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La giornalista Sabrina Fara di Sardegnareporter.it denunciata per sostituzione di persona

La sostituzione di persona è un reato previsto e punito dall’art. 494 del codice penale che così recita: “Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino ad un anno.”

Questa la premessa. Ora andiamo nel concreto a vedere cos’è accaduto.

Il 27 giugno 2015 giungeva al nostro giornale una e-mail non firmata con una richiesta di informazioni sul corso da noi organizzato per aspiranti giornalisti pubblicisti.

Le informazioni, nonostante l’anonimato dell’interlocutore e l’assoluta assenza di rilascio di dati anagrafici o di contatto (tranne l’indirizzo e-mail che, com’è universalmente noto, non permette mai di risalire con assoluta certezza a un nome e a un cognome), venivano fornite.

Successivamente emergeva che tale Sabrina Fara, nata il 25.8.1977 e iscritta all’Ordine dei Giornalisti – El. Professionisti dal 25.6.2013 – Ordine Sardegna, utilizzava il materiale da noi fornito come segue: in data 28.6.2015 era pubblicato, con contenuto volutamente omertoso, a firma di Gian Piero Pinna (nota 1), un primo articolo su Sardegnareporter.it, con il quale si dava contezza di corso organizzato da un non meglio definito quotidiano; successivamente, in due versioni diverse, la prima del 4.8.2015 e la seconda del 6.8.2015, dopo aver ottenuto ‘copertura’ da parte del Presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti Vincenzo Iacopino (nota 2), era pubblicato un articolo riguardante il nostro giornale e il suo direttore che la magistratura valuterà se costituire diffamazione.

Per redigere i suoi servizi giornalistici Sabrina Fara ha carpito la buona fede del nostro giornale, fingendosi una cittadina comune e quindi dissimulando il fatto che si trattasse – invece – di una iscritta all’Ordine dei Giornalisti.

La prova che l’indirizzo di posta elettronica utilizzato per comunicare con il nostro giornale è davvero di Sabrina Fara è dato da una successiva e-mail del 5.8.2015 con la quale l’ardimentosa collega, evidentemente trionfante per la sua brillantissima inchiesta effettuata sotto l’importante copertura del Presidente Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, indirizzava una beffarda e-mail ad una nostra collaboratrice. Fornendo il link della sua ‘inchiesta’, pubblicata su Sardegnareporter.it.

A nostro avviso ce n’è a sufficienza perché la magistratura, sulla base della denuncia da noi presentata (peraltro perseguibile d’ufficio; non serve la querela) apra un fascicolo a carico della giornalista Sabrina Fara. Per verificare se il fingersi una aspirante pubblicista (dissimulando il suo reale ‘status’ di giornalista professionista) sia condotta idonea a concretizzare il reato di sostituzione di persona.

Davvero strano questo comportamento da parte di chi si erge a moralizzatore dei costumi, oltretutto brancolando nel buio alla ricerca disperata di inesistenti reati commessi da chi si vorrebbe moralizzare, rischiando di essere incriminato per la violazione di una norma penale.

Un successivo capitolo di questa stravagante vicenda estiva vedrà, naturalmente, il nostro giornale e il suo direttore querelare per diffamazione a mezzo stampa la medesima giornalista affinché la magistratura valuti se il contenuto del suo servizio (uscito in due versioni e ‘corretto in corsa’, senza naturalmente però riuscire a nascondere la originaria scritturazione) costituisca fattispecie di reato.

Un solo commento: Mah…

(nota 1) nato il 1.7.1943 e iscritto all’Ordine dei Giornalisti – El. Pubblicisti dal 30.7.2009 – Ordine Sardegna.

(nota 2) denunciato per calunnia dal direttore del nostro giornale Alberto di Caporiacco

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1 Commento

  1. Io sono una cittadina comune e una giornalista professionista. Da cittadina comune ho letto un annuncio sospetto su internet, ho chiesto informazioni via mail, con nome e cognome, e ho ricevuto dettagliata risposta. Da giornalista ho omesso di qualificarmi come tale, non avrei ottenuto risposte alle mie domande, e ho costruito un’inchiesta. Atteggiamento del resto previsto e tutelato dall’articolo 139 del Codice della Privacy, che autorizza il giornalista a non identificarsi e a non rendere l’interessato edotto della finalità della raccolta dei dati quando “ciò comporti rischi per la sua incolumità o renda altrimenti impossibile l’esercizio della funzione informativa”.

    RISPOSTA DEL DIRETTORE
    Cara Sabrina Fara, questa è una tesi difensiva che esporrà alla magistratura inquirente, se del caso. Così come io esporrò le mie tesi difensive essendo stato denunciato dal Presidente dell’Ordine dei Giornalisti Vincenzo Iacopino. A proposito, il coraggio dovrà ben farle difetto. Perché, dopo aver acquisito il documento FAQ che secondo lei comproverebbe non solo un mio illecito disciplinare ma persino un illecito penale, non mi ha denunciato lei personalmente? Per quale motivo ha fatto scrivere al suo collega Pinna un articolo omertosissimo (quello del 28.6.2015), nemmeno nominando me e il giornale da me diretto? Perché ha aspettato di essere rassicurata da Iacopino circa iniziative prese (in campo disciplinare e penale) dall’Ordine nei miei confronti (lettera del 15.7.2015 a firma Iacopino) prima di ‘strombazzare’ la sua inchiesta, facendo nomi e cognomi, in data 4.8.2015 e 6.8.2015? Stranamente sempre a doppia firma, sua e del Pinna. Sono tutte cose che i nostri lettori vorrebbero sapere.
    Vede, quello che è patetico in questa vicenda è che mi riesce facilissimo rivestire i panni della vittima. Lei si è ‘mascherata’, ha ritenuto di aver scoperto un illecito e, anziché avvicinare un collega reo di essere (secondo lei) uscito dai binari è partita in quarta. Ha cercato e trovato copertura dal Presidente dell’Ordine (anche lui bravo a non mandarmi prima, semmai, un ‘ammonimento’ o qualcosa di simile o farmelo mandare dal Presidente regionale Cristiano Degano). Tutto quanto avete concertato assomiglia molto a un tentativo di killeraggio o a una sorta di esecuzione capitale. Io avrei potuto tranquillamente aspettarmi di essere attaccato da cittadini italiani. Meno che mai da colleghi giornalisti. Tutto questo è semplicemente vergognoso. Ed è per questo che voglio andare in fondo e difendermi con le unghie e con i denti. Voglio proprio vedere se riuscite a trovare qualche magistrato inquirente che ‘venga dietro’ alla vostra assurda tesi secondo la quale il nostro corso sarebbe un illecito.

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