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	<title>Commenti a: CICLISMO. Carnia Classic annullata per neve: niente tutto esaurito d’inizio giugno</title>
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	<description>IL GIORNALE DEL FRIULI LIBERO</description>
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		<title>Di: Marco Panti</title>
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		<dc:creator>Marco Panti</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2009 12:08:36 +0000</pubDate>
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		<description>Martedì 9 Giugno 2009, trovandomi “casualmente&quot; in zona e altrettanto casualmente munito di bici, ho voluto sfidare i divieti e ho attaccato lo Zoncolan da Ovaro. Mi seguiva mia moglie in auto, incoraggiati anche da qualche mezzo motorizzato che ogni tanto imboccava la stradina. Il falegname di Laiiris ha cercato di dissuadermi, ma il dado ormai era tratto. Volevo misurarmi con il &quot;mostro&quot;, nonostante la non verdissima età e un moderato sovrappeso. Avevo montato per l&#039;occasione un bel 34/30 ed ero abbastanza tranquillo. I primi chilometri scorrevano bene, con qualche pausa (la scusa erano le fragole a bordo strada) e ripartenza con spinta della moglie. Poi il primo intoppo: un abete rovesciato in mezzo alla carreggiata, ma pur con qualche difficoltà riusciamo a passare. Di neve però nemmeno l&#039;ombra, e ormai dovrei averla trovata, alle gallerie non manca poi molto. Finalmente la strada spiana, il panorama è magnifico, ma le protezioni al mostruoso dirupo alla nostra destra sono completamente rovinate, mia moglie ha addirittura timore a proseguire in auto, immagino un gruppetto di ciclisti in gara come possa affrontare quel tratto, peraltro strettissimo (urge rimediare). Ma la neve dov&#039;è? Fino ad ora non ho visto tracce. Infine arriva la galleria, e lì le ombre trovano corpo: le slavine, che a detta del cronista del Messaggero Veneto incombevano tra i due tunnel, erano lì, esattamente tra i due tunnel, a chiudere completamente l&#039;accesso al secondo, un monolite gigantesco di ghiaccio, che solo il disgelo potrà togliere da quel punto. La minaccia era vera, e, chissà perché, in quel momento ho sperato che sotto non vi fosse finito qualche ciclista temerario e incosciente come me. Alcune foto e giù, fino ad Ovaro, dando il colpo di grazia ai freni della bici e della Focus.
Non ho potuto completare la salita, ma nonostante tutto è stata un&#039;esperienza indimenticabile.
Arrivederci Zoncolan, ci si rivede presto...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Martedì 9 Giugno 2009, trovandomi “casualmente&#8221; in zona e altrettanto casualmente munito di bici, ho voluto sfidare i divieti e ho attaccato lo Zoncolan da Ovaro. Mi seguiva mia moglie in auto, incoraggiati anche da qualche mezzo motorizzato che ogni tanto imboccava la stradina. Il falegname di Laiiris ha cercato di dissuadermi, ma il dado ormai era tratto. Volevo misurarmi con il &#8220;mostro&#8221;, nonostante la non verdissima età e un moderato sovrappeso. Avevo montato per l&#8217;occasione un bel 34/30 ed ero abbastanza tranquillo. I primi chilometri scorrevano bene, con qualche pausa (la scusa erano le fragole a bordo strada) e ripartenza con spinta della moglie. Poi il primo intoppo: un abete rovesciato in mezzo alla carreggiata, ma pur con qualche difficoltà riusciamo a passare. Di neve però nemmeno l&#8217;ombra, e ormai dovrei averla trovata, alle gallerie non manca poi molto. Finalmente la strada spiana, il panorama è magnifico, ma le protezioni al mostruoso dirupo alla nostra destra sono completamente rovinate, mia moglie ha addirittura timore a proseguire in auto, immagino un gruppetto di ciclisti in gara come possa affrontare quel tratto, peraltro strettissimo (urge rimediare). Ma la neve dov&#8217;è? Fino ad ora non ho visto tracce. Infine arriva la galleria, e lì le ombre trovano corpo: le slavine, che a detta del cronista del Messaggero Veneto incombevano tra i due tunnel, erano lì, esattamente tra i due tunnel, a chiudere completamente l&#8217;accesso al secondo, un monolite gigantesco di ghiaccio, che solo il disgelo potrà togliere da quel punto. La minaccia era vera, e, chissà perché, in quel momento ho sperato che sotto non vi fosse finito qualche ciclista temerario e incosciente come me. Alcune foto e giù, fino ad Ovaro, dando il colpo di grazia ai freni della bici e della Focus.<br />
Non ho potuto completare la salita, ma nonostante tutto è stata un&#8217;esperienza indimenticabile.<br />
Arrivederci Zoncolan, ci si rivede presto&#8230;</p>
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