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Quel Nordest in ritardo sul mondo globale. Ma questo mondo globale lo vogliamo? O dobbiamo prendere solo ciò che porta di utile?

RASSEGNA STAMPA

FONTE MESSAGGERO VENETO

GIOVEDÌ, 24 SETTEMBRE 2009

Pagina 15 – Cultura e spettacoli

 

L’autore di “Padroni a casa nostra” rintuzza le accuse degli intellettuali che ci vedono lamentosi e intolleranti

 

Villalta: Nordest in ritardo sul mondo globale

 

«Non siamo antipatici, ma diamo risposte inadeguate da una provincia che non esiste più»

 

IL CASO EDITORIALE

Gian Mario Villalta racconta nel suo libro che a ispirare Padroni a casa nostra. Perché a Nordest siamo tutti antipatici, uscito da pochi giorni per Mondadori e già un caso editoriale, è stato «un famoso fatto realmente accaduto». Non fa nomi e cognomi, ma a scatenare la vena polemica sembra proprio che sia stata una sua telefonata con un noto intellettuale romano che lui voleva invitare al festival di Pordenonelegge, la manifestazione libraria basata sugli incontri con gli autori di cui è direttore artistico.

La comunicazione è informale, i due si conoscono bene. Villalta “convoca” l’amico a Pordenone per la successiva edizione del festival. La risposta – ne è convinto – è scontata. L’invitato invece tergiversa, cerca qualche scusa, accenna a un vago disagio a inoltrarsi in queste lande nordestine. Poi, senza trovare nel suo sconfinato vocabolario di letterato un termine piú diplomatico, ammette: «Insomma, sí, siete antipatici!». La telefonata finisce a schifio, ma su quell’involontaria provocazione si condensano riflessioni e analisi di una situazione con cui Villalta si scontra da anni: l’immagine di un Nordest tronfio, intollerante, ricco e pure lamentoso.

Riflessioni e analisi che lo scrittore – invitato a Udine in sala Ajace a presentare il suo libro e a inaugurare cosí il nuovo ciclo di Incontri con l’autore promosso dal comune di Udine e dalla biblioteca civica Joppi – ripercorre partendo proprio dalla reazione suscitata da quella telefonata: «Non ne posso piú di sentirmi chiedere se Pordenone è al confine con la ex-Jugoslavia o se a maggio da noi nevica». E nemmeno di sentir dire, ovunque, Fríuli, con l’accento sulla i. «O di sentirmi ripetere che nel Triveneto siamo ricchi, egoisti, intolleranti e poi addirittura che ci manca la coscienza civile». E non perché Villalta le ritenga accuse completamente infondate, ma perché l’immagine è troppo semplice: non spiega le ragioni, non fa i dovuti distinguo e, da ultimo, non rende ragione del mondo reale.

E, secondo il giornalista Paolo Medeossi, capo delle pagine culturali del Messaggero Veneto, che ha introdotto l’intervento di Villalta, non rende ragione nemmeno delle differenze che sussistono fra le varie regioni del cosiddetto Nordest: «Una definizione che usiamo come un’etichetta, ma che in realtà non inquadra altro che una realtà in parte economicamente omogenea. Il cuore di questo Nordest è il Veneto, ma già il Friuli è al suo interno molto vario». Trieste fa storia a sé e poi ci sono le situazioni differenti di Gorizia, di Udine, di Pordenone. «Insomma – si chiede Medeossi – si può davvero parlare di Nordest?».

Con le dovute precisazioni, sí, secondo Villalta. Nel mondo globalizzato, il Friuli è sempre piú simile al resto del pianeta. E a maggior ragione ai suoi vicini piú prossimi. Non possiamo piú permetterci distinzioni localistiche in una società globale che pone sfide enormi. Sfide a cui il Nordest, trincerandosi in un’anacronistica vocazione al provincialismo (che anche il sindaco Furio Honsell, ricordando gli esordi dell’università udinese e le difficoltà a creare un corpo docenti stabile e un’offerta formativa valida e innovativa, in parte conferma), continua a dare risposte inadeguate: corsi di friulano in classi per metà frequentate da allievi stranieri, improbabili revival folcloristici con pali medievali e contrade “della lupa” nuove di zecca. Non saranno le sarde in saor o la brovada e musetto, insomma, a fornirci strumenti efficaci per abitare una realtà in cui la provincia, semplicemente, è una dimensione che non esiste piú.

Eppure, proprio in questo scenario, e proprio per le inquietudini che questa situazione solleva, le rivendicazioni identitarie e localistiche non sono mai state forti come in questo momento. Lo nota lo scrittore Alberto Garlini, ricordando il successo inaspettato di un suo articolo in difesa dei “nordestini” scritto per il Giornale e ripreso – racconta – da tutti i siti leghisti presenti sulla rete, che hanno trasformato in istanze di riscatto le sue osservazioni. Una vitalità politica che, secondo Villalta, si alimenta di un rapporto nuovo fra politica e territorio e di problemi per troppo tempo ignorati dalla politica. Affrontandoli, però, in modo inadeguato, con sinistre manifestazioni di indipendentismo e appelli a identità per lo meno dubbie, di sicuro anacronistiche.

Identità che, dice l’assessore Luigi Reitani, possono essere una risorsa utile solo se siamo in grado di osservarle con occhi nuovi, «di considerare dall’esterno e di avanzare, cosí, nella loro comprensione».

Anna Davini

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1 Commento

  1. Caput Mundi è finita, non c’è più e noi siamo diventati anticipatici solo perchè rivendichiamo le nostre origini, la nostra cultura, la nostra lingua, le nostre tradizioni e non mi dilungo ad elencare tutti i nostri artisti, poeti,pittori e via dicendo……
    Il famoso ” NORD EST” è un’altra delle invenzioni italiane della nostra area che è sempre stata quella delle VENEZIE…..ma a Roma faceva schifo chiamarci con il nostro nome e quindi è venuta fuori la locuzione comoda e ” moderna” di NORD-EST.
    Se dipendesse da noi VENETI già domani mattina vinceremmo qualsiasi referendum che si vedesse uscire indipendenti dall’Italia…..una matrigna feroce, indisponente,sanguisuga e perchè no, foriera di morte.
    Basti pensare alla I^ e II^ guerra mondiale combattuta la prima su tutto il territorio delle VENEZIE e la
    seconda non meno feroce vide i tedeschi in fuga proprio dal nostro territorio dal Sud Italia via Brennero.
    Non parliamo poi dei SAVOIA, di NAPOLEONE, e quant’altro.
    Relativamente ad essere anacronistici ce ne passa…scusatemi….l’essere stati fagocitati illegalmente nel 1866 con un plebiscito amorale e truccato che vide ben 2.000.000 DI VENETI NON VOTARE perchè impediti o peggio minacciati se votavano NO,.Nel 1946 un referendum che vide ben 2.500.000 tra Istriani, Dalmati ed Alto atesini esclusi dal poter votare quel referendum…..( altra porcata tipicamente italiana).l’aver visto tracciare il confine orientale dai comunisti italiani ( non fosse stato per gli alleati avremmo avuto il confine sloveno o Jugoslavo sino a Bergamo…..
    la dice lunga della nostra vera storia…non certo le favole raccontate nelle scuole.
    Come possono questi Signori italiani giudicare i nostri umori ? Ma lo sanno che noi siamo stati un popolo per 1.100 con la sola Repubblica esistente in una europa di monarchi e satrapi ?
    Come poter solo pensare che noi Veneti ci dimenticassimo ( nonostante il genocidio perpetrato sia fisicamente, che culturalmente, che storicamente, che linguisticamente etc.. dagli italiani ?) del nostro glorioso passato ? Ci dovrebbero ringraziare ogni giorno per non aver scatenato una guerra civile solo ed unicamente perchè proveniamo da una cultura meravigliosa che nel limite del possibile aveva sempre bandito la guerra o azioni violente. Fù proprio a causa della sua neutralità tra le grandi potenze europee perennemente in guerra a far sì che il macellaio, nonchè vile Napoleone potesse approfittare della correttezza nonchè rispettosa Repubblica Serenissima tradendoLa con appositi inganni e sotterfugi a farLa cadere nelle sue spire di serpende a sonagli per fargli un complimento.
    Noi qui non abbiamo nulla da festeggiare per i 150 anni di occupazione del nostro territorio e dell’inusitato prelievo fiscale che và sempre a finire male e peggio. Il Debito pubblico tutto italiano di oltre 1.750 miliari di €URO sono la testimonianza del fallimento di questo Stato burocrate,mafioso ed ora anche inadempiente perchè staremo a vedere se potrà onorare tutti i debiti contratti, ivi comprese le pensioni che piaccia o non piaccia sono a rischio.
    Ci aspettano come sempre anni di lacrime e sangue. I nostri figli senza futuro, i vecchi facile senza pensione e i lavoratori a spasso poichè l’Italia è sempre stata un paese dove il merito veniva punito ed il demerito,il nepotismo etc..etc.. hanno sempre imperato.
    Perfino l’impero Romano cadde e finì. Figuriamoci questa Repubblica.
    Noi ci stiamo preparando all’autogoverno poichè ormai è chiaro che non se ne uscirà.
    D’altronde l’Europa dovrà essere l’Europa dei popoli e non certo delle nomenclature, delle burocrazie o peggio dei banchieri e via dicendo…..un’altra URSS no grazie !!
    Verona
    Veneto
    VIVA SAN MARCO
    VIVA LA SERENISSIMA SEMPRE !!!!

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