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CNA provinciale di Gorizia: riconfermato Giorgio Lorenzoni

Giorgio Lorenzoni riconfermato all’unanimità Presidente della CNA provinciale di Gorizia

 

Giorgio Lorenzoni è stato riconfermato all’unanimità presidente della CNA provinciale di Gorizia. L’assemblea elettiva, tenutasi il 2 luglio scorso presso la sede provinciale di via Toti a Monfalcone alla presenza dei delegati e dei  dirigenti e quadri dell’Associazione, ha così chiuso la campagna congressuale con la conferma di imprenditori artigiani e l’elezione di nuovi  imprenditori, chiamati a definire attraverso il nuovo piano strategico 2009-2013 le scelte sindacali della CNA nella provincia di Gorizia. Ad affiancare Lorenzoni il vicepresidente Giorgio Ballarin, imprenditore artigiano monfalconese nel settore delle impiantistica, e Maurizio Meletti, vicepresidente vicario, imprenditore artigiano, sempre di Monfalcone, nel settore delle costruzioni.

 

Giorgio Lorenzoni, 49 anni, odontotecnico, è nato a Gorizia, dove vive e lavora. La sua esperienza lavorativa comincia come dipendente nel 1981, poi nel 1985 apre la propria attività professionale di odontotecnico. Si è fatto promotore anche di altre piccole realtà economiche sia contigue che non alla propria attività professionale, è impegnato negli organismi regionali della CNA, è componente del Consiglio Camerale e del Consiglio direttivo Confidi Gorizia. Dopo la relazione del direttore Roberto Fabris, che ha fornito un tracciato dell’attività e delle problematiche che hanno contraddistinto questi ultimi quattro anni, è seguito un impegnato dibattito che ha visto intervenire la maggior parte dei delegati presenti. “Siamo passati da una CNA “introversa” – ha commentato Fabris – ad un’associazione più aperta, che ha saputo sviluppare relazioni con le istituzioni locali e le associazioni di categoria, e su questa strada continuerà a lavorare il presidente”.

Al termine dell’assemblea si è poi proceduto ad eleggere gli organismi dirigenti che guideranno l’associazione provinciale per il prossimo quadriennio. Subito dopo la sua elezione Lorenzoni, oltre a ringraziare i componenti dell’Assemblea provinciale per la fiducia accordatagli, ha evidenziato i molti problemi che le imprese devono affrontare a causa della pesante crisi economica, con ripercussioni gravose soprattutto sulle aziende di dimensioni ridotte. “Sono stati quattro anni impegnativi – ha commentato -, tuttavia i risultati ottenuti sono importanti, il numero delle imprese associate è cresciuto, ed elevato è stato il nostro impegno sul versante delle relazioni sindacali, politiche e pubbliche, che ha impegnato gli imprenditori dirigenti e il personale dell’Associazione a tutti i livelli. Complessivamente, l’andamento dei servizi in questo quadriennio ha avuto una buona tenuta sul versante della aziende amministrate; abbiamo anche avviato importanti progetti, in particolare quelli legati alla riorganizzazione delle nostre strutture sindacali e abbiamo investito, attraverso un’attenta politica immobiliare, nell’acquisto e nella sistemazione delle nostre sedi”. La nuova sede di Monfalcone, presso gli ex uffici del catasto, risale a un anno fa.

“Lo scenario economico e sociale che abbiamo oggi di fronte – ha proseguito – non è facile: è indispensabile rimettere al centro degli obiettivi di chi ci governa il lavoro e l’impresa, il merito e il valore prodotto per la comunità, la sostenibilità ambientale dello sviluppo e la sua estensione ai Paesi poveri, ridando fiducia e prospettive per il futuro alle nuove generazioni. In Italia i piccoli imprenditori sono persone che lavorano, producono e innovano, assumendosi i rischi d’impresa e scontrandosi con mille difficoltà; sono aziende che restano ancorate ai luoghi della vita quotidiana, ma diventano globali nei collegamenti internazionali delle filiere lunghe, sono un elemento sociale fondamentale per la distribuzione della ricchezza e per la creazione e la circolazione della fiducia. E’ un imperativo, quindi – ha concluso – far sì che la politica aiuti il sistema dell’artigianato e delle PMI, evitando il rischio che gli effetti negativi della crisi possano colpire più pesantemente la dimensione della piccola impresa diffusa, quel patrimonio tipico italiano che ha già dimostrato in questi decenni di essere la vera forza del nostro Paese e che, attraverso un rafforzamento delle reti, può diventare il perno fondamentale del nuovo modello di sviluppo. E’ questa la grande sfida che ci attende per i prossimi quattro anni”.

Le conclusioni sono state affidate al Presidente Regionale della CNA, Massimo Szalay, che ha esordito affermando che la crisi c’è, è molto grave, sistemica e difficilmente prevedibile nei suoi esiti. “In Friuli Venezia Giulia il crollo del fatturato nelle aziende dura ormai da mesi, anche se i riflessi sull’occupazione non si vedono ancora in tutta la loro gravità perché la strenua difesa dei propri dipendenti è nel dna dei piccoli imprenditori: perdere personale di qualità significa far morire l’azienda, ed è per questo che cercano di reagire in tutti i modi. Servirebbero – ha continuato – politiche espansive da parte del Governo. Il problema dei conti pubblici è reale, ma è incomprensibile che non si effettuino tagli sulla spesa pubblica. E ancora le banche non devono dimenticare la loro responsabilità sociale nei confronti delle imprese. Gli interventi immediati – ha concluso – sono l’adeguamento degli studi di settore e la riduzione dell’acconto da versare con la dichiarazione dei redditi di giugno, spostando a luglio i versamenti, senza mora. Il fattore tempo in questo momento è fondamentale per permettere alle imprese di risollevarsi”.

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