giornale, Alberto di Caporiacco arriva anche a definirci dei “poveretti”, che non sanno nulla di giornalismo e ci invita a frequentare i suoi corsi per capire cosa sia un giornalista e cosa s’intenda per testata giornalistica. Nel suo delirio di onnipotenza, sostiene addirittura che io mi sia macchiata del reato di sostituzione di persona e di aver carpito informazioni in maniera fraudolenta. In realtà, ho letto l’annuncio pubblicato su internet, ho chiesto informazioni via mail, con nome e cognome, e ho ricevuto dettagliata risposta. Ma tant’è.
Indubbiamente mi sono riferito a dei ‘poveretti’, ma non ho fatto nomi e cognomi. Noto che lei si identifica in detta categoria e ne prendo atto.
Dire che io possa avere un “delirio di onnipotenza” è senza dubbio una ingiuria. Spero se ne renda conto. L’ingiuria sussiste per il fatto che lei mi ha inviato questo articolo via e-mail, quindi comunicando con me. Se un domani l’articolo venisse pubblicato si concreterebbe la diffamazione. Sardegnareporter.it ha inteso pubblicare detta frase e risponderà nelle sedi competenti per quella che io ritengo una offesa alla mia dignità e onorabilità. Sabrina Fara la considera un’altra minaccia? Faccia pure.
Sabrina Fara non ha firmato l’originaria e-mail inviata al nostro giornale. La stessa proviene semplicemente da un indirizzo e-mail sabrinafara@yahoo.it che potrebbe essere di chiunque. Spesso per indirizzi e-mail si utilizzano nickname. Nella prassi non sussiste che gli utenti internet utilizzino sistematicamente i propri nome e cognome reali. Non vi è alcun obbligo di legge. Se fosse libero e disponibile potrei scrivere da un indirizzo napoleonebonaparte@yahoo.it e non per questo significa che io così mi chiami.
Sabrina Fara in ogni caso non ha fatto presente di essere iscritta all’Ordine. Si è invece finta persona desiderosa di iscriversi all’Ordine e dunque interessata ad iscriversi, chiedendo informazioni e delucidazioni. La e-mail è stata scritta da una persona che tendeva chiaramente a manifestarsi come ‘aspirante giornalista pubblicista’. In questo sta l’inganno. Se la Fara avesse voluto giocare a carte scoperte avrebbe potuto scrivermi una lettera in cui, presentandosi come una collega, poteva contestare tranquillamente la legittimità del corso, richiamandomi a quella che secondo lei sarebbe l’osservanza dell’art. 35 della legge istitutiva dell’Ordine, eventualmente prefigurando – in caso di mia inottemperanza – inchieste giornalistiche, segnalazioni, denunce e quant’altro. Al di là del fatto che – ripeto – non ho nulla da imputarmi e ritengo di essere completamente nel giusto, la sua iniziativa ha avuto il sapore di un autentico e immotivato ‘agguato’. Oltretutto nei confronti di un collega, quindi venendo meno a quelle regole auree di solidarietà e di colleganza che dovrebbero portare gli appartenenti a una categoria professionale ad aiutarsi e collaborare per il prestigio della professione e non a farsi la guerra. Se ci aiutiamo e supportiamo a… correggerci a vicenda mi pare ne guadagniamo tutti. A meno che la Fara non interpreti l’appartenenza all’Ordine come un vivere nella giungla dove la mors di un collega consegua come automatismo la sua vita. Qualcuno le spieghi che geograficamente Friuli e Sardegna sono piuttosto lontani e non c’è ombra di concorrenza territoriale.
Giudico, comunque si voglia vedere la vicenda, un fatto disdicevole che si aggredisca comunque una testata giornalistica e un giornalista senza aver speso prima del tempo, pacatamente, a ‘spiegargli’ che quello che sta facendo è, eventualmente, un errore.
Sottolineando comunque che io ritengo di essere nel giusto e di non aver alcun bisogno di essere ‘corretto’ o ‘bacchettato’.
Tra una minaccia di querela e l’altra, intanto, continuando dritto per la sua strada lastricata di acume, il giornalista annuncia la prosecuzione senza se e senza ma del suo metodo di formazione dedicato agli aspiranti giornalisti pubblicisti e invita gli interessati a iscriversi al corso. In tanti lo avrebbero già fatto, pagando e prestando il proprio lavoro gratuitamente in cambio di consigli utili per imparare il mestiere e ottenere il tesserino.
Qui do alla Fara una notizia che probabilmente le lascerà l’amaro in bocca. Tutti i corsisti attualmente iscritti mi hanno espresso solidarietà per quanto accaduto e proseguono, come se nulla fosse, la loro esperienza. Anzi, abbiamo nuove richieste di iscrizione nonostante il periodo ferragostano. L’unica ‘chance’ che avrebbero (uso il plurale, riferendomi a Fara e Iacopino) sarebbe ‘intercettare’ i corsisti e convincerli a proporre una querela per truffa nei confronti del giornale. Lo si faccia allora, assumendosene le responsabilità. Sabrina Fara, peraltro, non si rende conto di una cosa: il momento della verità sarà quando i corsisti, al termine del biennio, presenteranno la documentazione per ottenere, ai sensi dell’art. 35 della legge istitutiva, l’iscrizione nell’elenco pubblicisti. Sarà quello il momento in cui verificare se i Consigli regionali di riferimento (abbiamo iscritti non solo del FVG) rifiuteranno di dar corso all’iscrizione sospettando o dichiarando la ipotetica falsità della documentazione presentata. Ricordo che una certificazione di un direttore, così come pure documenti contabili, fanno pubblica fede sino a querela di falso. Poichè la dichiarazione direttoriale costituisce presupposto per l’iscrizione all’Ordine, il direttore in quel momento è un pubblico ufficiale fidefacente. Staremo proprio a vedere.
Tutti i dettagli dell’offerta si possono trovare tranquillamente on line. Insieme con quelli del tribunale di sorveglianza di Trieste che, con ordinanza del 20 maggio 2014, ha definito Alberto di Caporiacco “non socialmente reinseribile”. Un neo non da poco per un direttore di testata che pretende di formare i futuri professionisti dell’informazione italiana, innalzandosi a professore rivoluzionario.
Anche qui Sabrina Fara opera in modo malizioso. Sono io stesso che ho pubblicato brani di quell’ordinanza e l’ho fatto per stigmatizzare l’illogicità del comportamento di alcuni magistrati. Costoro a marzo 2014 mi hanno concesso uno sconto di pena di 90 giorni e a maggio 2014 mi hanno definito – a 8 giorni dal fine pena – ‘non socialmente reinseribile’, sancendo quindi contraddittoriamente che l’espiazione della pena non avrebbe conseguito il suo fine rieducativo. Purtroppo per loro sono completamente libero e non vincolato in alcun modo, in palese contraddizione con la loro affermazione che postulerebbe una qualche forma di ‘vigilanza’ dell’autorità giudiziaria sui miei comportamenti. Anche per questo fatto, risultando illogico, contraddittorio e diffamatorio il contenuto dell’ordinanza di maggio, è in gestazione un mio esposto a Bologna (contro i magistrati della circoscrizione CdA di Trieste; la competenza territoriale è a Bologna) su cui terrò informati i lettori e anche Sabrina Fara, se crede. Se la Fara riterrà di scavare nel mio passato scoprirà che sono stato consigliere comunale e provinciale di Udine, assessore alla cultura del Comune di Udine, amministratore di vari enti, sono autore di libri di storia del Friuli, sicché mettere in luce l’unica condanna penale in cui una persona è incappata in 56 anni di vita (peraltro per motivi politici legati al diritto a liberamente candidare e alla denuncia di evidentissimi brogli elettorali) mi pare intellettualmente disonesto.
Sulla mia condanna, peraltro, ci sarebbe molto da scrivere e ne scriverò, sia certa, appena tutto si sarà concluso, viste le pendenze di Cassazione e presumibilmente CEDU.
E, in ogni caso, lancio una provocazione: per quale motivo l’Ordine dei Giornalisti, facendo leva su quella dichiarazione di ‘non reinseribilità sociale’, non prova a sbattermi fuori dall’Ordine? Perché non cercano un appiglio, un cavillo? Potrebbe essere una simpatica idea. Ma anche qui l’opera sarebbe incompleta: potrebbero sbattere fuori Alberto di Caporiacco ma non cancellare dal web Il Giornale del Friuli. Cosa che nessuna autorità, credetemi, può fare. Quindi il corso che tanto infastidisce Sabrina Fara e Iacopino continuerebbe comunque. Corso che – detto per inteso – non rappresenta un provento economico interessante per il giornale, data l’esiguità della cifra richiesta per l’iscrizione. Potremmo interromperlo, ma a questo punto andiamo avanti per mero puntiglio, molto prosaicamente ‘alla faccia di chi ci vuol male’. Attendendendo serenamente eventuali provvedimenti a carico nostro e del giornale.
Purtroppo non è più esperibile nemmeno un procedimento disciplinare per i fatti inerenti la mia condanna penale (fatti non inerenti la professione giornalistica), essendo il tutto prescritto per legge. La condanna è infatti irrevocabile dal 31.10.2008. Sono ormai passati quasi 7 anni, 2 più dei 5 previsti. Dirò di più, anche se mi rendo conto di infierire su Sabrina Fara: persino per la ‘legge Severino’ sono perfettamente candidabile a qualsiasi carica elettiva. Pensate un po’ alle peculiarità di un ‘non socialmente reinseribile’…
Ma le domande adesso sono: Il presidente Odg, Enzo Iacopino, come si comporterà? E l’Ordine regionale del Friuli Venezia Giulia, al quale Alberto di Caporiacco è iscritto dal 1977, avvierà un procedimento disciplinare per verificare la posizione del giornalista? Il quesito è già stato posto al presidente regionale, Cristiano Degano. Siamo in attesa di risposta, ci avvisano che arriverà dopo le ferie, a partire dal 31 agosto.
Anzitutto ravviso una sistematica predisposizione di Sabrina Fara agli agguati e alle ‘cose di nascosto’. Perché non mi invia la sua missiva al presidente Cristiano Degano? Di che cosa ha paura? La devo chiedere io esercitando il diritto di accesso ad atti amministrativi che mi riguardano? Si rende conto che se non mi fossi mosso io la segnalazione del presidente Iacopino non sarebbe stata da voi di Sardegnareporter.it pubblicata? E invece siete stati costretti a pubblicarla per dimostrare che ero stato denunciato. Oltretutto complicando la vita a voi e a Iacopino, ma questo è un altro discorso.
Attendo quindi che Sabrina Fara mi invii la sua lettera a Cristiano Degano e spero che non mi costringa ad acquisirla direttamente da Degano.
Anche qui – in ogni caso – la Fara ‘toppa’. Pensa di conoscere bene la legge istitutiva dell’Ordine, ma dovrebbe guardarla con attenzione. Iacopino ha scelto la via del procedimento penale nei miei confronti, innescando le Procure di Udine e di Trieste (sulla ‘tavanata’ di innescare Trieste già ho detto). Ciò provoca una paralisi di qualsiasi procedimento disciplinare ‘domestico’ dell’Ordine in quanto prima deve essere definita la vicenda penale (si badi bene: con tre gradi di giudizio, quando non vi sia un proscioglimento in istruttoria o addirittura – come teorizzo e badi che la terrò informata – una NON ISCRIZIONE DEL MIO NOMINATIVO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI PER INSUSSISTENZA ‘A PRESCINDERE’ DI QUALSIASI IPOTESI DI REATO).
Le trascrivo il punto: (art. 58) …”Nel caso che per il fatto sia stato promosso procedimento penale, il termine suddetto (i 5 anni di cui le dicevo, prescrizione, nota mia) decorre dal giorno in cui è divenuta irrevocabile sentenza di condanna o di proscioglimento.”
Iacopino è stato davvero furbo. Ha trovato un modo per lavarsi pilatescamente le mani (scommettiamo farà altrettanto Cristiano Degano che non più tardi del 28.6.2015 teneva con me amabilmente una conferenza al ‘Festival del Giornalismo’ di Ronchi dei Legionari benché io sia ‘socialmente non reinseribile’…).
La pensata di Iacopino è stata quella di scaricare tutto sull’autorità giudiziaria inquirente penale aspettandone tempi ed esiti. Per poi eventualmente fare qualcosa.
Ma Sabrina Fara, naturalmente, si dimentica una cosa. Per il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, Iacopino ha denunciato me e io ho denunciato Iacopino. Tutti e due, in linea teorica, ci troviamo con un procedimento penale a rispettivo carico. In attesa che la magistratura faccia chiarezza. Non è il caso di avere eccessivi pruriti sulla vicenda. Bisogna armarsi di pazienza. Certo, per la concezione giustizialista appalesata da Sabrina Fara potrà risultare irridente che il corso vada tranquillamente avanti e non ci sia nessuno – allo stato – che possa interromperlo o annullarlo. Le darà fastidio anche che io continui a dirigere il giornale e che questo sia visibile on line. Provate a pensare a quanta pazienza ho io che per fatti ipotetici di reato risalenti al 2004 fui condannato definitivamente nel 2008, vidi la giustizia bussare alla mia porta nel 2013 ritornando cittadino libero il 29.5.2014. Ho davvero tanta, tanta pazienza, credetemi.
La consiglio anche a Sabrina Fara. Non abbia fretta.
To be continued
Sul fatto del ‘to be continued’ la Fara ha perfettamente ragione. La prenderà come una minaccia, anche se non lo è, ma garantisco di certo una cosa: tutte le persone che incrociano le armi dialettiche nei miei confronti sono destinate a ricordarsi del sottoscritto. Nel senso che o si è perfettamente attrezzati per farlo oppure il rischio è quello di scontrarsi contro un treno in corsa.
Domandina maliziosa finale: Sabrina Fara si è chiesta per quale motivo i tre principali organi di stampa diffusi in FVG, nonostante siano a perfetta conoscenza della sua segnalazione, della denuncia di Iacopino e delle controiniziative mie, si siano ben guardati dal dedicare un solo rigo alla vicenda? Se lo chieda.

Sabrina Fara

Alberto di Caporiacco

Print Friendly

ULTIMISSIMA - RESTA AGGIORNATO

↑ Grab this Headline Animator

Lascia un commento

Nota: i commenti sono sottoposti a moderazione, la pubblicazione potrebbe essere ritardata di qualche ora

Giornale del friuli