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Pubblichiamo il testo integrale della denuncia per calunnia presentata dal nostro direttore Alberto di Caporiacco nei confronti del Presidente Ordine Giornalisti Vincenzo Iacopino

Si precisa che sono state presentate due distinte denunce, una alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Udine e una presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trieste.

PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI UDINE
ESPOSTO-DENUNCIA NEI CONFRONTI DEL PRESIDENTE DELL’ORDINE NAZIONALE DEI GIORNALISTI SIG. VINCENZO IACOPINO CON RICHIESTA DI VALUTARE L’IPOTESI DI REATO DI CALUNNIA COMMESSA NEI CONFRONTI DEL DIRETTORE RESPONSABILE DEL QUOTIDIANO ON LINE “IL GIORNALE DEL FRIULI” – WWW.ILGIORNALEDELFRIULI.NET ALBERTO di CAPORIACCO
E, IN UNO,
DICHIARAZIONE DI VOLERSI SPONTANEAMENTE PRESENTARE, EX ART. 374 C.P.P., IMMAGINANDO DI ESSERE PERSONA SOTTOPOSTA AD INDAGINI STANTE L’OBBLIGATORIETA’ DELL’AZIONE PENALE
Lo scrivente Alberto di Caporiacco, nato a Udine il 25 agosto 1959, residente e con domicilio dichiarato ai fini delle notificazioni concernenti il presente esposto-denuncia in Colloredo di Monte Albano, Via Braide Bernart 10, illustra quanto segue.
1. Si ha contezza che, in data 15.7.2015, il Presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti sig. Vincenzo Iacopino, nato a Reggio Calabria il 23 ottobre 1948, inviava anche a codesta Procura la nota prot. n. 5546/at che ad ogni buon fine si compiega in allegato.
2. Era accaduto che sul quotidiano on line www.sardegnareporter.it, a firma Gian Piero Pinna (che si è verificato essere iscritto all’Ordine dei Giornalisti – Elenco Pubblicisti – Consiglio Regionale Sardegna) in data 28 giugno 2015 e al link http://www.sardegnareporter.it/inchiesta-cosa-gira-nelle-proposte-per-gli-aspiranti-giornalisti/, era comparso un articolo, sotto il titolo “Inchiesta: Cosa gira nelle proposte per gli aspiranti giornalisti”.
3. L’articolo, scritto in chiaro stile omertoso, non fa alcuna menzione del giornale che avrebbe pubblicato una proposta per gli aspiranti pubblicisti italiani, né rivela l’identità del suo direttore.
4. L’autore Gian Piero Pinna riferisce peraltro dell’attività di una sua collega (anche essa celata dietro un perfetto anonimato).
5. L’articolo del Pinna propone una serie di domande e risposte, simulando artatamente (e ingenerando così il convincimento nel lettore) che l’anonima collega del Pinna abbia sostanzialmente interloquito o intervistato il direttore responsabile di quel giornale (ovvero il sottoscritto).
6. Niente di più falso in quanto non vi è stata alcuna telefonata o incontro tra l’anonima collega del Pinna (le sue generalità, scoperte con estrema facilità, sono quelle di tale Sabrina Fara, iscritta all’Ordine Regionale dei Giornalisti – Elenco Professionisti – Consiglio regionale Sardegna). Né Sabrina Fara ha inviato via e-mail domande affinché lo scrivente direttore de “Il Giornale del Friuli” rispondesse a dette domande per iscritto.
7. Sulla base di quanto comparso su Sardegnareporter.it, quindi, il Presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti sig. Vincenzo Iacopino, inaudita altera parte (nel senso che mai lo stesso o suo delegato ha interloquito con il sottoscritto direttore per ottenere qualsivoglia chiarimento) ha inviato la missiva prot. n. 5546/at anche a codesta Procura, con il chiaro intento di far aprire una indagine penale a carico dello scrivente.
8. La improntitudine dello Iacopino arriva a tal punto che lo stesso non è in grado di ipotizzare una fattispecie di reato che il sottoscritto avrebbe eventualmente commesso, ma si limita all’effettuazione di una segnalazione “per gli accertamenti di competenza con preghiera di comunicare le iniziative che verranno adottate”.
9. Il ragionamento di Iacopino, che proviamo a interpretare, apparirebbe essere il seguente: l’art. 35 della Legge 3 febbraio 1963, n. 69 prevede che un aspirante giornalista pubblicista non debba essere in alcun modo ‘formato’. Egli apparentemente è una sorta di ‘marziano’, già in possesso di tutti i rudimenti e del bagaglio tecnico necessario per poter attivare un rapporto di collaborazione retribuita con una testata giornalistica. L’unico requisito da adempiere per ottenere l’iscrizione all’Ordine in detto Elenco Pubblicisti è quello di collaborare per un biennio, dimostrando di aver appunto conseguito la pubblicazione di un certo numero minimo di articoli (varianti per numero a seconda del Consiglio Regionale di residenza), certificati dal direttore responsabile della testata e regolarmente retribuiti.
10. Ne conseguirebbe, secondo il Iacopino-pensiero, che sarebbe fatto divieto a chicchessia di organizzare corsi per aspiranti giornalisti pubblicisti.
11. L’assunto di Iacopino non sta, come si suol dire, né in cielo né in terra. La pratica e l’esperienza insegnano che chi ha volontà di collaborare per una testata giornalistica reputata e accreditata è spesso privo di qualsiasi bagaglio tecnico minimo per poter anche solo lontanamente cominciare a pubblicare articoli firmati che non debbano essere corretti e riscritti da capo a piedi da parte del direttore responsabile o di un redattore o collaboratore iscritto all’Ordine.
12. Sempre la comune esperienza insegna che le scuole italiane, assolutamente degradate nell’impartire una elementare conoscenza della lingua nazionale, sfornano – anche dopo l’esame di maturità – persone del tutto incapaci di tenere, come si suol dire, una penna in mano. Persino i test di ammissione alle facoltà universitari (quelli in base ai quali numerosissimi studenti ‘maturi’ si rivelano privi di una cultura generale minima e sono poi obbligati a far fronte a debiti formativi puntualmente denunciati) danno risultati del tutto sconfortanti.
13. Il corso offerto da Il Giornale del Friuli punta a far superare agli aspiranti giornalisti pubblicisti tutte le lacune iniziali dovute all’inesperienza, alla non conoscenza di cosa sia un giornale, di come si organizzato, di come le notizie vadano verificate, di quale debba essere la tecnica di composizione di un articolo, di quali novità tecnologiche sia ricca la professione giornalistica, di quali norme deontologiche si debbano osservare una volta ottenuta l’iscrizione all’Ordine, etc. Esigenze elementari, quindi, che anche il Presidente nazionale dell’Ordine Iacopino dovrebbe ben conoscere.
14. Né lo Stato né l’Ordine sopperiscono in alcun modo a queste considerevoli lacune ed ecco che qualcuno deve ben farsene carico, nella fattispecie il nostro giornale il quale – dietro retribuzione per una continua opera di supporto, tutoraggio e indirizzo – si propone di ‘formare’ i futuri giornalisti pubblicisti i quali, quando arriveranno a un grado di preparazione adeguato per poter pubblicare articoli firmati, saranno regolarmente retribuiti per la loro opera giornalistica.
15. Iacopino non riesce a comprendere (in realtà lo comprende benissimo) che è la legge stessa ad assegnare al direttore responsabile di ciascuna testata un ruolo di ‘dominus assoluto’ circa l’attribuzione di una patente di ‘collaboratore’ a un privato cittadino interessato a conseguire l’iscrizione all’Ordine nell’Elenco Pubblicista. E’ il direttore responsabile, infatti, a consentire che un articolo sia pubblicato sulla testata da lui diretta, firmato, e a certificare all’Ordine che detto articolo è autentico. Il documento contabile attestante la retribuzione assolve un compito ugualmente burocratico-certificativo e il compito assegnato all’Ordine dei Giornalisti è meramente notarile. Non sia ha notizia del respingimento dell’istanza di iscrizione all’Ordine – Elenco Pubblicisti di cittadini italiani i quali dimostrino una collaborazione biennale retribuita e certificata da un direttore responsabile. Il direttore responsabile è, per legge, detentore di una sorta di ‘potere di vita o di morte’ nei confronti degli aspiranti giornalisti pubblicisti. La legge ne fa un vero e proprio protagonista di una sorta di ‘caporalato’, per cui un direttore responsabile potrebbe anche arrogarsi il diritto di far scrivere su un giornale un perfetto analfabeta, correggendogli da capo a piedi i testi e consentendogli di firmare detti articoli, con corresponsione di una retribuzione.
16. Il Giornale del Friuli e il suo direttore dicono no a questa iniquità e pretendono, giustamente, che chi collabora, firmando articoli, sulla nostra testata sia in possesso di doti più che elementari di padronanza della lingua italiana, conoscenza dei rudimenti della professione giornalistica, basi di “cucina redazionale”, conoscenza delle nuove tecnologie, sistemi di verifica della notizia, modalità di rapportarsi con le fonti giornalistiche, individuazione di criteri di veridicità e bontà delle notizie, etc.
17. In questo si sostanzia il ‘delitto’ o il ‘misfatto’ compiuto da Il Giornale del Friuli.
18. La vicenda ci pare palesemente assurda. L’arroganza dello Iacopino giunge, in buona sostanza, al punto di negare diritti costituzionalmente garantiti quali quelli della libertà di iniziativa. Chiunque, sino a prova contraria, può organizzare corsi – a pagamento o gratuiti – per ‘imparare’ qualsiasi cosa così come, ovviamente, vige il principio che ogni forma di lavoro deve presumersi regolarmente retribuita a meno che non vi sia una liberatoria e la prestazione sia fornita ‘affectionis vel benevolentiae causa’.
19. L’odiosa iniziativa di Iacopino è volta, appunto, alla negazione di diritti costituzionalmente garantiti e sembrerebbe addirittura negare a una testata giornalistica di effettuare una accurata e opportuna selezione onde ammettere a scrivere sulle proprie colonne soltanto persone meritevoli, che ‘sappiano tenere la penna in mano’ e si dimostrino in possesso di un bagaglio di conoscenze tecnico-giuridiche quantomeno sufficienti riguardanti la professione giornalistica.
20. Dove stia il reato commesso da “Il Giornale del Friuli” e dal suo direttore responsabile Dio solo lo sa ed ecco allora che a parere dello scrivente appare palesemente concretato il reato di calunnia commesso dallo Iacopino, previsto e punito dall’art. 368 c.p.
Sin troppo palesemente lo Iacopino con denunzia, querela, richiesta o istanza, diretta all’Autorità giudiziaria, ha incolpato Alberto di Caporiacco di un reato (anche se non si comprende bene quale, posto che lo Iacopino sostanzialmente demanda a codesta Procura l’individuazione) sapendolo innocente, ovvero simulando a carico del di Caporiacco le tracce di un reato.
Vincenzo Iacopino non è sicuramente una persona ignara o impreparata. Se è arrivato ad essere Presidente Nazionale dell’Ordine ha una sufficiente preparazione, anche nella materia giuridica, che gli fa perfettamente comprendere che “nullum crimen sine lege” e quindi il reato ascritto al di Caporiacco semplicemente non esiste. La segnalazione-denuncia all’Autorità Giudiziaria è quindi, sin troppo scopertamente, effettuata con la finalità odiosa di nuocere ad una testata giornalistica e al suo direttore, coraggiosamente innovatore di un sistema incrostato e incancrenito e di una legge vecchia ormai di 52 anni e bisognosa di essere modificata. Oltretutto Iacopino, in questo modo, svolge in maniera del tutto parziale il proprio alto ruolo, posto che prende per oro colato quanto riportato da Sardegnareporter.it, venendo meno ai principi basilari di un giornalista secondo cui ogni notizia va verificata, con l’obiettivo fin troppo scoperto di nuocere ad altra testata giornalistica e al suo direttore.
Il reato di calunnia, insomma, c’è tutto e controbilancia in maniera diametralmente opposta l’inesistenza di qualsiasi ipotesi di reato a carico de Il Giornale del Friuli e del suo direttore.
Si chiede quindi a codesta Procura di voler perseguire penalmente il Vincenzo Iacopino, chiedendo ai sensi dell’art. 408 c.p.p. di essere informati di una eventuale richiesta di archiviazione presso la residenza e domicilio dichiarati in premessa della presente denuncia.
Altresì lo scrivente, come proposto in epigrafe, chiede espressamente di potersi spontaneamente presentare, in data e orario che gli saranno cortesemente comunicati, per esercitare i diritti previsti dall’art. 374 c.p.p., immaginando di essere persona sottoposta ad indagini stante la segnalazione inviata dallo Iacopino e considerata l’obbligatorietà dell’azione penale.
Con ossequio
Udine, 7 agosto 2015
(firmato in originale raccomandata a.r.)

Allegati 1: segnalazione a firma Vincenzo Iacopino dd. 15.7.2015.

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