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Referendum, sfida Berlusconi-Fini

L’”ordine” della Lega e del Pdl: «Disertate le urne». I quesiti ridurrebbero il Carroccio (e i partiti “minori”) nell’angolo dell’irrilevanza politica

Referendum, sfida Berlusconi-Fini

Il premier vede Bossi e annuncia che non sosterrà la consultazione. Il Pd: ostaggio del Carroccio La replica del presidente della Camera: «Io voto, spero anche gli italiani». L’ira dei promotoriROMA. Dal «voto sì al referendum», al «non darò alcun sostegno alla consultazione». La retromarcia di Silvio Berlusconi arriva all’indomani della valanga di voti presi dalla Lega alle elezioni. E non sorprende. Con il peso del Carroccio cresciuto a dismisura, non è un caso, infatti, che il premier si sia affrettato a sfilarsi da una partita che Bossi vede come il fumo negli occhi. Quel referendum che punta al bipartitismo e che relegherebbe la Lega (e i partiti “minori” in generale) nell’angolo dell’irrilevanza politica. Chi resta fermo sulla sua posizione di referendario è Gianfranco Fini e lo dice pubblicamente. «Andrò a votare con convinzione – ha detto Fini – spero lo facciano pure gli italiani».
La Lega, forte del buon risultato ottenuto alle europee, incassa il disimpegno di Silvio Berlusconi sul referendum elettorale del 21 giugno che avversa da sempre. In cambio il Carroccio garantisce il proprio sostegno, fondamentale ai fini dell’esito finale, ai ballottaggi delle amministrative che si terranno in concomitanza con la consultazione popolare sul sistema di voto per le politiche.
In fondo, è il ragionamento del Pdl, quando il referendum è stato proposto, la situazione politica era molto più frastagliata e una semplificazione da allora c’è già stata. «Oggi il referendum – dice Maurizio Gasparri – non è una priorità».
La scelta tattica del premier, però, provoca la reazione di Gianfranco Fini e dell’ala “finiana” del Pdl, che già da ieri sta manifestando malumori sulla gestione troppo “Lega-centrica” del partito. «Io andrò a votare e lo farò convintamente e spero lo facciano anche gli italiani», risponde ai cronisti Fini, che è tra i promotori dei quesiti e voterà sì.
Molti ex di An fanno sapere che andranno a votare e voteranno sì. «La posizione di Berlusconi – dice il “finiano” Fabio Granata – ci ha un po’ sorpreso. Per noi l’istanza referendaria resta valida». Insomma, ci mette il carico, Benedetto Della Vedova: «Quando su temi centrali si dà l’impressione che a menare le danze non sia il Pdl ma la Lega, per il partito sul quale si fondano tutti i successi della maggioranza, dal Nord al Sud, si impone una riflessione». Mentre Ignazio La Russa, che pure fa sapere che voterà sì, sceglie di non infierire ma puntualizza che dal Pdl non ci devono essere indicazioni «ma nemmeno divieti».
La Lega, d’altro canto, fa sapere che l’indicazione ai propri militanti è di non ritirare la scheda del referendum. Un «modo scorretto per dire di no», secondo il presidente del comitato referendario Giovanni Guzzetta che attacca: «Bossi ricatta e Berlusconi segue». Ed è lo stesso refrain che si sente dall’opposizione. «Berlusconi – attacca la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro – sarà sempre più ostaggio della Lega e il nuovo corso è già iniziato visto che ha svenduto il referendum in cambio del sostegno ai suoi candidati ai ballottaggi del 21 giugno».
«La Lega comanda e Berlusconi si è dovuto piegare», riassume il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini che pure accoglie con favore la decisione di Berlusconi di non fare campagna per il referendum. La sua decisione è frutto di «un patto scellerato» anche per l’Idv che andrà in ogni caso a votare no perchè «non ci fidiamo».
Il partito di Dario Franceschini andrà invece a votare sì, ma sceglie comunque il basso profilo: niente campagna elettorale e impegno soprattutto sulle amministrative. «Per il Pd – sottolinea la vice capogruppo alla Camera Marina Sereni – la priorità delle prossime due settimane sono i ballottaggi. Al referendum voteremo sì perchè la legge Calderoli non ci piace e lavoreremo per una riforma elettorale».
Messe così le così per il referendum si profila una bocciatura. A quel punto, però, i giochi sulla riforma della legge elettorale non si chiuderanno. Nella cena di lunedì sera, in effetti, si sarebbe parlato anche delle riforme, che una volta attuate comportano comunque una nuova legge elettorale visto che il Senato dovrebbe diventare federale e Berlusconi ha spiegato di voler avere la prima parola sul provvedimento che partirà al Senato probabilmente subito dopo l’estate.
«Il presidente del Consiglio – si legge infatti nella nota dopo l’incontro – ha ritenuto di esplicitare che che la riforma della legge elettorale debba essere conseguente alle, da tutti auspicate, riforme del bicameralismo perfetto e che, pertanto, non appare più opportuno, il sostegno al referendum».

(rassegna stampa Messaggero Veneto)

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1 Commento

  1. così era cominciata…

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