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Sicurezza, la clandestinità diventa reato

Il Vaticano: «Basta criminalizzare gli stranieri. Questa norma porterà solo dolore»

 

LA NUOVA LEGGE

 

Palazzo Madama approva il progetto del governo. Franceschini: «Un danno per il paese» Berlusconi: «È un provvedimento da me fortemente voluto e che garantisce i cittadini»

ROMA. Il provvedimento che introduce il reato di immigrazione clandestina, impone una tassa di 200 euro per avere la cittadinanza e affida alle ronde il compito di pattugliare il territorio, è legge dello Stato. Con 157 voti a favore (Popolo delle libertà e Lega Nord), 124 contrari (Partito democratico, Idv e Udc) e 3 astenuti, il Senato ha approvato in via definitiva il contestatissimo disegno di legge sulla sicurezza sul quale il governo ha posto la fiducia.

 

Il via libera di Palazzo Madama è avvenuto in un clima di scontro che ha portato a una vera e propria guerra di cartelli e insulti tra i senatori della maggioranza e quelli dell’opposizione. Dario Franceschini denuncia un «grave danno» per l’Italia. Ma a essere preoccupato è anche il Vaticano per il quale la legge creerà «difficoltà e problemi». Il responsabile per l’immigrazione, monsignor Antonio Maria Vegliò, chiede che non vengano «demonizzati o criminalizzati» gli stranieri e ricorda al governo che l’autorità di stabilire le modalità di entrata e di permanenza sul proprio territorio è «vincolata dalla ratifica dei Trattati internazionali e dal rispetto dei principi etici». A denunciare la «criminalizzazione» degli irregolari è anche il segretario del Pontificio consiglio per i migranti, monsignor Agostino Marchetto: «Il disegno di legge sicurezza è motivo di tristezza perché contiene il peccato originale del reato di clandestinità. La legge porterà problemi e dolore».

La maggioranza farà marcia indietro? Berlusconi non ci pensa neppure e mette il sigillo su un insieme di norme che fanno montare la rabbia in tutto il paese. «Quella appena approvata è una legge fortemente voluta dal governo e dal presidente del consiglio. Ora ci saranno misure molto più efficaci, così potremo garantire meglio la sicurezza dei cittadini» assicura il Cavaliere, che preferisce non entrare nel merito delle preoccupazioni espresse dal mondo cattolico: «Non concosco le critiche, non posso rispondere…».

A esultare è soprattutto la Lega. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, dice di essere «molto soddisfatto» per la conclusione di un lavoro cominciato un anno fa, mentre Federico Bricolo sostiene che il giro di vite sugli immigrati «è stato chiesto dal popolo». Più che soddisfatti sono anche il ministro della Difesa, Ignazio la Russa («Berlusconi mantiene le promesse») e Maurizio Gasparri: «La sicurezza prima di tutto è oggi ancora di più un nostro principio fondamentale».

Quel che è certo è che contro la scelta del governo, questa volta non si schiera solo l’opposizione. Se Dario Franceschini parla di un «provvedimento bandiera» e spiega che il disegno di legge voluto dalla Lega «accresce solo l’insicurezza», mentre per la Cgil si è aperta nella nostra democrazia una «profonda ferita» e l’Associazione nazionale funzionari di polizia assicura che ora l’insicurezza «non sarà percepita ma reale».

Il disegno di legge sulla sicurezza dei cittadini è un provvedimento «propagandistico, dai contenuti radicalmente inaccettabili, che segna una profonda involuzione autoritaria del sistema», afferma il presidente dell’Unione camere penali, Oreste Dominioni. «Espressione di questa involuzione sono le nuove norme sull’immigrazione clandestina e sul trattenimento nei centri di identificazione ed espulsione, palesemente incostituzionali, e parimenti la reintroduzione del delitto di oltraggio a pubblico ufficiale, da tempo rinunciato. Si vuol mostrare ai cittadini – dice Dominioni in una nota – la faccia feroce dello Stato, ricorrendo alla facile demagogia dell’asprezza punitiva, con ciò celando ed anzi aggravando guasti ormai noti. Più carcere e più pena non garantiranno maggior sicurezza, ma al contrario genereranno un sicuro collasso del sistema carcerario e un aggravio del sistema processuale con conseguenti pesanti ricadute proprio in termini di sicurezza».

«Ancora una volta, invece di affrontare con razionalità una riforma organica del sistema dei reati e delle pene che lo riporti a ragionevolezza, si ingannano e cittadini e si assesta un ulteriore ferita ad un sistema già stremato. Dispiace – conclude il presidente dei penalisti – constatare come, anche laddove si avrebbero i numeri per affrontare e condurre in porto un vero processo riformatore, si ceda sempre e soltanto alla propaganda». (g.r.)

(rs mv)

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