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Quelle strane procedure dell’Ufficio GIP del Tribunale di Udine ovvero “ti notifichiamo il decreto di archiviazione solo se… ci gira, altrimenti arrangiati”.

direttore

La coltellata del direttore Alberto di Caporiacco è oggi dedicata al malato pianeta giustizia.

L’attivismo di MATTEO RENZI è visibile, ma il Presidente del Consiglio dei Ministri – che ha da poco celebrato l’anno del suo governo – non mette ancora mano nell’autentico punto dolente italiano, rappresentato dal pianeta Giustizia.

Da cultori del diritto e da giornalisti portiamo un significativo esempio, rappresentato dal comportamento dell’Ufficio GIP (l’acronimo sta per Giudice per le Indagini Preliminari) del Tribunale di Udine.

Breve ripassino di diritto per chi non è pratico: come è noto qualsiasi cittadino italiano può presentare una denuncia o un esposto o una querela, indirizzando il suo scritto al Procuratore della Repubblica della circoscrizione giudiziaria di riferimento. Questi, come atto dovuto, aprirà un fascicolo e svolgerà le indagini preliminari nel tempo di sei mesi, iscrivendo la notizia di reato a noti o a ignoti, a seconda se il denunciante/esponente/querelante abbia indicato l’autore del supposto reato oppure no.

Esiste, peraltro, una possibilità diversa, ovvero l’iscrizione a Mod. 45, che è il registro degli ‘atti non costituenti notizia di reato’. Qui finiscono quelle denunce che, ictu oculi (a colpo d’occhio), non configurano alcun reato penalmente perseguibile.

Bene. Ai sensi dell’art. 408, secondo comma, codice procedura penale, il denunciante/esponente/querelante può chiedere di essere informato qualora il Pubblico Ministero responsabile del fascicolo d’indagine richieda l’archiviazione.

Domanda: quando il PM può richiedere l’archiviazione?

Risposta: quando la notizia di reato risulta INFONDATA. Ma quell’ “infondata” che cosa significa? Semplice: gli elementi acquisiti nel corso delle indagini preliminari non sono idonei a sostenere l’accusa in giudizio. Ossia: il PM richiede l’archiviazione perché ritiene di non avere in mano ‘carte valide’ per poter sostenere l’accusa in giudizio. Ossia: magari il reato c’è, ma non c’è quella ‘prova regina’ in mano (nè – il PM ritiene – di poterla acquisire in dibattimento) per poter giungere alla condanna del supposto reo.

Vi è tuttavia una garanzia per il denunciante/esponente/querelante. Se questi ha chiesto, ai sensi dell’art. 408, secondo comma, codice procedura penale, di essere informato della presentazione da parte del PM di richiesta di archiviazione, si può opporre.

Con l’opposizione, a pena di inammissibilità, si deve: 1) RICHIEDERE LA PROSECUZIONE DELLE INDAGINI PRELIMINARI; 2) INDICARE L’OGGETTO DELL’INVESTIGAZIONE SUPPLETIVA; 3) INDICARE I RELATIVI ELEMENTI DI PROVA.

A questo punto la ‘palla’ è nelle mani del GIP, il quale, qualora ricorrano due concomitanti circostanze: 1) INAMMISSIBILITA’ DELL’ATTO DI OPPOSIZIONE, sommata a 2) INFONDATEZZA DELLA NOTIZIA DI REATO, procede all’archiviazione ‘de plano’, restituendo gli atti al PM.

Se, invece, non ricorrono le precitate due concomitanti circostanze, il GIP è “costretto” a non ‘compiacere’ il PM, fissando udienza in camera di consiglio alla quale avranno facoltà di partecipare l’indagato (se individuato) e la persona offesa dal reato.

Va da sè che se il GIP fissa udienza in camera di consiglio ci troviamo di fronte a una di queste due ipotesi:

A) ATTO DI OPPOSIZIONE AMMISSIBILE (quindi la persona offesa ha ‘centrato’ il suo atto di opposizione) + FONDATEZZA DELLA NOTIZIA DI REATO, così ritenuti dal GIP;

B) ATTO DI OPPOSIZIONE INAMMISSIBILE, ma purtuttavia FONDATEZZA DELLA NOTIZIA DI REATO. Il GIP, in questo caso, non condivide l’assunto del PM.

Non vi potrà mai essere il caso C) ossia ATTO DI OPPOSIZIONE AMMISSIBILE unito a INFONDATEZZA DELLA NOTIZIA DI REATO. Sarebbe una contraddizione in termini. Infatti con l’atto di opposizione la persona offesa deve indicare l’oggetto della investigazione suppletiva e i relativi elementi di prova. Ma se la notizia di reato è infondata la persona offesa potrà ben indicare una marea di elementi di prova che, tuttavia, sarebbero destinati a provare un… reato inesistente.

Va da sè che la stessa fissazione, da parte del GIP, dell’udienza in camera di consiglio dovrebbe – a rigore di legge – rappresentare una “autostrada” al rigetto, da parte dello stesso GIP, della richiesta di archiviazione presentata dal PM. Ma non sempre è così. Anzi, l’esperienza dimostra che nella maggior parte dei casi l’udienza in camera di consiglio è un mero ‘teatrino’, un contentino dato alla persona offesa che ha scritto un “bell’atto di opposizione”. Ma poi alla fine il GIP ‘compiace’ il PM procedendo all’archivazione.

Tutta questa premessa per arrivare al punto dolente, rappresentato dagli strani e altalenanti comportamenti dell’Ufficio GIP del Tribunale di Udine.

Il quale, a seconda se gli gira o meno (un’altra ipotesi non ci sembra francamente formulabile), notifica alla persona offesa il decreto di archiviazione del GIP, ma anche no.

Abbiamo raccolto personalmente una ricca casistica con GIP che, in calce al decreto, dispongono la notificazione, oppure nulla dicono, rimettendo alla Cancelleria l’eventuale comunicazione del decreto alla persona offesa che si era opposta alla richiesta di archiviazione del PM.

Così, è evidente, non può funzionare la giustizia in Italia e, in particolare, a Udine.

E quindi (tertium non datur):

1) O la notifica alla persona offesa opponente E’ SEMPRE DOVUTA e, se non è effettuata, ci troviamo di fronte alla omissione di un atto di ufficio (individuare se la responsabilità sia del GIP o del Cancelliere non importa, in questa sede, acclararlo).

2) O la notifica alla persona offese opponente NON E’ DOVUTA e, se è effettuata, le spese di notifica (diritti dell’Ufficiale Giudiziario o mera spedizione postale della raccomandata avviso di ricevimento atti giudiziari) costituiscono un DANNO ERARIALE che potrà essere valutato dall’organismo preposto, ovvero la Procura della Corte dei conti.

Ai nostri lettori la doverosa informazione che nei prossimi giorni, raccogliendo una documentazione di supporto, presenteremo il problema al Presidente dell’Ufficio GIP del Tribunale di Udine al quale richiederemo CERTEZZA DEL DIRITTO, nel caso di specie semplicemente sapere se queste benedette notifiche siano ATTO DOVUTO o MERA CORTESIA CONFIGURANTE DANNO ERARIALE. Con le conseguenze che la risposta che otterremo (o non otterremo) comporterà.

Sottolineiamo che quanto sopra descritto non avviena a Casoria o a Santa Maria Capua Vetere, né a Selinunte. Ma a Udine.

Ci piacerebbe, sul punto, conoscere l’opinione del neo Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Udine Maurizio Conti.

ALBERTO di CAPORIACCO

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