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Intercettazioni, blindato il lodo Alfano

Il governo mette la fiducia sul decreto. Napolitano: no ai pm troppo protagonisti

LA POLEMICA

Il ministro della Giustizia: «È il testo della maggioranza». Bocciata mozione contraria di Pd e Idv L’opposizione insorge: in questo modo il Parlamento viene espropriato di ogni sua prerogativaROMA. Voto di fiducia, oggi alla Camera, sul disegno di legge intercettazioni. E’ la quindicesima fiducia chiesta dall’esecutivo alla Camera, la diciannovesima nei due rami del Parlamento dall’inizio della legislatura. Ieri Montecitorio ha inoltre bocciato la mozione con cui il segretario del Pd Dario Franceschini chiedeva al governo di abrogare il “lodo Alfano”, la norma che protegge dai processi le quattro più alte cariche dello Stato.

Il voto, previsto per le 17.10, sarà su un maxiemendamento che coincide con il provvedimento licenziato dalla commissione Giustizia della Camera integrato dagli emendamenti del relatore Giulia Bongiorno e dal sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo.
Nel testo è stata esplicitata la possibilità per il pubblico ministero di chiedere anche i tabulati telefonici, quando vi siano casi d’urgenza. Lo potrà fare per tutti i reati previsti dall’articolo 266 del codice di procedura penale con un decreto motivato e non successivamente modificabile, da comunicare al tribunale entro 24 ore. Il tribunale dovrà, a sua volta, decidere entro 48 ore se convalidare o meno la richiesta. In caso di mancata convalida, l’acquisizione dei dati non potrà proseguire e i risultati non potranno essere utilizzati.
La decisione del voto di fiducia è stata presa nel corso di una riunione di maggioranza che si è tenuta ieri pomeriggio con ministri della Giustizia Angelino Alfano, dell’Interno Roberto Maroni, della semplificazione legislativa Roberto Calderoli, per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, con la presidente della commissione Giustizia Bongiorno, i capigruppo di Lega e Pdl Cota e Cicchitto e Niccolò Ghedini.
Alfano ha poi dichiarato che «il testo è quello dell’accordo di maggioranza» ed è stato apportato solo «un aggiustamento tecnico».
Poco prima la Camera aveva “affondato” le mozioni del Pd e dell’Idv tese a far abrogare dal governo il “lodo Alfano”.
E’ passata solo la mozione del Pdl, di cui è stato primo firmatario il capogruppo Fabrizio Cicchitto, a favore della riforma dell’ordinamento giudiziario. Intanto del lodo Alfano si è parlato anche nella cena di lunedì ad Arcore tra Berlusconi e Bossi e c’è chi avrebbe proposto di estenderlo anche a ministri e sottosegretari.
Durissime le reazioni dell’opposizione alla decisione dell’esecutivo di porre la fiducia sul decreto intercettazioni. Per Lanfranco Tenaglia, del Partito democratico, «è un pessimo segnale ed è inaccettabile, in quanto il Parlamento viene espropriato completamente di ogni sua prerogativa». Per Felice Casson, capogruppo del Pd in commissione Giustizia, si chiude «quel mercato dei voti di fiducia in Parlamento i cui capitoli precedenti hanno riguardato prima delle elezioni le tre votazioni sulla sicurezza, così come aveva richiesto la Lega per evitare crisi della maggioranza». «Colpo mortale alla libertà di stampa, una vergogna nazionale», tuona poi Antonio Di Pietro e per Antonio Borghesi (Idv) è «un pugno in faccia agli italiani».
Intanto il presidente della repubblica Giorgio Napolitano definisce «altamente dannoso per la figura del pubblico ministero qualunque comportamento impropriamente protagonistico o chiaramente strumentale ad altri fini». Lo dice al plenum del Csm ricordando di avere già fatto lo stesso richiamo oltre un anno fa nella stessa sede.
Napolitano aggiunge che il Csm negli ultimi tempi «ha lodevolmente esercitato in modo più intenso l’azione disciplinare per quanto ad alcune sue decisioni siano seguiti reazioni inammissibili».
Napolitano sostiene che siano necessari dei «momenti di interlocuzione» più intensi fra il Csm, il ministro della Giustizia e i vertici degli uffici requirenti con i capi delle Procure. Ciò dovrebbe servire a seguire l’evoluzione delle prassi adottate nei singoli uffici favorendo i modelli chi si rilevano utili per prevenire contrasti e rispettare i principi costituzionali oltre a realizzare un uso migliore delle risorse. In definitiva, conclude Napolitano, solo l’effettiva cooperazione tra i soggetti a vario tipo responsabili delle efficienza del sistema giustizia può consentire il superamento delle attuali difficoltà e il sereno, autonomo e indipendente svolgimento di una funzione posta all’esclusivo servizio del cittadino.

(rassegna stampa Messaggero Veneto)

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