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Processo Thyssen: nello stabilimento regnava l’anarchia

(AGI) – Torino, 14 lug – Una situazione “di anarchia”: cosi’ ha descritto gli ultimi mesi alla ThyssenKrupp prima dell’incendio del 6 dicembre 2007, Salvatore Abisso, capoturno nello stabilimento di Torino, patrigno di Roberto Scola (una delle sette vittime), primo teste di parte civile in aula questa mattina, alla ripresa del processo. Abisso, interrogato dall’avvocato Sergio Bonetto ha spiegato che negli ultimi tempi gli operai specializzati trovavano altri lavori, andavano via e venivano sostituiti con dei “ragazzini”.

“Negli ultimi anni avevano provato ad aumentare i ritmi di lavoro” ha detto acnora l’operaio, spiegando che questo aveva portato come conseguenza anche una presenza maggiore di carta incandescente sulle linee di lavorazione, circostanza che provocava un aumento del rischio di incendio, in una situazione peraltro caratterizzata da scarsa manutenzione e pulizia e da misure di sicurezza non conformi. Abisso ha anche aggiunto che c’erano “pressioni per lavorare in fretta”. “Ero capoturno ma il mio ruolo non aveva alcun peso: mi capitava di andare al mattino a lavorare e di non trovare piu’ le persone con cui lavoravo fino al giorno prima, che erano state spostate. Venivo continuamente scavalcato – ha concluso – non contavo niente”.

Con l’udienza odierna iniziano le audizioni dei testi di parte civile dopo che nei giorni sdcorsi si era chiusa la prima parte del processo, che ha visto sfilare i testimoni citati dalla pubblica accusa, rappresentata dal pm Raffaele Guariniello e dai sostituti procuratori Laura Longo e Francesca Traverso.

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