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CICLISMO. Carnia Classic annullata per neve: niente tutto esaurito d’inizio giugno

di ANTONIO SIMEOLI
TOLMEZZO. Bandiera bianca, per neve. Incredibile a dirsi nella seconda metà di un mese di maggio mai così caldo da 33 anni a questa parte. Eppure gli organizzatori della Carnia classic Zoncolan, la Gran fondo di ciclismo, quest’anno prevista per il 7 giugno, che attira da dieci anni a questa parte migliaia di appassionati, hanno dovuto fare i conti con le cime di Casera Razzo e dello Zoncolan (simbolo della corsa) ancora attanagliate dalla neve. Nonostante anche ieri lassù ci fossero 17 gradi. Niente da fare, se ne riparlerà il prossimo anno. E addio al tutto esaurito negli alberghi di Tolmezzo e Arta Terme.
Gli organizzatori dell’evento, che un anno fa, a metà luglio, richiamò nel Tolmezzino oltre duemila persone assicurando buoni incassi ad alberghi, ristoranti, agriturismii, alberghi diffusi e quant’altro, hanno dovuto tagliare la testa al toro a quindici giorni dalla corsa. Ci hanno provato a verificare con gli enti locali e i gestori delle strade (Comuni di Sutrio e Ovaro per lo Zoncolan e Veneto strade per Casera Razzo) la possibilità di liberare l’asfalto dalla neve. «Ma è stato impossibile – spiega Fabio Forgiarini, presidente di Carnia Bike, la società che organizza la Granfondo – a Casera Razzo metri di neve coprono ancora la strada. Il pericolo di slavine è altissimo. Anche sullo Zoncolan». Sopra Ovaro la situazione è paradossale. Ieri c’erano 17 gardi, ma all’altezza del bivio per la malga, molto prima delle gallerie, la neve era ancora abbondante. «Con slavine che incombono tra i due tunnel», spiega il sindaco Lino Not che ha prorogato a tempo indeterminato l’ordinaza di chiusura della strada». «Abbiamo mandato nostri associati ciclisti con macchina fotografica al seguito per verificare sul campo la situazione – continua Forgiarini – e abbiamo deciso di rinunciare alla Gran Fondo per quest’anno. Non potevamo attendere oltre, gli oltre mille iscritti, provenienti non solo dall’Italia, ma anche da mezza Europa, non possono essere avvisati all’ultimo momento». Così l’organizzazione ha bloccato gli ordini del materiale per confezionare il cosiddetto “pacco gara” che i ciclisti ricevono alla vigilia della partenza a fronte di una quota d’iscrizione di 30 euro. Si tratta di magliette ricordo, generi alimentari e gadget che incidono sul budget dell’evento, oltre 150 mila euro, anche per 15-20 mila euro. «Non era possibile poi spostare la data della corsa – spiega il presidente di Carnia Bike – perchè la stessa fa parte da quest’anno del prestigioso circuito “Regine delle Alpi” che riunisce tutte le Granfondo che inseriscono le salite della leggenda in Italia, Austria, Svizzera e Francia, tra le quali ovvimanete svetta il terribile Zoncolan. E poi come si fa a chiedere altro impegno ai 400 volontari che mandano avanti l’organizzazione?». Se ne riparlerà, dunque, il prossimo anno con la corsa che potrebbe svolgersi il 6 giugno, magari, come accaduto nel 2007, in abbinata con l’atteso ritorno del Giro d’Italia sullo Zoncolan. Sperando ovviamente che la neve non giochi altri brutti scherzi alla Carnia Classic. «Quest’anno le nostre località sciistiche si sono fatte un’abbuffata di neve – la prende con filosofia Forgiarini – a noi è andata peggio. Non si può avere tutto. Ci riproveremo il prossimo anno, perchè il nostro obiettivo è di portare quanti più turisti possibile in Carnia». E se arrivano in bici è meglio.

(rassegna stampa Messaggero Veneto)

 

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1 Commento

  1. Martedì 9 Giugno 2009, trovandomi “casualmente” in zona e altrettanto casualmente munito di bici, ho voluto sfidare i divieti e ho attaccato lo Zoncolan da Ovaro. Mi seguiva mia moglie in auto, incoraggiati anche da qualche mezzo motorizzato che ogni tanto imboccava la stradina. Il falegname di Laiiris ha cercato di dissuadermi, ma il dado ormai era tratto. Volevo misurarmi con il “mostro”, nonostante la non verdissima età e un moderato sovrappeso. Avevo montato per l’occasione un bel 34/30 ed ero abbastanza tranquillo. I primi chilometri scorrevano bene, con qualche pausa (la scusa erano le fragole a bordo strada) e ripartenza con spinta della moglie. Poi il primo intoppo: un abete rovesciato in mezzo alla carreggiata, ma pur con qualche difficoltà riusciamo a passare. Di neve però nemmeno l’ombra, e ormai dovrei averla trovata, alle gallerie non manca poi molto. Finalmente la strada spiana, il panorama è magnifico, ma le protezioni al mostruoso dirupo alla nostra destra sono completamente rovinate, mia moglie ha addirittura timore a proseguire in auto, immagino un gruppetto di ciclisti in gara come possa affrontare quel tratto, peraltro strettissimo (urge rimediare). Ma la neve dov’è? Fino ad ora non ho visto tracce. Infine arriva la galleria, e lì le ombre trovano corpo: le slavine, che a detta del cronista del Messaggero Veneto incombevano tra i due tunnel, erano lì, esattamente tra i due tunnel, a chiudere completamente l’accesso al secondo, un monolite gigantesco di ghiaccio, che solo il disgelo potrà togliere da quel punto. La minaccia era vera, e, chissà perché, in quel momento ho sperato che sotto non vi fosse finito qualche ciclista temerario e incosciente come me. Alcune foto e giù, fino ad Ovaro, dando il colpo di grazia ai freni della bici e della Focus.
    Non ho potuto completare la salita, ma nonostante tutto è stata un’esperienza indimenticabile.
    Arrivederci Zoncolan, ci si rivede presto…

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