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Bossi contro la Chiesa, lo scontro s’infiamma

Mentre il ministro Maroni attacca mons. Marchetto anche la Cei contesta la nuova legge

Il segretario della Lega Nord ricorda: «In Vaticano è vietato far entrare i clandestini»

di NICOLA CORDA

ROMA È uno scontro in piena regola quello tra governo e Chiesa dopo l’approvazione definitiva della legge che inserisce nell’ordinamento il reato di immigrazione clandestina.

«Il Vaticano ha i suoi problemi e in Vaticano è vietato far entrare i clandestini»: così il leader della Lega Umberto Bossi risponde alle critiche avanzate al ddl sulla sicurezza dal monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio per i migranti. Bossi elogia anche gli alleati di governo che «erano d’accordo fin dall’inizio e hanno mantenuto la parola data facendo passare la legge. Se si riempie casa nostra di clandestini – conclude Bossi – non si riesce più a venir fuori dal pasticcio che si crea. Quando si fanno venir persone a casa propria si sa già come va a finire: bisogna dargli la casa gratuita e alla fine la gente lavora per pagare l’interesse di altri».

L’intervento di Bossi viene dopo che in campo è scesa la Conferenza episcopale italiana che, con il portavoce monsignor Domenico Pompili spiega che la posizione dei vescovi non cambia e che «una risposta dettata dalle sole esigenze di ordine pubblico è insufficiente» anche se la sicurezza e la legalità vanno garantite, così come il «diritto ad emigrare e il rispetto per la dignità di ogni vita umana».

Una precisazione scattata dopo l’attacco del ministro Maroni che aveva bollato le critiche di monsignor Marchetto come «la solita liturgia di uno che parla a nome proprio e non per conto della Santa Sede, come dimostrano le puntuali precisazioni del Vaticano».

Il ministro leghista si riferisce al comunicato diramato da padre Lombardi, direttore della sala stampa Vaticana nel quale viene specificato che la Santa Sede non ha mai dato giudizi sul disegno di legge sulla sicurezza che è stato approvato dal governo. La Chiesa ufficiale, insomma, non vuole essere trascinata nella polemica politica, anche se al suo interno ci sono autorevoli personalità che possono dire quello che pensano su determinate questioni.

«Un provvedimento di cui vado fiero e orgoglioso» dice inoltre il ministro Maroni, ministro che invita tutti a «leggere attentamente le norme e rivedere il loro giudizio». Accuse dirette di pregiudizio, rivolte non solo all’opposizione.

Al fuoco di fila contro monsignor Marchetto e le istituzioni religiose intanto si iscrive anche il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri, il quale considera la legge approvata «ispirata a principi di solidarietà, che aiuta gli immigrati che possono avere un lavoro, una casa, una scuola. Ho la coscienza apposto – ha aggiunto Gasparri – perché sulla sicurezza siamo maestri e non prendiamo lezioni da nessuno».

Lo scontro si inasprisce con la risposta di monsignor Marchetto che non si fa attendere e alle agenzie di stampa detta una nota secca nella quale si legge che «un arcivescovo, quando pensa di aver fatto il suo dovere, non si ferma a raccogliere le pietre che gli buttano dietro».

Una conferma, dunque, del giudizio pesante già espresso nei confronti della legge, giudizio nel quale venivano evidenziate negativamente le norme più dure contro gli immigrati come il reato di clandestinità che aggrava le condizioni di marginalità in cui vivono gran parte degli extracomunitari. La maggioranza attacca l’opposizione ed ovviamente anche gli organi di stampa rei di strumentalizzare le posizioni della Chiesa. «Vanno ascoltate – dice il vice di Gasparri, Quagliariello -, ma essere laici significa tenerne conto e poi decidere in autonomia assumendosi le responsabilità che spettano esclusivamente al legislatore». Non aiutano però i moderati della maggioranza, i proclami dell’europarlamentare leghista Mario Borghezio che annuncia che per le ronde sono pronte circa 1000 camicie verdi. «Un esercito di pace e di democrazia, volontari disponibili fin dal mese di luglio ai quali rivolgo un profondo ringraziamento per la prova esemplare di civismo dei patrioti padani». Un aiuto anche alle forze dell’ordine, secondo la Lega, che però viene declinato con tutti i sindacati di polizia che hanno espresso aspre critiche proprio verso le ronde.

(rs pi)

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