PortaleFVG

ULTIMISSIMA - RESTA AGGIORNATO

↑ Grab this Headline Animator

ilGiornaledelFriuli.net L'informazione aggiornata in tempo reale e gratuita con più di 159mila pagine on line e più di 546mila lettori abituali. Il più diffuso e interattivo quotidiano on line del Nord Est con testa e mani libere. PER LA VOSTRA PUBBLICITA', PER RICHIEDERCI SERVIZI SPECIALI E OGNI ALTRA ESIGENZA TELEFONARE AL NUMERO UNICO 348 0057659. Indirizzo unico di posta elettronica direttore@ilgiornaledelfriuli.net. Indirizzo di Posta Elettronica Certificata postmaster@pec.ilgiornaledelfriuli.net

Le ragioni di Sergio Cecotti si scontrano con due incapacità: non saper fare autocritica e non sapere essere un leader (di Alberto di Caporiacco)

direttoreSiamo naturalmente d’accordo con Sergio Cecotti quando grida ‘al lupo, al lupo!’ ammonendo contro la volontà del governo Renzi di far piazza pulita delle autonomie regionali, ‘facendo fuori’ – addirittura – la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia. Ma è necessario dire due cose: anzitutto consigliare ai nostri colleghi giornalisti, ove possibile, di scrivere senza compiere mistificazioni storiche ed effettuare volute dimenticanze. A Sergio Cecotti chiediamo se non sia il caso di fare una severa autocritica, seguita dalla espressa volontà di cominciare ad essere un leader coraggioso, disposto a pagare di persona, cosa che in nessun modo egli sinora è stato.

E prima di occuparci dei pericoli dell’oggi e delle ovvietà del Cecotti-pensiero (che siamo sull’orlo della cancellazione del termine stesso di Friuli credo lo sappiano anche i bambini delle elementari, ma nessuno certamente è disposto a scendere in piazza per questo… i friulani sono fatti così!), riteniamo doveroso ricordare la storia personale di Sergio. Nato il 23 ottobre 1956 (quindi ormai all’anticamera dei 60 anni che andrà a compiere tra un anno giusto giusto), lo troviamo tra gli iscritti del Movimento Friuli (chiedere a Marco De Agostini) in posizione defilata e senza ruoli di primo piano, vale a dire senza il conseguimento di alcuna carica elettiva.

Nel 1993 l’allora padre padrone della Lega Nord Friuli (Roberto Visentin) lo mette in lista (chissà se poi se ne è pentito, vorremmo conoscere la sua risposta) nelle elezioni regionali, circoscrizione di Udine. La Lega fa il boom di voti e anche Cecotti, con non troppe preferenze, fa parte della pattuglia dei consiglieri regionali leghisti (quindi a 37 anni non compiuti).

La legislatura 1993-1998 resterà nella storia della regione come una legislatura da ‘gran casino’, con l’avvicendarsi di addirittura cinque presidenti della Regione (non c’era ancora l’elezione diretta, che debutterà nel 2003): il leghista Pietro Fontanini, il pidiessino Renzo Travanut, la leghista Alessandra Guerra, lui – Sergio Cecotti, ancora ortodosso della Lega Nord – e infine l’ex democristiano Giancarlo Cruder. Sembra un libro di archeologia ma non è così. Arriviamo quindi a giugno del 1998 quando Cecotti (dopo essere stato assessore alle autonomie locali prima di scalzare la Guerra come presidente, peraltro per un brevissimo periodo) decide di non ricandidare in regione (o non viene ricandidato, il risultato comunque non cambia).

Caduto il Comune di Udine con la fine anticipata dell’esperienza Barazza ed esauritisi i tentativi di Montich di tenere in piedi il quadro politico, la capitale del Friuli va alle urne a novembre e qui c’è la genialata di Marco De Agostini e Roberto Visentin i quali lanciano Cecotti come possibile sindaco di Udine, favoriti dal fatto che i candidati opponenti sono impresentabili o comunque deboli. Il riferimento è a Pietro Commessatti (candidato del centro-destra, ma non tutto), Marisanta de Carvalho-di Prampero (candidata di An) e Giovanni Paolo Businello (candidato della sinistra, ma non tutta). La sfida è quella di far arrivare Cecotti al ballottaggio, quindi ‘gambizzando’ in prima battuta o Commessatti o Businello. Il gioco riesce con il ‘sacrificio’ di Businello. La sinistra ‘frana’ su Cecotti, appoggiandolo al ballottaggio e il gioco riesce. Pochi minuti dopo essere divenuto Sindaco (novembre 1998, lo ripetiamo), Cecotti si dimentica del fatto che il suo ‘partito di maggioranza relativa’ è il Movimento Friuli e comincia a subire malie e influenze di… centro-sinistra, divenendo sostanzialmente ‘organico’.

Solo così si capisce il suo sostanziale smarcarsi dalla Lega Nord, la ‘santificazione’ del patto con Illy nel 2003 con la benedizione del vecchio venerando Gianfranco D’Aronco (anche lui bisognoso di una sana autocritica che riteniamo gli sia comunque vietata dall’età avanzata che porta generalmente ad un autosantificazione di sè, oltretutto garantitagli da chi ritiene sia meritevole ospitare suoi scritti, da più di un cinquantennio la fotocopia riproposta con una salsa leggermente modificata ma sempre scipita e stantia). Nel 2003, infatti, il centro-sinistra proporrà un ticket rivelatosi vincente: Illy in regione e Cecotti a Udine. In teoria quei due avrebbero dovuto cambiare l’assetto politico della regione, con una forte connotazione friulanista della capitale del Friuli, ma c’è ancora chi si chiede che cosa sia rimasto dei dieci anni (1998-2008) di Cecotti sindaco di Udine: quali i segni tangibili, quali le opere realizzate degne di essere ricordate, quale l’ “imprinting” etnico-identitario garantito?

Nessuno, come Cecotti (che godeva dell’avvallo di un forte alleato come Illy), ha detenuto un potere così significativo in Friuli, ma non l’ha saputo assolutamente esercitare, fallendo addirittura clamorosamente quando andò a proporsi quale leader partitico proponendo un partito di gommisti, quella ‘Convergenza’ finita assai miseramente alle provinciali di Udine del 2006, sostenendo un candidato battuto (Tonutti) e non portando nemmeno un consigliere provinciale a Palazzo Belgrado.

Stoppato dalla legge che non consente più di due mandati, va comunque riconosciuto a Cecotti di aver quantomeno favorito la continuazione di una esperienza amministrativa di centro-sinistra ‘lanciando’ Honsell per un ulteriore decennio (2008-2018), ma anche in questo caso siamo ad interrogarci su quali siano le significative esperienze compiute dalla città di Udine.

Il ridicolo dell’appello lanciato da Cecotti è, come si può notare dal breve excursus storico che siamo andati compiendo, che egli non si rende conto di avere nei fatti sinora supportato proprio quella parte politica che, con il dittatorello Matteo Renzi, sta cercando di fare piazza pulita dell’Italia delle autonomie, appiattendo e omologando tutto. Sembra di essere ritornati agli anni Sessanta, quando il Pci era ‘internazionalista’ e non ‘localista’ e ancora non era stata fatta opera di convincimento da parte di qualcuno, che curiosamente porta il nostro cognome e che forse è stato nostro padre, nei confronti dei vari Lizzero e Baracetti.

Cecotti, insomma, deve fare autocritica. A voler essere cattivi gli si potrebbe ricordare, comunque, che lui non ha mai rischiato di suo e pagato di persona. Anzi, per propri meriti, ma anche certamente non ostacolata, sua moglie Magda Uliana ha compiuto una prestigiosa carriera all’interno dell’alta burocrazia regionale. Se, insomma, l’autonomismo friulano ha bisogno di un ‘Braveheart’ per infiammarsi e cominciare a credergli, Sergio Cecotti queste stimmate non le ha mai avute, non le ha e mai le avrà. Semmai può essere un gradevole affabulatore in una serata organizzata Ai Colonos dove il pubblico, ‘poccandosi’ di gomito, potrebbe sorridendo dire: “Però, al è stramb ma inteligjent…” Tutti lo siamo nel dire ovvietà, non facendo autocritica.

Alberto di Caporiacco

Print Friendly
Chiavi di ricerca: , , , ,

ULTIMISSIMA - RESTA AGGIORNATO

↑ Grab this Headline Animator

Lascia un commento

Nota: i commenti sono sottoposti a moderazione, la pubblicazione potrebbe essere ritardata di qualche ora

Giornale del friuli