SFUEI DAL FRIÛL LIBAR

IL GIORNALE DEL FRIULI LIBERO
inBOX - le vostre storie
inBOX - le vostre storie   | Youtube | Facebook | RSS Feed |

Folkest. Jethro Tull inossidabili in Castello a Udine con i miti Anderson e Barre

E’ stata una pagina di storia della musica pop riaperta e riletta filologicamente quella di ieri sera in Castello a Udine, ma apriamo con gli appunti.

Il primo.

Com’è possibile non noleggiare sedie dove allocare gli spettatori, costretti a ’stravaccarsi’ sul prato o a rimanere in piedi come cavalli?

Peraltro, posto che i potenziali fruitori del concerto di una band nata nel 1967 non possono essere certamente dei ‘pischelli’, bisognerebbe avere anche rispetto di gambe non più toniche e natiche delicate.

Attenderemmo gradite spiegazioni dai cortesi organizzatori che, peraltro, ci hanno concesso amabilmente gli accrediti e sappiamo essere professionali se è vero che un festival come Folkest ha ormai 31 anni di vita ed è apprezzato in tutta Europa (per tenersi stretti). Punto.

Il secondo.

Ray Wilson? 22 minuti di impalpabile esibizione che ha preceduto Anderson & company. Non era necessaria.

E ora veniamo al trionfale set dei Jethro Tull che hanno ripercorso, lo abbiamo già detto, tutti i loro album storici che hanno fatto la storia del rock-pop.

Ian Anderson è ancora superbo al flauto, la voce non graffia più come un tempo, ma le primavere saranno ormai 62 a breve. Un anno più di lui lo ha Martin Barre, tecnica mostruosa (l’assolo chitarristico di Aqualung è considerato uno dei migliori assoli rock di tutti i tempi) e gli altri componenti della band tengono (tastiere, basso e batteria, rispettivamente John O’Hara, David Goodier e Doane Perry).

Anderson è l’unico, assieme a Peter Gabriel, quest’ultimo più con un’impostazione classicheggiante e sinfonica, ad essersi eretto quale protagonista nell’uso del flauto del rock. Con effetti mirabili. Lunga vita, Ian!

Tra le chicche regalateci ieri sera ricordiamo Nothing is easy, Serenade to a cuckoo, A new day yesterday, Beggar’s farm, Jeffrey goes to Leicester square, Back to the family, We used to know, Mother goose, For 1000 mothers, Heavy horses, Thick as a brick.

Finale devastante con una tiratissima Aqualung e Locomotive breath per bis.

Bravi. E basta.

Print

ULTIMISSIMA - RESTA AGGIORNATO

↑ Grab this Headline Animator

Chiavi di ricerca: , , , , , , , , ,

Lascia un commento

Nota: i commenti sono sottoposti a moderazione, la pubblicazione potrebbe essere ritardata di qualche ora