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LA BOCCIATURA DELLA LEGGE SUL FRIULANO. Pegorer: “Intesa sbagliò per cercare voti”

Il senatore Pegorer: niente di male nello stop, si farà una norma più equaParla l’esponente del Partito democratico: nessuna deriva fascista, la Corte garantisce il rispetto del diritti di tutti

UDINE. «Non è successo nulla di drammatico. Anzi, abbiamo una buona legge, la Consulta ha sancito i diritti del friulano, è un grande passo avanti»: parola di Carlo Pegorer. Il senatore del Pd stigmatizza le reazioni «esagerate» nell’arco politico regionale allo stop ad alcuni punti della legge della Giunta Illy che tutela la marilenghe, critica le «speculazioni elettoralistiche» della Lega Nord, e ammette: «Nel centrosinistra ci fu una sottovalutazione dei rilievi del Governo per ottenere maggiore consenso». «Ci sono alcuni punti da mettere in evidenza – spiega il senatore friulano -, ci si limita a dire che la legge è stata bocciata, ma senza spiegare perché. E poi – continua – la Corte riconosce la possibilità, per il Friuli di tutelare la nostra lingua. E riconosce il diritto ad iniziative didattiche: è un elemento estremamente positivo». Ci sono i rilievi, dice insomma Pegorer, ma la sostanza è intatta. «I rilievi – spiega – vengono posti dove il Friuli Venezia Giulia superava il principio della parità di diritti per tutti i cittadini italiani». Il passaggio chiave è «quando si passa dalla possibilità alla necessità di segnalare il diniego». Comunque, nota il senatore democratico, «i rilievi proposti dal Governo non erano di natura politica, non c’era affatto una predisposizione politica negativa nei confronti della nostra regione.
L’intervento del Governo poneva semplicemente i limiti della Costituzione. E infatti – insiste – la Consulta non nega la possibilità di imparare il friulano». Il punto a cui Pegorer tiene maggiormente è quello sulla presunta rivalità sull’asse Roma-Friuli. «L’intervento della Corte – sottolinea – non pone Roma contro il territorio, come qualcuno vuol far intendere: l’intervento che fa Roberto Antonaz è davvero discutibile». Impossibile non ripensare a come la legge regionale fu votata. La giunta di Riccardo Illy aveva esagerato? «Nel centrosinistra – risponde Pegorer – ci fu una discussione serrata. E ci fu una sottovalutazione dei rilievi del Governo – ammette – perché la contingenza politica faceva pensare che con una legge del genere si poteva ottenere un consenso maggiore». Ma, a bocce ferme, Pegorer riconosce: «Tutto si fece confondendo le carte in tavola: il punto fondamentale era promuovere la tutela, mentre dopo tutto è diventato un dibattito politico, o una ricerca del consenso che nulla aveva a che vedere con la tutela». L’elemento positivo, continua il senatore, è che oggi la legge c’è. E questo, sí, «è un merito del centrosinistra. Non è successo nulla di drammatico – nota ancora Pegorer -, anzi. C’è un uso parecchio strumentale della vicenda. Ma era anche il centrodestra che criticava il silenzio assenso…». La Lega Nord propone una nuova legge? «Si ritengono un partito che ha profondi legami col territorio, e salgono su questa partita. Ma ci siamo anche noi, da sempre, a valorizzare le lingue minoritarie, e il friulano». Una nuova legge, serve davvero? «Intanto abbiamo questa – conclude -. Ed è un grande passo avanti».
Beniamino Pagliaro

(rassegna stampa Messaggero Veneto)

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