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TORVISCOSA. Caffaro, ultimatum del sindacato al ministero

TORVISCOSA. «In attesa della decisione di oggi del Tribunale di Udine sulla richiesta di commissariamento della Società, auspichiamo che si trovi con estrema urgenza una soluzione per la transazione del danno ambientale e che gli imprenditori della chimica possano finalmente ricominciare a lavorare nel polo di Torviscosa: ci sono interessi e progetti per un sito che rimane strategico e attrattivo, ma che per mancanza di buona volontà rischia di essere chiuso, lasciando a carico della collettività il danno ambientale senza fare più le bonifiche».
Così si conclude la durissima lettera aperta inviata ieri dalle Fulc di Udine, Roberto Di Lenardo, Augusto Salvador, Antonino Mauro, e dalle Rsu aziendali, al sottosegretario all’Ambiente, Roberto Menia, al presidente della Regione, Renzo Tondo, al Prefetto di Udine Ivo Salemme, alle Segreterie nazionali dei chimici, e al liquidatore Paolo Bettetto, nella quale si evidenzia la gravissima crisi del sito di Torviscosa, per il quale oggi si spera possa trovare accoglimento alla Prodi bis da parte del Tribunale di Udine. Ricordiamo che dall’11 maggio è scaduta la cassa integrazione. Nella lettera, si chiede un «incontro a carattere d’urgenza per una prima disamina della gravissima situazione in cui si trova la Società Caffaro Chimica srl (Gruppo Snia) al Ministero all’Ambiente, alla presenza delle Segreterie nazionali e della presidenza della Regione Fvg». «É vergognoso – si afferma – che dopo il sequestro dell’impianto cloro soda da parte della Magistratura, in otto mesi di proposte da parte della Società Snia al Ministero, proposte puntualmente rifiutate dai dirigenti del Minami e altrettanto puntualmente modificate e integrate nelle pretese, non si sia potuto trovare una strada percorribile per la transazione del danno ambientale (cifra allucinante del valore di 1,2 miliardi di euro) quantificato in modo da precludere qualsivoglia soluzione razionale in termini di subentro o di continuazione produttiva. La faraonica cifra, se non rivista e resa realistica, pone una pietra tombale sulla possibilità che a Torviscosa si possa ancora lavorare, evitando così la perdita del posto di lavoro per mille lavoratori e le loro famiglie».
Le Fulc sottolineano come a questo punto non si sia più in grado di sopportare questa situazione, per la quale le maestranze esasperate, se non ci saranno giuste risposte alla gravità della situazione da parte delle istituzione preposte, avvieranno adeguate azioni di protesta. «La misura è colma! I tempi biblici italiani non sono più accettabili! Non vorremmo che si sia instaurata una battaglia personalizzata tra la Snia e il Ministero, visto che a Marghera si è dato via libera alla ripresa produttiva nonostante il danno ambientale: se così fosse noi a questi gioco al massacro non ci possiamo stare! Per questo chiediamo alla Regione un tavolo e un’azione presso Governo e Parlamento«.
Francesca Artico

(rassegna stampa Messaggero Veneto)

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