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Inaugurata la lapide dedicata alla piccola Marinella Filippaz, morta di freddo a 12 mesi in una baracca di Padriciano nell’inverno del 1956

Lacota e Bassa Poropat: “E’ necessario approfondire ora il disagio sociale che colpì e segnò la vita di decine di migliaia di profughi costretti a vivere in promiscuità per diversi anni nei campi profughi italiani”.
Centocinquanta le persone che hanno preso parte questa mattina alla breve ma intensa cerimonia di inaugurazione della epigrafe dedicata alla memoria di Marinella Filippaz, la bambina simbolo del dramma dell’esodo e della vita disagiata di migliaia di profughi istriani,  morta di freddo l’8 febbraio  del 1956, ad appena dodici mesi di età, in una squallida baracca del campo profughi di Padriciano.
“Marinella è un simbolo di tanti drammi consumatisi in silenzio e nella indifferenza più totale all’interno dei campi profughi ed una prima ricerca sui decessi infantili e sui suicidi, di donne in particolare, è già stata fatta alcuni anni fa dal Gruppo Giovani dell’Unione degli Istriani.” ha rivelato il presidente dell’Unione degli istriani, Massimiliano Lacota, promotore dell’iniziativa assieme ai familiari della piccola vittima, durante il suo intervento alla cerimonia “Intere famiglie vennero segnate dall’esperienza dei campi profughi e l’epigrafe che oggi si scopre è dedicata anche a loro”.
Tra le autorità presenti è intervenuta anche la Presidente della Provincia, Maria Teresa Bassa Poropat, che ha confermato “la necessità di scrivere la storia di questa tragedia, dalla foibe ai campi profughi, con assoluta determinazione ed obiettività, affinché le giovani generazioni imparino che cosa è successo in maniera chiara ed inequivocabile”. “Ricordo perfettamente la vita nei campi profughi, dove numerose persone dovevano vivere in spazi ristrettissimi in disagi spaventosi” ha rivelato la Poropat “visitando con mia madre, quando ero bambina, una mia maestra che dimorava nel campo di San Sabba e che pochi mesi dopo è morta di polmonite, presa a causa delle precarie condizioni ambientali del posto in cui viveva: si tratta di un ricordo indelebile per me”.
Fioretta Filppaz, sorella della bambina che proprio lo scorso 8 febbraio avrebbe compiuto 56 anni, ha ringraziato l’Unione degli Istriani per il lavoro che continua a svolgere curando il sito della mostra, mentre don Antonio Canziani ha benedetto la lapide, recitando un significativo passo del Vangelo.

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