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Cacciari: «Gli intellettuali scelgono l’Idv di Di Pietro perché sono moralisti»

«Pressburger? Ha una certa età, si è buttato in politica Vattimo? Mi pare che vada dove gli garantiscono il posto»L’INTERVISTA AL FILOSOFO E SINDACO DI VENEZIA

di ALBERTO VITUCCI
VENEZIA Intellettuali «orfani» del Pd. Il partito democratico, erede del Pci poi Pds-Ds, non esercita più l’antico fascino sugli esponenti di spicco della cultura italiana. La grande fuga è cominciata quasi in sordina, con l’adesione alla Lista di Pietro di Andrea Camilleri e Nicola Tranfaglia, nomi prestigiosi della cultura nazionale. Poi sono arrivati lo scrittore Giorgio Pressburger messo in lista per le Europee, il poeta Valerio Magrelli, l’editrice Luisa Capelli. Fino ai pezzi da novanta come il filosofo Gianni Vattimo.
Massimo Cacciari, il sindaco filosofo, è da sempre il grillo parlante della sinistra italiana. Del Pd ha criticato pesantemente il metodo usato nella sua formazione, e poi i criteri per le liste, la «mancanza di coraggio e di rinnovamento». Ma i giornali non li legge. Così delle polemiche sul passaggio armi e bagagli degli intellettuali dal Pd al partito di Di Pietro ha sentito soltanto l’eco.
Cacciari, ormai è quasi un fenomeno di massa: gli intellettuali italiani lasciano la sinistra e il Pd per andare con Di Pietro.
Gli intellettuali non mi sembra siano andati tutti là, sono casi singoli, decisioni personali. Non mi risulta che quelli del Mulino si siano iscritti a Italia dei Valori.
C’è Gianni Vattimo.
Lui non è nuovo a queste cose. Mi pare che vada dove gli garantiscono il posto.
Così non si può scrivere.
Ma è la verità: non credo abbia grandi affinità con Di Pietro.
C’è anche Claudio Magris.
Magris non è mai stato un intellettuale di sinistra.
Pressburger?
Ha una certa età, forse ha deciso di buttarsi in politica. Ma, ripeto, non mi pare un fenomeno di massa.
Diciamo che stupisce il fatto che tutti questi intellettuali abbiano scelto il partito di Di Pietro.
Beh, meglio che vadano da Di Pietro piuttosto che da Berlusconi.
Ma quali sono secondo lei le motivazioni di queste scelte?
È evidente che dal Pd hanno avuto una grande delusione. Periodicamente succede che la cultura venga attratta dal partito emergente del momento.
Ma allora dovrebbero andare con chi governa, con chi comanda. Cioè a destra.
Perché? Anche negli anni Venti la cultura si era schierata con Mussolini. E lui ancora non era al governo.
Che paragoni…
Succede, in alcune fasi storiche succede.
Fatto sta che da sempre gli intellettuali italiani avevano come punto di riferimento la sinistra. Il Pci, i Quaderni, le riviste, i seminari.
Ma allora evidentemente c’era qualcosa in più. Il Pci faceva della questione morale uno dei suoi punti forti in politica, questo sugli intellettuali indubbiamente esercitava un certo fascino.
Significa che la questione morale non è più appannaggio del Pd?
Beh, è evidente che molte cose sono cambiate. Non c’è più la casa madre.
La nuova casa madre è il partito dell’ex pm. La cultura deve reagire, ha detto, perchè l’olio di ricino avanza. E ancora: Io sono un uomo di campagna, sbaglio pure a parlare l’italiano, però reagisco.
Reagisce ma alla fine non basta. Facendo politica in quel modo. resteremo al 10 per cento per tutta la vita.
Però intanto l’ex pm raccoglie i delusi dal Pd. Che ci azzecca, direbbe lui, un fine intellettuale come Claudio Magris che ha deciso di appoggiare un candidato del partito dell’ex contadino, ex poliziotto, ex giudice di Montenero di Bisaccia?
Sono moralisti, trovano espressione politica in quel partito, che ha un alto tasso di moralismo. Un po’ quello che succede anche a Micromega, la rivista del mio amico Flores d’Arcais. Era un’ottima rivista di progettualità politica, adesso sta diventando qualcos’altro. Anche qui il libello, le urla. E, appunto, il moralismo.
Anche Cacciari lascia il Pd? La sua voce non è quasi mai in sintonia con i vertici del nuovo partito.
Ho detto mille volte che finché questo partito non avrà una vera autonomia territoriale, a cominciare dalla scelta dei candidati più legati al territorio e meno all’apparato, non si va da nessuna parte. Occorre rinnovamento.
Ma lei a differenza dei suoi autorevoli colleghi voterà ancora Pd?
Certo che sì. E una cosa è certa: non voterò mai per Berlusconi né per Di Pietro.

(rassegna stampa Il Piccolo)

 

 
 
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