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Abruzzo. I terremotati bloccano il centro di Roma

(rs mv)«Ci sentiamo umiliati e traditi dall’esecutivo»

I terremotati bloccano il centro di Roma

Corteo davanti a palazzo Chigi: «Berlusco’… non tornare all’Aquila»

LA PROTESTA

IL SISMA IN ABRUZZO

Gli sfollati si prendono la città: «Il governo non ci prenda in giro» Presidi e sit-in a Motecitorio, girotondi e striscioni a piazza Venezia

ROMA. Un migliaio, forse più, con tanto di tende piantate davanti a Montecitorio, stanchi di aspettare e assolutamente contrari al decreto Abruzzo, sono arrivati con pullman dall’Aquila: hanno manifestato davanti alla Camera e poi hanno sfilato per le vie del centro, occupando anche via del Corso, gli sfollati dell’Aquila e del cratere colpito dal sisma.

Più che altro ha scompaginato il centro di Roma questo spezzone di aquilani arrabbiati, che rompono il velo dolciastro che aveva ricoperto il loro dramma. Hanno esibito un cartello minaccioso: «Berluscò nun te fà revedè all’Aquila». Ma lui oggi ci va. Sindaci, amministratori e cittadini hanno contestato il decreto sull’Abruzzo in discussione alla Camera, e gridato slogan contro il governo Berlusconi. Uno striscione condensa il loro stato d’animo: «Forti e gentili sì, fessi no». Chiedono al governo più trasparenza e chiarezza negli appalti per la ricostruzione, «che – sottolineano _ deve essere totale».
Sono arrivati verso mezzogiorno per un sit-in davanti Montecitorio, guidati dal sindaco dell’Aquila Massimo Cialente e dal presidente della provincia dell’Aquila Stefania Pezzopane. In questo momento, ha sottolineato Cialente, «ci sentiamo umiliati e traditi dal governo».
Dure le parole del primo cittadino sul decreto per la ricostruzione in discussione a Montecitorio. In particolare, sull’emendamento “simbolo” del disegno di elggo, quello sulle seconde case: è la prima volta che viene fatta una distinzione tra case di residenti e di non residenti in un caso di calamità naturale, ha spiegato la Pezzopane, aggiungendo che il 29 maggio scorso proprio il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, aveva dato «tutt’altre rassicurazioni». «Se il governo non cambia strategia – ha proseguito – la ricostruzione della città non ci sarà, ma rimarranno solo le 15 mila casette. E questo significa la morte dell’Aquila, che sarebbe una sconfitta per il paese». Due tende automontanti di tipo igloo sono state aperte di fronte alla Camera: «Queste tende – hanno urlato i manifestanti – sono per te, Berlusconi: vieni a vivere con noi».
Una loro delegazione è stata poi ricevuta dal presidente della camera, Gianfranco Fini. Un incontro «molto importante a livello istituzionale – lo ha definito Pezzopane – soprattutto perché il presidente della Camera ci ha ricordato come egli si sia adoperato affinché la discussione in aula sul decreto Abruzzo si tenesse senza ricorrere al voto di fiducia, ribadendo in questo modo il suo ruolo super partes». Dopo l’incontro con il presidente della Camera, una parte dei manifestanti ha cercato di andare in corteo verso il Quirinale, urlando «vi aspettiamo al G8», ma sono stati bloccati dalle forze dell’ ordine in via del Corso.

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