SFUEI DAL FRIÛL LIBAR

IL GIORNALE DEL FRIULI LIBERO
inBOX - le vostre storie
inBOX - le vostre storie   | Youtube | Facebook | RSS Feed |

DANIELI, utili in crescita del 12%

di RENATO D’ARGENIO

BUTTRIO. Utile in crescita del 12% (92,9 milioni) nei 9 mesi d’esercizio chiusi a fine marzo, ma la previsione del Gruppo Danieli è quella di arrivare a giugno con un calo del 15-20% rispetto agli obiettivi stabiliti e cioè mantenere i ricavi sui 3,1 e i 3,3 miliardi. A pesare è il settore “steel making”, l’Abs, che nei primi tre mesi ha subito una riduzione media della produzione del 70%. A tenere è quello della progettazione e costruzione impianti, la Danieli, grazie al portafoglio ordini accumulato tra il 2007 e il 2008.
Del presente e del futuro prossimo del Gruppo Danieli parla l’ad, Gianpietro Benedetti.
Il gruppo. «Il Gruppo si divide in due rami: progettazione e costruzione d’impianti (“plant makin”), la Danieli; e lavorazione dell’acciaio, l’Abs. Due attività, di una stessa famiglia, dalle tempistiche e reazioni di mercato estremamente diverse. Per l’Abs le risposte sono immediate, per la Danieli più lente. L’attuale momento di debolezza del settore dell’acciaio e una riduzione media della produzione annua del 50-60%, con punte del 75 nel trimestre, ci impongono la messa a punto di strategie capaci di migliorare la competitività tecnologica ed economica dell’azienda».
Il portafoglio ordini. «Se l’Abs annaspa, la Danieli traina grazie a un portafoglio ordini diversificato per area geografica e per linea di prodotto; portafoglio che ammonta, al 31 marzo, a 3.718 milioni (di cui 99 milioni di nel settore della produzione di acciai speciali) rispetto a 5.071 milioni di euro al 30 giugno 2008 (di cui 382 milioni di euro per acciai speciali)».
Le previsioni. «Capire cosa ci aspetta è decisivo per pianificare il futuro – continua Benedetti -, ma prima di analizzare i possibili scenari (probabili al 70%) sui consumi di acciaio è bene dividere il mondo in tre: l’insieme dei Paesi; il Bric (Brasile, Russia, India Cina) e il mondo senza Bric. Nel 2009, dunque, il calo nel mondo sarà del 20-22%; nel Bric del 5 e nel mondo senza Bric del 35-40. Le cose miglioreranno nel 2010 con un calo di consumi di acciaio del 10-20% nel mondo; una crescita fino al 3% nel Bric e una diminuzione del 15-20 nei paesi senza Bric. Un altro passo in avanti nel 2011: meno 5-10% nel mondo; +3-6 nel Bric e meno 8-12% nel mondo senza Bric. Ma cosa vuol dire meno consumi d’acciaio? L’acciaio – prosegue l’ad di Danieli – serve per i “construction” (case, palazzi, ponti) e “capital goods” (auto, industria del bianco, mobili, trasporti in genere). Crediamo che il “construction” potrà decollare entro il primo semestre 2010 per via degli stimoli governativi; per la parte rimanente, più legata ai consumi, ci vorrà qualche trimestre in più. Gli Usa prima e l’Europa poi, ripartiranno comunque qualche trimestre dopo i paesi Bric. Ma credo anche che un’inversione di tendenza arriverà quest’anno in autunno, ma non illudiamoci: i consumi resteranno in sofferenza per qualche anno prima di tornare ai livelli dei primi mesi 2008, comunque uno dei migliori anni degli ultimi 15».
La ripartenza. «In questi mesi sono cambiate, con una certa rilevanza, le aspettative di crescita. Un tanto per comprendere che se l’economia si rimette in moto, ripartiamo da una posizione che è ben diversa da quella di un anno e mezzo fa. Se allora producevamo 100 e progettavamo di fare 120; oggi facciamo 30 e con la “ripresa” speriamo di fare 50. La nostra ripresa – spiega ancora Benedetti – è legata al Bric, alla fiducia del sistema finanziario internazionale e alla stabilità del dollaro. Il dollaro deve riconquistare forza e per riuscirci gli Usa devono mettere a posto il sistema finanziario. Nel frattempo ci aspettano mesi con risultati in calo; dobbiamo subire l’onda e aspettare che si ritiri per vedere chi si salverà. Nei prossimi mesi, dopo lo stress della finanza, vedremo lo stress dell’economia reale».
Le banche. «Questa crisi non risparmia neppure le banche, oggi impegnate a decidere sull’affidabilità dei clienti. Le banche, nel prossimo futuro, faranno un grosso sforzo di selezione. Per usare le parole del presidente Usa, Obama, “oggi nel mercato ci sono meschine lagnanze sulle banche, ma il momento è difficile e si incrocia con un sistema bancario che non può gravare le proprie situazioni di rischio”. Un momento che si incrocia – continua l’ad – con la scarsa volontà degli imprenditori, grandi e piccoli, a rischiare ancora, continuando a mettere capitale di fronte a un futuro incerto. Quindi, può esserci disponibilità ma mancare la volontà di perseguire un investimento».
Un sistema competitivo. «Basta dare credibilità ai chiacchieroni (politici, ndr); persone che parlano senza responsabilità; persone che sanno soltanto chiedere e “sparlare” di soldi, senza avere la più pallida idea da dove tirarli fuori o senza aver mai lavorato per guadagnarli. E’ preoccupante il fatto che questa società li stia a sentire. Ma una delle nostre esigenze è quella di crescere, di maturare e per farlo serve un balzo culturale enorme. Mi chiedete cosa ci si può aspettare da chi governa? Nulla. Quello che serve al nostro Paese è la volontà di crescere. Un cambio di mentalità. Ma il “Sessantotto” è presente in noi; così come il diritto garantito senza impegno, senza un minimo di disciplina coerente; così come l’impegno professionale sbiadito. Come si cambiano queste cose? Certo abbiamo la fantasia italiana, ma siamo un popolo di anziani con il 40% di pensionati. Lo Stato ha un debito enorme che questa crisi aumenterà. Quindi il sistema competitivo lo creo all’interno provando a riqualificare la squadra, migliorandone il livello intellettuale operativo in modo da mantenere una leadership; in modo da equilibrare i costi di progetti in loco e costruzioni in “low cost country”».

(rassegna stampa Messaggero Veneto)

Print

Chiavi di ricerca: , , , , ,

Lascia un commento

Nota: i commenti sono sottoposti a moderazione, la pubblicazione potrebbe essere ritardata di qualche ora