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CASO STRASSOLDO-TAVOSCHI, LA PROVINCIA DI UDINE NON SI COSTITUIRA’ PARTE CIVILE (rassegna stampa Messaggero Veneto)

Entrambi assenti in udienza, tramite i loro avvocati ieri hanno chiesto di essere processati con il rito abbreviato, quindi sulla base delle “carte” raccolte dall’accusa e dalla difesa, senza testimoni. Così, il 21 settembre, si discuterà il caso Strassoldo-Tavoschi, sul patto pre-elettorale fra l’ex presidente (allora candidato) della Provincia di Udine e l’ex vicesindaco del capoluogo friulano Italo Tavoschi. È l’accordo che poi fece crollare la giunta Strassoldo dopo 72 giorni e quindi rimandò tutti alle urne.
Ieri di fatto è stato aperto il dibattimento e le difese hanno depositato le istanze per l’abbreviato. L’accusa è quella in concorso, d’aver firmato l’accordo il 20 febbraio 2006, quindi cinquanta giorni prima delle elezioni per Palazzo Belgrado, in violazione dell’articolo 86 del Testo unico delle leggi per la composizione e l’elezione degli organi delle amministrazioni comunali. Un’ipotesi di “delitto” contestata per aver offerto o comunque promesso un vantaggio in cambio di un qualunque sostegno elettorale. Infatti Strassoldo, qualora fosse stato eletto presidente della Provincia – cosa che poi avvenne -, aveva promesso a Tavoschi un incarico triennale come dirigente. Il compenso previsto sarebbe dovuto essere di 210 mila euro. Quindi Tavoschi avrebbe dovuto sostenere Strassoldo in campagna elettorale. Per l’allora presidente uscente di Palazzo Belgrado è ipotizzata anche l’aggravante d’aver commesso il fatto contestato nella sua veste di pubblico ufficiale. La procura ha individuato la Provincia di Udine come parte offesa, ma ieri nessuno si è presentato per costituirsi parte civile. Di fatto adesso, a dibattimento già aperto, non sarà più possibile farlo.
Strassoldo è difeso dal professore bolognese Marco Zanotti, docente di Diritto penale all’università di Udine, e dall’avvocato veneziano Antonio Franchini. Tavoschi a sua volta è difeso dagli avvocati Angela Di Marco e Antonio Rigo. Entrambi gli imputati ritengono di non aver commesso alcun illecito penale. Interrogati, hanno preferito depositare memorie difensive tecnico-giuridiche per valutare il fatto contestato.

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